C’è un momento preciso, durante lo spettacolo “Nata con la Guêpière” al Teatro Diana, in cui il pubblico smette di ridere per restare semplicemente a guardare. È il momento in cui l’artista completa prende il sopravvento sulla cabarettista, ricordandoci che Valentina Persia è, forse, una delle figure più sottovalutate del panorama italiano.
Lo show non è una semplice carrellata di gag, ma un viaggio profondo nelle origini di una donna che porta con sé tutto il calore e la viscerale sincerità del sud Italia. La Persia mette a nudo la propria femminilità con un’onestà disarmante, usando la guêpière del titolo non solo come richiamo estetico, ma come armatura psicologica per affrontare le sfide della vita.
Tra risate e riflessione
Il ritmo è incalzante. Le sue celebri barzellette, recitate con una mimica facciale che non ha eguali, sono il collante di una narrazione che tocca corde sensibilissime:
La Maternità: Raccontata senza filtri, nelle sue gioie ma anche nelle sue fatiche più oscure.
La Danza: Un ritorno alle radici della sua formazione, che emerge nell’eleganza dei movimenti scenici.
La Nostalgia: Un sentimento che attraversa tutto lo spettacolo, guardando al passato con dolcezza ma senza mai farsi schiacciare.
Una prova di maturità
Affrontare il tema della vecchiaia che avanza (i “primi” 50 anni) con tale ironia è segno di una grande intelligenza artistica. Valentina Persia si conferma bellissima e bravissima, capace di passare nel giro di pochi secondi dal registro comico più popolare a una delicatezza interpretativa che commuove.
In un’epoca di comicità veloce e spesso superficiale, vederla padroneggiare il palco del Diana con tanta sicurezza è una boccata d’aria fresca. Non è solo una donna che fa ridere; è un’interprete che ha saputo trasformare le proprie cicatrici in arte, dimostrando che la vera bellezza risiede nella capacità di restare fedeli a se stessi.
Voto 4.5 su 5
Marco Assante

