Donatella Baglivo: Ciak!… Azione!
Frank Capra: Buon giorno a tutti. Vorrei parlare in italiano ma è meglio che parlo in inglese. Sono qui, seduto davanti alla mia casa di La Quinta, ed è probabilmente il posto più straordinario del deserto della California. In uno di questi piccoli Cottage, abbiamo scritto la maggior parte delle nostre sceneggiature: “ACCADDE UNA NOTTE”, “ARRIVA JOHN DOE” e“ E’ ARRVATA LA FELICITA’”. Tutte create qui, in una di queste piccole case, così penso che porti fortuna venirci e lo faccio spesso; adesso ci vivo in inverno. Vorrei parlarvi di cinema, sapete che sono un regista cinematografico. Mi chiamo Frank Capra, probabilmente avrete sentito il mio nome.
D.B.: Francesco Rosario Capra, in arte Frank Capra, nasce il 18 maggio 1897 in Sicilia, a Bisacquino, un piccolo paese tra Sciacca e Corleone. Era il più giovane dei sette figli del frutticoltore Salvatore Capra e di Rosaria Nicolosi. Nel 1903, quando aveva cinque anni, la famiglia di Francesco emigrò negli Stati Uniti sul piroscafo Germania. Per lui, il viaggio di 13 giorni rimase una delle peggiori esperienze della sua vita. Francesco ricorda l’arrivo della nave nel porto di New York, dove vide “una statua di una grande signora, più alta del campanile di una chiesa, che reggeva una torcia sopra la terra su cui stavamo per sbarcare”. Ricordo l’esclamazione di mio padre a quella vista: “Cicco, guarda! Guarda quello! Quella è la luce più grande dai tempi della Stella di Betlemme! Quella è la luce della libertà! Ricordatelo, Libertà”.
D.B.: La famiglia si stabilì nell’East Side di Los Angeles che Capra descrisse nella sua autobiografia come un “ghetto” italiano. Il padre di Capra lavorava come raccoglitore di frutta e il giovane Francesco frequentò la Castelar Elementary School e vendette giornali dopo la scuola per dieci anni fino al diploma superiore.
William Turner Levy: E’ certamente importante sapere che il giorno del suo sesto compleanno attraversava l’oceano alla volta dell‘America, e arrivato in questo paese capì che aveva bisogno di un’istruzione e usò il suo intuito, la sua intelligenza. Ad esempio, vendendo giornali. Quel denaro gli servì per andare a scuola. Ma continuò sempre a lavorare, facendo due o tre lavori. Frequentò la Manual Arts High School. Invece di lavorare dopo il diploma, come volevano i suoi genitori, si iscrisse al college. Suo padre morì in un incidente nel 1916. Durante gli studi al California Institute of Technology, lavorò suonando il banjo nei locali notturni e svolgendo lavoretti saltuari. Studiò ingegneria chimica e si laureò nel 1918. Capra scrisse in seguito che la sua formazione universitaria aveva “cambiato completamente il suo punto di vista sulla vita, da ragazzino di strada a giovane colto”. Francesco fu arruolato nell’esercito degli Stati Uniti come sottotenente, dopo aver completato il programma ROTC universitario. Nell’esercito, insegnò matematica agli artiglieri.
Frank Capra: Ho cominciato come ingegnere, mi laureai in California, volevo diventare uno scienziato. Ma quando ritornai dalla prima guerra mondiale non c’era nessun tipo di lavoro, era tutto fermo e per un certo periodo fui disoccupato, fu per caso che entrai nel mondo del cinema. D.B.: Divenne cittadino statunitense naturalizzato nel 1920, assumendo il nome di Frank Russell Capra. Vagabondò saltando sui treni merci, Frank per mantenersi svolse lavori saltuari nelle fattorie, come comparsa cinematografica, giocando a poker e vendendo azioni di pozzi petroliferi locali. A 25 anni lavorò vendendo libri scritti e pubblicati dal filosofo americano Elbert Hubbard. Frank: “Odiavo essere un contadino, un ragazzino povero, intrappolato nel ghetto siciliano di Los Angeles. … Tutto ciò che avevo era la spavalderia, e lasciatemi dire che… ti porta lontano.”
Frank Capra: Volevo fare il regista perché volevo girare le storie che mi piacevano. Credo che un regista sia come il capitano di una nave, perché l’arte è fatta dagli artisti. Cosi ad un certo punto dissi: ”voglio il totale controllo del film, voglio scriverlo, dirigerlo e montarlo. Non avevo alcuna ragione di credere che non fossi capace, dal momento che non avevo affatto esperienza, ma mi pagavano cosi poco e potevano licenziarmi in qualsiasi momento, quindi mi lasciarono fare.
