Dopo la presentazione in conferenza stampa dell’Anteprima assoluta dello spettacolo-kolossal “Il Principe d’Egitto”, che sarà al Teatro Rossetti di Trieste dal 14 al 17 maggio 2026, nel mio adorato “luogo del cuore teatrale”, cioè il Café Rossetti, dopo un’esplosione di bollicine per dare il via all’evento, tanta allegria e energia positiva, ho intercettato Daniela Pobega, giovane e ottima cantante (e non solo) che tiene alta, ormai da un po’, la presenza della città tra i migliori interpreti del musical Made in Italy.
È gentile, bellissima, con un sorriso immenso, aperto e accattivante. Non vedo l’ora di sapere qualcosa di più di lei, della sua vita d’artista, della sua professione che, si comprende benissimo, è la sua passione vitale.
Rosa Z.: Benvenuta, anzi bentornata a Trieste, Daniela. Di nuovo sul palcoscenico del Rossetti con un ruolo speciale, Tuya, la madre di Mosè e di Ramses, ne “Il Principe d’Egitto”.
Daniela P.: mi sento veramente a casa, perché qua è dove ho iniziato. Il mio primo spettacolo è stato “Sogno di una notte di mezz’estate” in Sala Bartoli con Antonio Calenda. Lì ho capito che volevo fare teatro e soprattutto teatro musicale. Il primo musical che vidi fu “Lady Day” con Amii Stewart (trasposizione del 2003 in chiave “musical theatre” della vita sofferta e senza uguali di una delle signore del jazz di tutti i tempi: Billie Holiday, all’anagrafe Eleonora Fagan, meglio conosciuta con il nome di Lady Day, nome attribuitole dal sassofonista Lester Young – n.d.r.). Lì, probabilmente perché mi sono identificata in quel personaggio, ho capito che quella doveva essere la mia strada.
Rosa Z.: hai anticipato quella che è sempre la mia prima domanda! Qual è stata “la scintilla” che ti ha scatenato il desiderio di fare questo meraviglioso mestiere. Vuol dire che io provoco. questa voglia di raccontare (ridiamo – n.d.r.)! Bene! Quindi “Lady Day con Amy Stewart”…
Daniela P.: racconto sempre che chiesi a Ilaria Lucari (responsabile Ufficio Stampa del teatro Rossetti – n.d.r.) in che modo avrei potuto contattare qualcuno per fare questo genere di spettacolo e lei mi rispose che in Italia il riferimento principale era la Compagnia della Rancia e di provare a fare un’audizione. Quell’anno c’era l’audizione per “Pinocchio” e… quello fu il mio primo grande musical con la regia di Saverio Marconi.
Rosa Z.: effettivamente era la compagnia più grande in assoluto in Italia, da quello che io so e ricordo. È stato probabilmente Saverio Marconi il primo a riprendere proprio il musical stile Broadway, al di là di quella che si chiamava la “commedia musicale” italiana, con la mitica coppia di autori “Garinei e Giovannini”, il cui tempio era il Teatro Sistina di Roma.
Daniela P.: loro veramente hanno aperto quella strada in Italia, la Compagnia della Rancia, cioè Michele Renzullo e Saverio Marconi. Ho avuto l’onore che lui ha visto in me delle potenzialità e mi ha affidato il ruolo della Fata Turchina appunto in “Pinocchio” (con le musiche scritte dai Pooh – n.d.r.), che al tempo non avrei mai immaginato di poter interpretare. Nell’iconografia classica la Fata Turchina è diafana, eterea, ha i capelli turchini, è un ectoplasma. Però giustamente, essendo turchina, l’importante è che abbia i capelli turchini! Ho iniziato proprio alla grande con Saverio Marconi!! Pinocchio era Manuel Frattini. In quel ruolo sono venuta al Rossetti: per questo dico che sono tornata a casa. Poi ho fatto anche “Jesus Christ Superstar” (versione in lingua italiana), sempre con la Compagnia della Rancia e la regia di Fabrizio Angelini. Al Rossetti sono tornata l’ultima volta nel 2010 con “Flashdance”, coproduzione Stage Italia e Compagnia della Rancia. Poi sono andata tre anni e mezzo in Spagna dove ho fatto “Il Re Leone”.
