Il misantropo “pirandelliano” di Vincenzo Zingaro

Data:

 

“Il misantropo” diretto e adattato da Vincenzo Zingaro, in scena al Teatro Arcobaleno di Roma, riesce nell’impresa  di restituire tutta l’attualità del capolavoro di Molière senza tradirne l’eleganza classica. Lo spettacolo mantiene intatta la forza corrosiva del testo originale, trasformando il conflitto tra sincerità e ipocrisia sociale in qualcosa di sorprendentemente contemporaneo.

Premessa necessaria per uno spettacolo ricco però anche di altri importanti sottotesti drammaturgici e filosofici. È quanto si rivela  fin dall’apertura del sipario. Alceste , il protagonista di Moliere, si è addormentato su una poltrona mentre al centro della scena gli altri personaggi, in maschera, si muovono in un’ossessione onirica come fantasmagorie della mente. Ma mente di chi? A prima vista si direbbe appunto di Alceste  che sogna e risogna la sua storia. Ma sappiamo  che Alceste  è anche un prodotto della fantasia del suo autore, Moliere. È dunque lo stesso Moliere ad essersi addormentato e nel sogno costruire anzi, per dir meglio de-costruire e re-inventare la trama del Misantropo? Tuttavia ci accorgiamo fin dall’abbigliamento quotidiano che l’uomo tra le braccia di Morfeo altri non è che lo stesso Vincenzo Zingaro che riscrive, in sogno, Il Misantropo di Moliere.

Fin qui  il passaggio di consegne Alceste – Moliere-Zingaro risulterebbe ben definito  se non fosse però per un preciso riferimento al tema della  maschera che il dormiente Zingaro, adattatore della piéce,  propone aprendo ben altri scenari. Il tema della maschera ci porta infatti alla drammaturgia di inizio ‘900: mi riferisco a La maschera e il volto  (1901) di Chiarelli ma  anche e soprattutto a Pirandello che venti anni dopo il Teatro Grottesco intitolò la sua trilogia  appunto Maschere Nude.

Appare dunque evidente da molte citazioni drammaturgiche che Zingaro intenda trasferire  Il Misantropo moleriano in un ambito temporale, culturale e di costume di inizio XX secolo. Il tutto sottolineato dalle belle musiche da colonna sonora di Giovanni Zappalorto, vagamente alla Nino Rota, che caratterizzano lo spettacolo all’insegna di un cinema collocabile introno alla metà del ‘900.  Tornando alla questione del dormiente-sognatore, non pare allora incongruente sostenere che  ad essersi appisolato in quel sonno drammaturgico  – o meglio a ripensare in sogno il personaggio di Alceste  – non siano né Moliere né lo stesso Zingaro, piuttosto sia invece  Luigi Pirandello. Il che risulta anche da altri indizi. Zingaro usa ad esempio l’espediente pirandelliano dei Sei personaggi  di far  entrare i suoi protagonisti alle spalle del pubblico, non tanto per suscitare un semplice effetto-sorpresa, quanto invece per coinvolgere lo stesso spettatore nel dramma borghese dell’uomo al quale viene impedito di essere se stesso e di dire liberamente ciò che pensa.  Conseguentemente la questione delle corna e dei tradimenti richiama molte situazioni pirandelliane ad esempio del Berretto a sonagli.  Drammi borghesi di una società falsa e millantatrice che distorce le identità e crea maschere anziché uomini veri. Dulcis in fundo in una scena suggestiva compaiono anche i Giganti della Montagna, che fanno tremare la terra a tambur battente.

Zingaro costruisce una regia raffinata e dinamica, capace di alternare leggerezza e tensione morale con grande equilibrio. Il ritmo scenico è fluido, sostenuto da un lavoro accurato sugli attori e da una recitazione che valorizza la musicalità della parola molieriana senza renderla distante o accademica. Il protagonista Alceste emerge come figura tormentata e lucidissima, quasi un outsider moderno incapace di accettare compromessi e convenzioni.

Il punto di forza dello spettacolo è proprio la sua capacità di parlare al presente: la critica all’opportunismo, alle relazioni fondate sull’apparenza e alla superficialità dei rapporti sociali risuona con impressionante attualità. Il pubblico ride, ma avverte anche il peso amaro delle contraddizioni umane che Molière mette a nudo.

Enrico Bernard

 

IL MISANTROPO
di Molière
ovvero
IL SOGNO DI ALCESTE
Adattamento e Regia Vincenzo Zingaro
con Vincenzo Zingaro
e Annalena Lombardi, Giovanni Ribò, Piero Sarpa, Laura De Angelis
Fabrizio Passerini, Rocco Militano, Sina Sebastiani, Paolo Oppedisano
Musiche Giovanni Zappalorto – Costumi Emiliana di Rubbo
Scene Vincenzo Zingaro – Disegno Luci Giovanna Venzi
Al teatro Arcobaleno

Seguici

11,409FansMi Piace

Condividi post:

spot_imgspot_img

I più letti

Potrebbero piacerti
Correlati