D.B.: Nel 1922 il fondatore dei Montague studios, Walter Montague della Fireside productions, comprese il valore di Capra e gli offrì 75 dollari per dirigere un film muto di un rullo di pellicola da dodici minuti. Capra, con l’aiuto di un operatore di ripresa, realizzò il film, “Fultah Fisher’s Boarding House”, lo fece in due giorni e come cast scelse dei dilettanti. Fu realizzato con 1.700 dollari e venduto alla Pathé Exchange per 3.500. William Turner Levy: Il primo film di Frank Capra fu “FULTAH FISHER’S BOARDING HOUSE”, di dieci minuti, lui ama molto raccontare che la prima volta che guardò attraverso l’obiettivo della cinepresa capi che non avrebbe fatto altro che questo mestiere. E’ un ‘ affermazione importante, perché subito dopo aver finito il suo primo film andò a San Francisco a lavorare in un laboratorio cinematografico per imparare tutto, dalla A alla Zeta. Fu direttore di scena, montatore di pellicole, gag-man, sceneggiatore. Nel 1923 Capra sposò l’attrice Helen Howell, dalla quale divorziò nel 1928. Dopo quel primo lavoro serio nel cinema, Capra iniziò a cercare opportunità nell’industria cinematografica. Ottenne un incarico presso la Paul Gerson Pictures Corporation, a San Francisco, e poi ricevette un’offerta per lavorare con il produttore Harry Cohn nel suo nuovo studio a Los Angeles. Durante questo periodo, fece il montatore, l’autore dei titoli e assistente alla regia. Secondo Capra, fu lui a inventare il personaggio di Harry Langdon, lo sciocco innocente che vive in un “mondo cattivo”. Capra in seguito divenne uno sceneggiatore di gag per Hal Roach e Mack Sennett. Capra tornò con Harry Cohn, alla Columbia Pictures, dal 1928 producendo nuovi lungometraggi per competere con le major, realizzando 20 film per Cohn.
Frank Capra: “Iniziai scrivendo e realizzando brevi commedie, il mio primo lungometraggio fu con Harry Langdon – era un comico molto in gamba – Subito dopo passai alla Columbia. A quell’epoca la Columbia era in realtà una casa cinematografica molto povera. Tutti i disperati del mondo tentavano di farvi dei film. Erano film a bassissimo costo, ma mi chiesi, visto che lavorerò nel cinema, quale sarà la mia strada? E decisi; il regista.”
Douglas Fairbanks jr.: Lavorai in un suo film dal titolo “IL POTERE DELLA STAMPA” (1928). Non fece storia, ma era il suo secondo film. Ero davvero troppo giovane per quel ruolo, ma anche lui era troppo giovane per essere un regista. D.B.: Grazie alla sua formazione ingegneristica, Capra si adattò più facilmente di altri alla nuova tecnologia del suono. Quando vide Al Jolson cantare in “The Jazz Singer” nel 1927, primo film sonoro, Capra ricorda: “Fu uno shock assoluto vedere quest’uomo aprire la bocca e sentirne uscire una canzone. Fu una di quelle esperienze irripetibili.”
D.B.: Quando arrivò il sonoro, nessuno ne sapeva granché, neanche il tecnico del suono. Dopo i primi successi, Harry Cohn disse: “finalmente la Columbia realizzava film di migliore qualità”. D.B.: Capra diresse un film per la MGM durante questo periodo, e si rese conto di avere molta più libertà sotto la “benevola dittatura” di Harry Cohn, dove Cohn metteva anche il nome di Capra “sopra il titolo” dei suoi film, una novità per l’industria cinematografica.
Melville Shavelson: Quando scrisse la sua autobiografia “Il Nome Sopra il Titolo”, credo che il titolo del libro dica già tutto! Lui rappresentava il tipico pubblico americano, quello che piaceva a Frank piaceva al pubblico e viceversa.
Capra: “I miei film devono far sapere a ogni uomo, donna e bambino che Dio li ama, che io li amo e che la pace e la salvezza diventeranno realtà solo quando tutti impareranno ad amarsi l’un l’altro”.