Rosa Z.: Che parte facevi?
Daniela P.: Facevo Nala, la leonessa fidanzata di Simba che poi diventa la regina. E infatti questa è la seconda volta che sono regina, una regina africana.
Rosa Z.: ma è magnifico. Io ho visto che la compagnia è piena di contributi di persone diverse.
Daniela P.: Siamo un cast veramente multietnico, ma come potrebbe essere diversamente ormai? La nostra società è multietnica.
Rosa Z.: Io credo fermamente che questo sia un arricchimento per tutti noi, la nostra vera ricchezza.
Daniela P.: Sì, io sono stata molto fortunata perché qui a Trieste non ho mai vissuto episodi di razzismo e in più Saverio è stato il primo che ha visto in me un ruolo diverso, impensabile per una persona, diciamo così, non “caucasica”.
Rosa Z.: questi piccoli semi fanno parte della bellezza di un musical! Ricordo il mio primo contatto con questo vostro progetto quando ho partecipato alla conferenza stampa di presentazione a Roma, e mi sono molto commossa nell’esecuzione dal vivo di “When you believe” delle due bravissime interpreti.
Daniela P.: bisogna veramente dire che il cast è eccezionale. Avevo lavorato soltanto con Gipeto (che aveva interpretato Mangiafuoco in “Pinocchio), che in questo lavoro è il mio Faraone.
Rosa Z.: Ho visto che è veramente identico all’iconografia del Faraone.
Daniela P.: Esatto. Ma sai perché? Perché a Federico Bellone piaceva molto l’idea di riferirsi esattamente al cartone animato, quindi ha cercato tutti interpreti e personaggi che assomigliassero a quelli dei disegni.
Rosa Z.: Eh, è una bella impresa!
Daniela P.: lui ce l’aveva già in testa! Chi si è occupato del casting aveva ben presente la volontà di Federico!
Rosa Z.: quindi insomma qualche aggancio col tuo passato ce l’hai. Sto ripensando a quanto sia stato lungimirante e bravo Saverio Marconi a individuare in te la fata.
Daniela P.: Proprio così: non era una cosa scontata. Saverio ha visto molto lontano, nemmeno io credevo che lui potesse vedere così oltre. Al giorno d’oggi, anche grazie un po’ all’America, nella scelta dei personaggi, come dice Federico Bellone, i casting sono “color blind”, ossia non importa più il colore della pelle, non c’è più la differenza, non deve esserci più. Adesso è così, però un tempo si ragionava diversamente… Lui è stato proprio antesignano.
Rosa Z.: ricordo perfettamente anche “Peter Pan” con la musica di Edoardo Bennato.
Daniela P.: Certo, ho fatto anche quello, con la regia di Maurizio Colombi, interpretavo Giglio Tigrato.
Rosa Z.: facciamo un piccolo passo indietro: abbiamo parlato della scintilla scatenata dal musical “Lady Day”.
Daniela P.: Sì, esatto. Io l’ho rivisto poi anni dopo, nel 2017 a Londra con Audra McDonald. Mamma mia, incredibile! In quel momento ho provato una duplice emozione: avevo studiato la sua performance in “Ragtime “e mi aveva fortemente ispirata per interpretare, nel 2014, il ruolo di Sarah. Comunque, confermo che “Lady Day” è stato il primissimo musical che ho visto in Italia e lì ho avuto questa famosa “scintilla”, che collego sempre al Teatro Rossetti, dove tutto è iniziato.
Rosa Z.: sarò lì ad applaudirvi, nelle prime file che io amo perché mi piace l’aria del primo passo sullo stage, sentire la pulsazione del mio cuore che batte all’unisono col vostro. Mi piace stare lì con voi, vedere tutto, tutti i dettagli, tutte le espressioni, mi piace sentire l’odore del trucco…Tu come ti senti prima del debutto?
