Roma, Teatro Marconi, dal 14 al 17 maggio 2026
Può un mito essere mite o un mite essere un mito? E’ questa la curiosa domanda con cui Felice Della Corte apre il suo monologo al Teatro Marconi nello spettacolo, per l’appunto, “Miti”. Uno stuzzicante escamotage per viaggiare nei ricordi di alcuni suoi personaggi preferiti divenuti simboli per aver segnato epoche nei campi più disparati, dalla politica allo sport, al cinema, ma soprattutto nella vita di tutti i giorni. E qui, agganciandosi proprio alla semplicità delle gesta degli esseri umani, parte la sua personalissima crociera tra i flutti dei ricordi familiari, visti dagli occhi di un bambino di tanti anni fa ma sviluppati nei loro significati profondi dalla sensibilità di adulto consapevole. Un viaggio personale ma intervallato da rimandi storici significativi, sempre nel segno della forza dei gesti. All’apparenza semplici, ma capaci nel tempo di segnare un’epoca o la vita di una singola persona, in questo caso capace e coraggiosa nel salire su un palco e mettere a nudo le sue emozioni con tanta tenerezza e commozione.
Eh si, perché quello che colpisce (almeno me) di Miti, oltre le storie dei grandi personaggi che fanno da preludio e da corollario ai ricordi del protagonista, è la bellezza dell’emozione che traspare da ogni singola parola, da ogni singolo gesto di Felice nel raccontare del suo personalissimo Mito, il suo papà. Il suo è un grande grazie per il suo esempio di vita, raccontato nei piccoli gesti, negli sguardi, nelle parole semplici di un uomo sì d’altri tempi, ma come tanti altri ce ne sono intorno a noi, sempre. Perché essere Miti, spesso, vuol dire rimanere nell’ombra ed essere fari luminosi per vivere responsabilmente e grati. La potenza dei gesti semplici, capaci di segnare non solo le epoche ma le vite di tutti noi. Si replica fino al 17 maggio.
Paolo Leone