D.B.: Questo obiettivo aggiuntivo gli venne in mente dopo un incontro con un amico seguace della “Scienza Cristiana” , il quale gli consigliò di considerare i suoi talenti da una prospettiva diversa: “I talenti che lei possiede, signor Capra, non sono suoi, non li ha acquisiti da solo. Dio le ha donato questi talenti; sono i suoi doni per lei, da usare per il suo scopo”. Nel 1932 Frank sposò Lucille Warner con la quale ebbe una figlia femmina e tre maschi. Il 5 maggio 1936, Capra presentò l’ ottava edizione della cerimonia degli Academy Awards. Nel 1938, Capra aveva vinto tre Oscar in cinque anni per la miglior regia e si aggiudicò anche l’Oscar come miglior film. Oltre ai tre premi come miglior regista, Capra ricevette la nomination per la regia di altri tre film (“Lady for a Day”, “Mr. Smith va a Washington” e “La vita è meravigliosa”).
D.B.: “Mr. SMITH VA A WASHINGTON” (1939) con James Stewart, Jean Arthur, Claude Rains, Edward Arnold. Un governatore troppo interessato al business ha bisogno di nominare al senato degli Stati Uniti uno yes man che non interferisca con il suo progetto, di una diga la cui costruzione porterebbe grandi guadagni a finanzieri e politicanti interessati. Viene scelto il giovane ingenuo Jefferson Smith. E’ il film che rappresenta maggiormente il “mito di Capra” I politici erano preoccupati per il potenziale effetto negativo che avrebbe potuto avere sul morale degli alleati degli Stati Uniti, dato che la Seconda Guerra Mondiale era appena iniziata, Cohn e Capra scelsero di ignorare la pubblicità negativa e distribuirono il film come previsto. In seguito ricevette 11 candidature agli Oscar, vincendone solo uno, in concorso c’erano anche “Il mago di Oz” e “Via col vento”. Fu definito un successo patriottico strepitoso e la maggior parte dei critici fu d’accordo. Il primo progetto di Capra per la Warner fu “ARRIVA JOHN DOE” (1941), con Gary Cooper, Barbara Stanwyck, Edward Arnold, Walter Brennan, Spring Byington. Il nome di Capra era così importante che la Warner Bros. decise di rimuovere il proprio nome dal titolo principale. Invece del solito “Warner Bros. Pictures presenta”, “Arriva John Doe” inizia con “Presenting”. Gli storici hanno notato che “la trasformazione accidentale di John Doe da vagabondo a figura nazionale potrebbe essere ispirata all’esperienza di vagabondaggio giovanile di Capra e al suo successivo coinvolgimento nella realizzazione di film. Entro quattro giorni dall’attacco giapponese a Pearl Harbor, del 7 dicembre 1941, Capra abbandonò la sua fiorente carriera di regista a Hollywood e ricevette la nomina a maggiore dell’esercito degli Stati Uniti. Rinunciò anche alla presidenza della Screen Directors Guild.
Frank Capra: La maledizione di Hollywood è il denaro. Arriva così in fretta che genera e impone i propri costumi, non di ricchezza, ma di ostentazione e di status fasullo.
William Turner l.evy: Cosa possiamo fare per informare questi nostri soldati americani sul perché stiamo combattendo? Frank ci pensò su e venne fuori con una risposta fantastica, disse: “Non diciamo cose che potrebbero sembrare propaganda. Usiamo il loro linguaggio, le fotografie e le loro testimonianze e mostriamoli. Allora la gente capirà perché stiamo combattendo. (D.B.: Durante la guerra Capra diresse una sezione speciale sul morale per spiegare ai soldati: “Perché diavolo indossano l’uniforme”, come scrive Capra). Il suo governo gli assegnò addirittura la medaglia di ”Distinzione in servizio”, che gli fu consegnata personalmente dal generale Marshall e fu invitato alla proiezione di un paio di suoi film alla presenza del Presidente Roosvelt. Ricordo che Capra mi disse: “Non guardavo tanto il film quanto la nuca del presidente, per vedere quali potessero essere le sue reazioni. E alla fine il presidente ne fu compiaciuto e questa fu una grande soddisfazione per Frank. Addirittura Winston Churchill gli conferi l ‘onorificenza dell’ ‘Ordine dell’Impero Britannico’.