Daniela P.: posso dire che sono abbastanza tranquilla. Con Federico Bellone, regista con il quale avevo già fatto sia “Flashdance” che “Dirty Dancing” (quest’ultimo è stato rappresentato anche all’Arena di Verona), durante le prove, a Milano, facevamo lo spettacolo per intero due volte al giorno, esattamente come si lavora all’estero. Talvolta, in altre produzioni, si arrivava al debutto avendo provato tutto lo spettacolo, dall’inizio alla fine per la prima volta, solo il giorno antecedente. Con Federico è impossibile che si arrivi impreparati. Poi c’è la parte tecnica, che è un’altra cosa: adesso qui, su questo palcoscenico, si va piano piano per capire gli spazi e le tecniche; di conseguenza arrivi al debutto che conosci molto bene lo spettacolo. Inoltre, è importante sottolineare che noi di certo conosciamo il nostro ruolo ma chi fa parte dell’ensemble, che qui è un po’ ridotto, conosce altre parti e garantisce le sostituzioni, in caso di emergenza. C’è una ragazza per esempio, Chiara Vergassola, che è anche assistente alla regia e sa sia la parte di Yocheved (madre biologica di Mosé), sia Nefertari. Quasi quasi sa anche la mia parte! Se dovesse succedere qualcosa, lei sarebbe pronta per entrare in scena a sostituire la persona che è impossibilitata. Anche la ragazza che interpreta Nefertari è cover di Miriam, e così via. In realtà io a questo sono abituatissima: ad esempio nel “Re Leone” eravamo 47 nel cast e ognuno di noi aveva tre cover. Ci sono poi gli “swing”, sia maschili che femminili, che sono proprio queste figure che devono conoscere tutti i ruoli e c’è un interscambio proprio senza difficoltà.
Rosa Z.: Senti, parliamo del tuo personaggio? Anche se non eri in costume, nel piccolo trailer che abbiamo visto, mi sembrava che sentissi molto il ruolo.
Daniela P.: In effetti è vero. Innanzitutto, mi sento per così dire “centrata”. È una parte bellissima anche vocalmente. Ho potuto analizzare, provare e sviluppare una coloritura della voce per me insolita, quella dei toni più gravi. È la prima volta che affronto e che posso eseguire brani nel range più basso. Io sono soprano in realtà, infatti ho sempre cantato parti in un registro acutissimo. Qui Tuya ha un’estensione più grave, perciò mi sento meno esposta vocalmente sui toni molto acuti che sono molto presenti in varie partiture di altri colleghi.
Rosa Z.: effettivamente i toni bassi sono molto più caldi, molto più espressivi, molto più commoventi. Sei contenta che ti sia stato affidato questo ruolo di Tuya?
Daniela P.: come attrice, è una bella sfida perché appunto non avevo mai affrontato il ruolo di una madre. Musicalmente è incredibile e per me, ho degli interventi che sono veramente belli. Tutta le canzoni sono strepitose, il compositore è lo stesso di “Wicked” (Stephen Scwartz – n.d.r.). Quindi sono proprio felice. Secondo me anche per questo mi hanno presa, perché sono riuscita a far sì di riconoscermi nella regina Tuya: sono sia regina che madre biologica (di Ramses) e adottiva (di Mosé). In realtà è la seconda volta che mi capita in uno spettacolo di interpretare il ruolo materno. La prima è stata in “Ragtime”, dove interpretavo Sarah, una giovane donna che seppellisce, a causa di una depressione post partum, il figlio neonato. Ne ”Il Principe d’Egitto” mi ritrovo a essere madre di due ragazzi che hanno 18 anni. Poi la cosa bella è questa: in un certo senso è presente anche la mia esperienza di vita, perché io sono stata adottata e in questo spettacolo sono io, a mia volta, ad adottare Mosè perché, come ben sappiamo, è stato abbandonato in un cesto sul fiume Nilo. Anche questa correlazione mi piace molto.
