I’ve Loss Of Attention: Camilla Soave…

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In I’ve loss of attention, il Collettivo EFFE costruisce un dispositivo percettivo più che uno spettacolo: un ambiente in cui l’attenzione non è un presupposto, ma una materia viva, instabile, continuamente rimessa in gioco. La ricerca performativa di Camilla Soave, performer e coreografa, si articola come un attraversamento del corpo in quanto soglia, luogo di passaggio tra presenza e fuga, tra ciò che si offre allo sguardo e ciò che sfugge alla cattura.

La regia e i testi di Giulia Odetto operano in una direzione dichiaratamente fenomenologica: non si tratta di rappresentare la distrazione, ma di metterla in scena come condizione percettiva, come ritmo interno che governa tanto la performer quanto il pubblico. L’attenzione diventa un campo di forze condiviso, un territorio in cui lo spettatore non è più osservatore esterno, ma parte integrante della coreografia. Il suo sguardo, oscillante, intermittente, vulnerabile, è incorporato nella struttura drammaturgica.

La scelta dei due colori dominanti, rosso e blu, non è un mero espediente estetico: è un dispositivo semiotico che segmenta lo spazio in due polarità percettive. Il rosso come intensità, allarme, presenza; il blu come rarefazione, deriva, distanza. Questa dicotomia cromatica produce un ambiente scenico che non illustra, ma condiziona la percezione, orientando lo spettatore in un continuo slittamento tra immersione e distacco.

Il lavoro sui video, immagini dal vivo e registrate, amplifica la tensione tra il “qui e ora” e il “già altrove”. Gli schermi laterali non funzionano come supporto narrativo, ma come protesi dello sguardo, duplicazioni e deviazioni che mettono in crisi la linearità dell’attenzione. L’effetto è quello di una partitura visiva stratificata, in cui il corpo della performer si moltiplica, si ritarda, si anticipa, diventando insieme origine e eco.

La musica di Davide Tomat contribuisce a questa architettura percettiva con una composizione che non accompagna, ma interferisce: un paesaggio sonoro che introduce micro‑variazioni, sospensioni, pulsazioni irregolari. Il suono diventa un ulteriore vettore di distrazione, un elemento che destabilizza la continuità dell’azione e invita lo spettatore a rinegoziare costantemente il proprio punto di ascolto.

Dal punto di vista teorico, I’ve loss of attention si colloca nel solco delle pratiche performative che interrogano la percezione come processo instabile da Rainer a Lepecki, passando per le ricerche più recenti sul post‑coreografico, ma lo fa con una cifra personale: una delicatezza analitica che evita tanto il didascalismo quanto l’astrazione sterile. La performance non pretende di “spiegare” l’attenzione: la fa accadere, la mette in crisi, la espone nella sua fragilità.

Il sostegno di realtà come Superbudda Creative Collective, il Centro Servizi Culturali S. Chiara, Ariateatro ETS e Pergine Festival non è un dettaglio produttivo, ma la conferma di un ecosistema che riconosce il valore di una ricerca che unisce rigore concettuale e sensibilità scenica.

l’ve loss of attention è un lavoro che non chiede di essere guardato, ma vissuto: un’esperienza che interroga la nostra capacità di restare, di seguire, di perdere il filo e ritrovarlo. Un’indagine sullo sguardo contemporaneo, fragile e sovraccarico, che trova nel corpo di Camilla Soave un laboratorio vivo, pulsante, necessario.

 Giuliano Angeletti

 

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