D.B.: Il regista ha diretto o co-diretto una serie di sette documentari informativi sulla guerra,“Why We Fight”, lavorando direttamente sotto il generale Marshall, che, dopo aver visto insieme allo staff dell’esercito americano e al presidente degli Stati Uniti Roosevelt, il primo film completo, gli disse: “Colonnello Capra, come ha fatto? È un film meraviglioso.” La Fox distribuì anche l’episodio “La battaglia di Russia”, il kolossal di nove rulli (quasi 90 minuti) ripercorreva la storia russa utilizzando estratti dei film di Sergej Ėjzenštejn. Quando il film fu mostrato a Stalin,ne fu entusiasta e ne ordinò mille copie in 35 mm. Il primo film ” Prelude to War”, vinse l’ Oscar come miglior documentario nel 1942.
Jeanine Basinger: Credo che interrompere la sua carriera cinematografica sia stata una scelta molto personale. Vedo negli archivi il materiale con cui ha dovuto avere a che fare durante la seconda guerra mondiale, abbiamo un’enorme collezione di foto di atrocità. Credo che questo lo abbia cambiato dentro, che abbia cominciato a perdere un po di fiducia nell’umanità, a porsi un po di domande. D.B.: Dopo la fine della guerra, Capra e i registi William Wyler e George Stevens fondarono la Liberty Films , che divenne la prima compagnia di registi indipendente dai tempi della United Artists nel 1919, con l’obiettivo di realizzare film senza interferenze da parte dei dirigenti degli studios. Gli unici film completati dallo studio furono “La vita è meravigliosa” del 1946. (nominato dall’ AFI come uno dei migliori film mai realizzati), e “Stato dell’Unione” del1948. Nel 1952, all’età di 55 anni, Capra passò a lavorare con il California Institute of Technology, dove si era laureato, per produrre film educativi su argomenti scientifici. Dal 1952 al 1956, Capra produsse quattro speciali televisivi a colori per la serie scientifica della Bell System. Il suo ultimo film per il cinema fu “Angeli con la pistola” (1961) con Glenn Ford e Bette Davis. L’ultima opera di Capra, “Rendezvous in Space” (1964), fu realizzata per la Martin Marietta Company e proiettata all’Esposizione Universale di New York del 1964.
Frank Capra: Le parti più importanti in un film sono gli attori, le persone. Sono loro che raccontano la storia, quelli che riescono a coinvolgere il pubblico nelle storie che noi registi cerchiamo di raccontare.
D.B.: Lo stile registico di Capra si distingueva per una grande e discreta maestria nella regia, ritenendo che distrarre il pubblico con sofisticati espedienti tecnici fosse inutile. Il montaggio di Capra ha l’effetto di imporre un ordine alle immagini in costante movimento, più simile alla danza che alla pittura… I temi fondamentali di Capra, cioè la difesa dell’uomo comune, il suo uso di dialoghi spontanei e di personaggi principali e secondari, lo hanno reso uno dei cineasti più popolari e rispettati del XX secolo. La sua influenza si può ritrovare nelle opere di molti registi, tra cui: Robert Altman, Ron Howard, Masaki Kobayashi, Akira Kurosawa, John Lasseter, David Lynch, John Milius, Martin Scorsese, Steven Spielberg, Oliver Stone e François Truffaut.
Ann Doran: Ci sono poche persone ad Hollywood che hanno avuto il privilegio di lavorare con lui e sono certa che questo li ha resi migliori come attori e come persone.
Douglas Fairbanks jr.: Ciò che ricordo maggiormente di Frank Capra è una sensazione di gioia, nient’altro che questo. Lo ammiro profondamente. Era davvero una splendida persona. Ricorderò
sempre quel fresco. sorriso sul suo viso.
Jeanine Basinger: Sono davvero fortunata perché curo tutto il materiale di Frank Capra . A volte delle persone vengono da me e mi chiedono: “Perché Frank Capra? Cosa lo rende così famoso e popolare?”, “Beh perché è profondamente americano. Ha il senso dell’humour americano. I suoi film si rivolgono all’uomo medio, all’uomo comune che è importante nel sistema democratico americano. Ma nonostante tutto ha anche un aspetto più oscuro che attraversa il film in cui tutti si riconoscono, non c’è quindi solo la risata, il senso di gioia e libertà, ma vi è anche qualcosa di profondamente serio che emerge dalle sue opere.
Shirley Jones: Posso soltanto dirvi che Frank Capra è stato probabilmente uno dei più grandi registi e produttori che Hollywood abbia mai avuto. I suoi film avevano dei ritmi perfetti ed erano ricchi di messaggi positivi, ci offrivano una meravigliosa interpretazione della vita. Certamente saprete che è un emigrato italiano ed è fantastico perché amava questo paese.