Rosa Z.: In effetti in “Ragtime” hai una storia molto dolorosa. Questa forse lo è meno. È una maternità anche adottiva, ma di trionfo!
Daniela P.: esatto e poi c’è questo essere sempre divisa tra il mio amore materno per Mosè e Ramses e il mio dovere come regina e moglie al fianco del Faraone, come una first lady. Quando il Faraone prende la decisione di bandire Mosè dall’Egitto, io devo con immenso dolore, seguire la sua volontà.
Rosa Z.: Il tempo stringe, passiamo all’ultima domanda: un messaggio breve per i giovani sia in merito al mondo dello spettacolo che in assoluto.
Daniela P.: è importante avere un sogno nella vita, anche più di uno. L’importante è seguirli. Io ho visto che, sebbene si dica che i giovani di oggi siano sfaticati, non è vero. Insegnando nelle masterclass ho conosciuto tanti ragazzi sui vent’anni che sono tutt’altro che sfaticati. Quelli con una forte passione, appoggiati dalla famiglia e a cui era permesso di seguire il proprio sogno, andavano meglio a scuola, facevano meglio i concorsi. L’importante è avere un obiettivo e non mollare.
Rosa Z.: I tuoi genitori come hanno reagito a questa tua scelta, quando hai detto loro che avresti voluto fare la cantante-attrice-ballerina nei musical, perché ovviamente sappiamo che fai tutte e tre le cose?
Daniela P.: Guarda, inizialmente, quando ero un’adolescente che voleva fare la cantante, ovviamente c’era un po’ di scetticismo. Però nel momento in cui ho capito come instradarmi, hanno compreso che era un percorso serio e possibile. Poi sono stata fortunata perché la mia prima audizione è andata bene e sono stata scritturata. Lì hanno inteso che era una carriera fattibile e percorribile.
Rosa Z.: quindi, in pratica, non hai fatto la gavetta di andare a bussare alle porte ed incassare rifiuti, mi pare di capire. L’esordio è stato più leggero, diciamo, più immediato, con un ruolo, con una consapevolezza.
Daniela P.: l’esperienza me la sono fatta sul campo e da allora ho sempre lavorato. Sai quando vedi che tutto va avanti senza molti intoppi, senza lottare troppo, ti rendi conto che forse sei la strada giusta.
Rosa Z.: Vuol dire che quello era il tuo destino.
Daniela P.: Proprio così e quindi i miei hanno capito e si sono in un certo senso tranquillizzati. Poi ti devo dire che ci vuole la fortuna che ho avuto io di essere nel posto giusto al momento giusto, mi riferisco a quando Saverio Marconi aveva in testa la Fata Turchina nera. Però non si tratta solo di fortuna, ci vuole anche la caparbietà. Devo ammettere che io sono molto ostinata: questa ormai è la mia vita e non saprei fare altro. Lotto ogni giorno, penso a quello che farò dopo. Questa forma mentale è basilare: non solo aspettare che ti cadano gli eventi addosso. Se non avessi preso il treno e fossi andata a fare quell’audizione, non avrei mai iniziato. Bisogna agire, essere consapevole che questo vuoi e puoi fare e lo devi portare avanti. Ecco il mio messaggio.
Il tempo scorre tiranno, fra poco iniziano le prove…la Regina Tuya mi lascia con un caldo, lungo e affettuoso abbraccio. Come sempre il cuore batte forte e c’è tanta emozione. E come al solito mi sono scordata di chiederle una foto per il mio “sancta sanctorum” privato!
Non vedo l’ora di assistere allo spettacolo. Sono più che certa che sarà un grande evento e non lo dimenticheremo facilmente.
Un arrivederci e un sorriso che ha un posto nel mio cuore.
Da Trieste per oggi è tutto
Rosa Zammitto Schiller
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