Douglas Fairbanks jr.: Credo che non abbia un solo nemico nel mondo dell’industria cinematografica. Era popolarissimo, tutti volevano lavorare per lui.
Frank Capra: Potevo parlare alla gente per due ore attraverso i film nel buio della sala, vi rendete cento di che potere ha il cinema?: esprimendo le proprie idee puoi influenzare la loro esistenza. Ecco perché amo cosi tanto il cinema, perché è un mezzo di comunicazione che ci permette di parlare agli altri, grazie al quale un uomo, un artista, può rivolgersi alla gente attraverso qualsiasi soggetto lo ispiri.
Melville Shavelson: ACCADDE UNA NOTTE fu una grandissima commedia e ricorderete comunque che Clark Gable e Clodette Colbert divennero dei divi soltanto dopo quel film, credo sia stata una scelta di disperazione, non avevano nessun altro attore adatto alla Columbia, cosi Harry Cohn dovette “rubare” un attore e un’ attrice ad altri studi. E rubò quelli giusti. Di solito ci riusciva. Ma il suo asso nella manica era Frank Capra come regista.
Frank Capra: “Magia. Il cinema è una magia. Chiunque crei un film ha più potere di ogni altro uomo sulla terra, perché riesce a parlare a centinaia di migliaia di persone.”
Ann Doran: Ogni film di Capra era il riflesso della sua anima, come ad esempio in ORIZZONTE PERDUTO (1937), D.B.: Diretto da Frank Capra con: Ronald Colman, Jane Wyatt: H.B. Warner, si ispirò all’omonimo romanzo di James Hilton, allontanandosi dalla trama che si rifaceva ad un antico mito himalayano.
Jane Wyatt: Fui scelta per ORIZZONTE PERDUTO quando facevo l’attrice a New York. Avevo avuto molte buone parti e mi trovavo a Los Angeles perché ero sotto contratto con la Universal ma non c’era niente di adatto a me in quel periodo. Quando si presentò l’occasione di fare questo provino con il grande Frank Capra, fui scelta.
William Turner Levy: Avevo solo quattordici anni quando il nome di Frank Capra sopra il titolo voleva dire davvero molto per me. Nevicava tanto quella notte a New York, e il film con la sua neve era “ORIZZONTE PERDUTO”. Ricordo bene con quale fedeltà Frank Capra riuscì a ricreare il senso del racconto, il messaggio profondo di James Hilton, proprio in quel particolare periodo. Uscendo dal cinema volevo solo stare in silenzio e farmi strada nella neve soffice, per permettere a ciò che avevo visto di affondare nella mia coscienza.
Jane Wyatt: Frank Capra come regista ti dava poche indicazioni. Voleva prima vedere cosa eri in grado di fare, poi ti controllava e ti diceva “Beh, io al tuo posto farei in questo modo, agirei diversamente”, e questo ti faceva sentire a tuo agio.
Frank Capra: Spesso si dice: “Quell’attore ha davvero dato una grande interpretazione”, interpretare significa far finta. I grandi attori come Gary Cooper, Jimmy Stewart non recitano ma vivono le loro parti.
Ann Doran: Era sempre li, seduto su una sedia proprio sotto la macchina da presa, che osservava il set che veniva illuminato e così sapevi sempre dove trovarlo. Non era al telefono o in ufficio, era lì sul set a guardare la scena che veniva illuminata e che prendeva vita. Quindi credetemi, avreste fatto qualsiasi cosa per fargli apparire quel bellissimo sorriso sulle labbra prima che dicesse “Cut!”
Douglas Fairbanks jr.: Era una persona molto generosa e gentile nel suo lavoro. Gli piaceva collaborare, non aveva affatto quell’atteggiamento dittatoriale dei registi, si sentiva parte di una squadra.
Ann Doran: Eravamo tutti in una stanza per girare la scena del film ARRIVA JOHN DOE in cui l’attore Reginald Toomey si rivolge a John Doe dicendogli che non doveva andar via, che doveva restare con noi. Non so ancora per quale motivo avevo voglia di piangere, allora poggiai la testa sulla spalla di Toomey, poteva distrarre l’attore, ma le lacrime cominciavano già a scendere, e io non volevo che ciò accadesse. Quindi finita la scena andai da Mr. Capra e dissi: “Sono mortificata, ho cominciato a piangere, ma non volevo, poteva essere dannoso per Reginald. Ma lui disse:” No, era meraviglioso, eri talmente coinvolta da non riuscire più a guardare John Doe, era perfetto per la parte ed io l’ho girato”.
Jeanine Basinger: Penso che facesse i suoi progetti per un film con molto anticipo, come uno scienziato, e del resto lo era.
Frank Capra: Il cinema è probabilmente la più grande forma d’arte che sia mai stata creata dall’uomo, perché si avvale di tutti gli strumenti delle altre arti.
William Turner Levy: Ha portato nel cinema non solo la sua conoscenza tecnica, ma, come ci ha scritto Français Truffaut durante la scrittura del nostro libro, egli si avvalse dei segreti della Commedia dell’Arte.Truffaut mi raccontò che spesso aveva pianto al cinema nel vedere i film di Capra. Anche se poi tali situazioni si risolvono grazie ad un miracolo e il pubblico lascia cosi la sala rassicurato che in qualche modo le cose vanno a posto e convinti che anche per loro ci può essere una vita equilibrata e felice.
Victor Sherle: Riusciva a fare solo film in cui credeva, anche se a volte riteneva opportuno fare delle modifiche, perché durante l’anteprima si rendeva conto che qualcosa non andava nel film. Poteva certo usare il suo genio, la sua immaginazione nel creare un film, ma sapeva che l’ultima parola spettava sempre e comunque al pubblico. Classico fu il caso di “ARSENICO E VECCHI MERLETTI”, il modo in cui la commedia finisce è che tutti gli uomini che sono stati avvelenati e sepolti nella cantina, alla fine dello spettacolo escono di lì per ringraziare il pubblico. E lui ripropose nel film lo stesso finale. Bene, dopo l’anteprima mi disse che la gente rifiutò questo finale, perché vedere queste persone, che si supponeva fossero morte nel film, venir fuori sullo schermo alla fine per i ringraziamenti, non sembrò essere cinematograficamente adatta per il taglio troppo realistico del film.
Ann Doran: A volte capitava che non fosse convinto del finale di un suo film. Lo girava e lo mostrava poi in anteprima, e se durante la proiezione il pubblico non aveva la stessa reazione che si aspettava, ritornava allora negli studi e ne rifaceva un altro. E’ successo appunto con il film “ARRIVA JOHN DOE”. Non ricordo quante volte abbiamo dovuto girare quella scena. Era molto critico nei propri confronti .
Jeanine Basinger: Quando tornò dalla guerra realizzò il suo capolavoro “LA VITA E’ MERAVIGLIOSA”. Un film splendido, pieno di dubbi, incertezze e lati oscuri, successivamente fece altri buoni film, ma senza più quella magia, le cose che aveva da dire erano state dette e credo che anche il suo modo di percepire la vita e la gente fosse cambiato dopo l’esperienza della seconda guerra mondiale
D.B.: Il film del 1946 fu co-sceneggiato, diretto e prodotto da Capra, con: James Stewart, Donna Reed, Lionel Barrymore, Thomas Mitchell, Henry Travers. A natale del 1945, George Bailey si trova con la sua società in grave difficoltà e medita il suicidio. Mentre si accinge a farlo, tante voci supplicano Dio di salvarlo. Le preghiere arrivano in cielo, dove San Giuseppe consiglia a Dio di accoglierle mandando a George un angelo custode: Clarence…
Frank Capra: E’ la storia di un giovanotto che crede di essere un fallito, finché qualcuno non gli mostra come sarebbe stato il suo piccolo mondo se lui non fosse nato e si rende conto della differenza che crea la sua presenza nella sua cittadina, di come la sua vita tocca quella di molte altre persone. E … capi cosi di non essere un fallito, e vuole tornare a vivere, anche se costretto ad andare in prigione, qualsiasi cosa, non ha importanza, pur di tornare a vivere tra quelle persone!
Jeanine Basinger: Ho sempre pensato che nei film di Capra si ride molto e ci si commuove come in altri film, ma la cosa straordinaria dei suoi è l’esatta combinazione di questi elementi: ridi e poi piangi e infine ridi di nuovo. In un certo senso è come se la risata fosse una vittoria sulla tristezza, sul pianto.
Charle Champlin: Credo che fosse un acuto osservatore della vita, ma allo stesso tempo anche un idealista, con la tendenza ai lieto fine. Penso che non abbia mai fatto un film dal quale la gente non abbia ricevuto più di quanto non avesse all’entrata del cinema.
Coleen Gray: Nel gennaio del 1949 il mio agente mi chiamò e mi disse di ritornare in California perché Frank Capra voleva vedermi per un film che si chiamava “LA GIOIA DELLA VITA”. Ero emozionatissima. Cosi andai e incontrai Mr. Capra, era proprio un uomo incredibile!… era come se ci fossimo conosciuti da sempre.
Melville Shavelson: Incontrai per la prima volta Frank Capra alla Paramount, era il 1950, era appena tornato dalla seconda guerra mondiale e si rese conto al suo arrivo che l’industria cinematografica era cambiata. Gli studi stavano vendendo i loro teatri di posa e i film venivano fatti in maniera più economica. Così Frank decise di prendere uno dei suoi vecchi successi; il film “STRETTAMENTE CONFIDENZIALE” e rigirarlo, questa volta con Bing Crosby come protagonista.
Coleen Gray: Facemmo quel film e fu davvero un grande divertimento, voglio dire che è stato uno dei momenti più felici che io abbia mai avuto sullo schermo.
Frank Capra: Quando i giovani registi cominciano a fare del cinema, i loro primi film ad esempio, sono affascinati dalla macchina da presa. Credono che sia un gioco, vogliono sperimentare nuove inquadrature. Ma queste cose non vogliono dire nulla per il pubblico, che non è interessato a questo aspetto tecnico della cinematografia, anzi lo annoia. Gli spettatori sono attratti dalla vita dei personaggi sullo schermo, non dal tramonto o dal movimento col dolly o dalla bellissima dissolvenza finale. E’ noioso. Da buttar via.
Delbert Mann: Capra era un combattente e lottava con molta tenacia per le cose in cui davvero credeva ed una di queste era il diritto ad una posizione di privilegio e di rispetto necessaria al regista per lavorare sul set, e questo significa in termini pratici che fu attivamente coinvolto nel sindacato dei registi d’America. Divenne presidente proprio nel periodo in cui cominciammo la nostra prima grande battaglia per rivendicare i nostri diritti rispetto a quelli dei produttori. Frank combatté questa battaglia e la vinse.
Melville Shavelson: In seguito, nel 1961, rifece un altro dei suoi successi iniziali “SIGNORA PER UN GIORNO” del 1933, reintitolato “ANGELI CON LA PISTOLA ”ed era quello il momento in cui, Frank Capra, forse per la prima volta, era un pò a disagio, aveva meno fiducia in se stesso, perché il pubblico era molto cambiato. D.B.: Il film è interpretato da: Glenn Ford, Bette Davis, Hope Lange, Peter Falk. Durante il proibizionismo, Dave “lo Sciccoso” è il capo di una banda di contrabbandieri di alcolici a New York, è un tipo superstizioso, che ha un ossessione per le mele “magiche” vendute da Apple Annie, una mendicante alcolizzata.
Frank Capra: Molti registi che hanno ottenuto il successo hanno sviluppato uno stile. Anche voi potete rendervi conto di chi è il film osservandone lo stile di realizzazione. anche io ne ho uno, anche voi se controllate i vostri film, anche cose amatoriali, vedrete che lo stile viene fuori, e, in un certo senso, ogni film è un capitolo della vostra autobiografia.
Charle Champlin: Certe volte ci vedevamo in città e pranzavamo al Beverly Wilshire. Gli piaceva parlare dei film moderni. Ne vedeva tantissimi, e c’erano dei registi che amava ed altri che non gli piacevano, non voglio fare dei nomi ma aveva i suoi preferiti. Era una grande soddisfazione per lui sapere che c’erano dei giovani registi come George Lucas e Steven Spielberg che pensava stessero continuando il genere di film nello spirito che lui amava.
Frank Capra: I soggetti usati nei miei film hanno una forte carica di ottimismo, per dire alla gente
che il mondo in fondo non stava andando a rotoli e che comunque avrebbe superato qualsiasi avversità.
Jane Wyatt: Una volta andammo alla premiazione degli Oscar con Frank Capra… eravamo ospiti al suo tavolo e immaginavamo che lì ci fossero molti attori. Niente affatto. C’era il presidente dell’università californiana (CALTECH) e poi c’erano altri scienziati importanti e intellettuali seduti al tavolo di Frank Capra. E li c’era lui, questo signore piccolino che aveva avuto i genitori analfabeti.
Jeanine Basinger: Un ambasciatore di buona speranza per il cinema e come ospite delle università americane non si poteva avere di meglio se non Frank Capra. Adorava andare nelle università, dove venivano addirittura insegnate le sue opere. Parlava agli studenti in modo preciso, era molto brillante nell’esposizione delle sue idee. Spiegava con chiarezza come realizzava i suoi film, come li ideava, come dirigeva gli attori ed organizzava le scene.
Jeanine Basinger: Gli piaceva ridere, abbiamo una meravigliosa foto qui negli archivi Wesleyan in cui ride da morire per qualcosa che avevano detto gli studenti. Ed è cosi che amo ricordarlo.
Dauglas Fairbanks jr: Aveva una natura allegra, semplice. Apprezzava molto ciò che era divertente. A volte rideva tantissimo da dover interrompere una scena, perché scopriva che al suo interno c’era qualcosa di molto buffo.
William Turner Levy: Dopo tanti anni passati dai suoi successi, nessuno dei miei studenti ignora MR. SMITH VA A WASHINGTON, E’ ARRIVATA LA FELICITA’, ARRIVA JOHN DOE e naturalmente c’è il loro preferito in assoluto che è LA VITA E’ MERAVIGLIOSA. Sono felicissimi quando dico loro che questo è anche il film preferito di Frank Capra.
Jeanine Basinger: Tutti cercano adesso di fare i film come Frank Capra, ma non è facile realizzarne di uguali, perché sono convinta che sia un genio. Mi piace l’idea di porre Frank Capra tra le grandi menti filosofiche americane.
William Turner Levy: Tutto quello che ha fatto, lo ha fatto alla perfezione, anche l’arte dell’amicizia. E’ il tipo di amico che si incontra solamente una volta nella vita.
Delbert Mann: senza quasi accorgermene ho modellato la mia carriera, me stesso come persona, guardando Frank Capra. Ed è forse il più grande omaggio che possa rendergli perché è stato davvero un grande regista.
Coleen Gray: Voglio bene a quest’uomo e vi diranno la stessa cosa tutti quelli che lo hanno frequentato. Conosco poche persone al mondo che sono state amate quanto Frank Capra.
Jeanine Basinger: Ho molti bei ricordi di Frank. Vedete proprio qui vicino, siamo stati molto tempo insieme, semplicemente passeggiando. Se nota qualcosa di buffo, si diverte… Perché è un osservatore della vita quotidiana molto attento.
Shirley Jones: Lo ammiro moltissimo e mi piace vedere i suoi vecchi film.
Ann Doran: Siamo rimasti amici, ci vediamo poco naturalmente, ma tutte le volte che ci incontriamo riprendiamo la nostra conversazione, il nostro rapporto, proprio dove lo avevamo lasciato la volta precedente.
Melville Shavelson: I film di Frank Capra sono il riflesso di un’America che forse non c’è più. Credo che George Bush nel suo discorso inaugurale abbia detto di desiderare un’America meno violenta. Il tipo di America dei film di Frank Capra, perché in fondo è questo l’uomo che lui era, e l’America è diventata diversa e anche tutto il mondo è diventato più duro e più violento. Forse l’America non ha più avuto tempo per le favole e Frank era il più grande narratore di favole del nostro tempo. Spero che possa tornare un giorno un nuovo Frank Capra ad aiutare il nostro Paese e forse tutto il mondo tanto quanto ha fatto Frank Capra e i suoi film.
Frank Capra: In realtà il cinema è una cosa molto ridicola, davvero ridicola, è fatto di ombre su di un muro, di macchine, di microfoni, di cose meccaniche: meccanica e ombra, senza sostanza in un certo senso. Tuttavia quando la gente va al cinema vede queste ombre che diventano vive, vere e si affezionano ai personaggi, magari li odiano, o si preoccupano per la loro sorte come se fossero persone vere, invece sono delle ombre. So che questo può sembrarvi ridicolo o un discorso piuttosto infantile, un po troppo semplice, ma non credo fosse cosi, è questo quello che ha reso grande il cinema. Grazie… – Cut! –
D.B.: Il 3 settembre del 1991 ci ha lasciati, mentre dormiva nella sua casa di La Quinta, in California , all’età di 94 anni. Adesso riposa nel cimitero pubblico di Coachella Valley a Coachella, in California.
Qualcuno ha detto che emotività ed ostinazione erano tratti caratteristici del carattere di Frank ed anche dell’animale evocato dal cognome della sua famiglia; visto come è stata la sua vita e i temi proposti dai suoi film più popolari, potremmo dargli ragione…
F I N E
Donatella Baglivo



