Un palcoscenico minuscolo, un coreografo esordiente dal volto di adolescente, un pubblico in visibilio…e tutto è magia.
Puramente casuale l’esordio al Piccolo Bellini di Napoli, il 16 maggio 2026, di Eugenio Turturiello, danzatore di hip hop poco più che ventenne che per la prima volta si è cimentato nella doppia veste di interprete e coreografo. Notato in un contest dalle curatrici della stagione di danza del Teatro Bellini, Emma Cianchi ed Manuela Barbato, è stato inserito in una delle ultime date della stagione ad apertura di uno spettacolo già programmato in cartellone. Lo spettacolo principale era “The Fridas”, incisiva e potente coreografia di Sofia Nappi che, prendendo spunto dall’autoritratto “Le due Frida” della pittrice messicana Frida Khalo, tratta dello sdoppiamento di personalità. In scena due danzatori, Paolo Piancastelli e Adriano Popolo Rubbio, che si muovono all’unisono, poi a specchio, poi di nuovo insieme. In una sorta di dialogo fisico tra i due corpi in scena, esprimono il conflitto interiore, la forza e la fragilità insiti in ogni individuo. La tecnica consolidata dei danzatori che permette loro di eseguire passaggi complessi con estrema leggerezza esprimendo al meglio lo stile contemporaneo, si unisce ad una drammaturgia da attori consumati, rendendo la creazione della Nappi efficace e struggente. Atmosfera onirica, ma al tempo stesso concreta, in cui si inserisce bene il brano del giovane Turturiello che apre la serata: “Sulagno”. Il titolo, antica parola napoletana che significa “solo/solitario”, è emblematico. Nel concepire questa breve ma intensa coreografia il danzatore ha voluto indagare la delicata tematica della solitudine riferita in particolare alle nuove generazioni. Entra in scena esclamando: “Ehi!”, espressione che suona più come una richiesta di attenzione, di conferme, di affetto, che come saluto. Al suo richiamo risponde un’eco che si ripete all’infinito; molteplici voci di ragazzi che si sentono ma non si vedono.

Si vedono solo palloncini bianchi indistinti, che rappresentato gli amici virtuali, i followers inconsistenti sospesi nell’etere con cui l’artista cerca un’interazione, ma che, non appena lui tenta un contatto ravvicinato, svaniscono nel nulla lasciandolo solo. Inizia così la sua danza che è pura poesia. Senza trascurare l’abilità atletica richiesta del genere, il protagonista in questa particolare coreografia volutamente narrativa, unisce l’hip hop allo stile contemporaneo più tradizionale con qualche citazione di classico e un’attenzione estrema alla drammaturgia. Le braccia “liquide” denotano anni di preparazione minuziosa a completare un talento innato che sfida le ultime frontiere del teatro danza. Il risultato è suggestivo e commovente, coinvolge completamente la platea. Eugenio Turturiello trasmette emozioni tangibili che il pubblico restituisce con applausi scroscianti e interminabili. Grati alle curatrici artistiche per la loro lungimiranza, aspettiamo le repliche per rivivere questo momento indimenticabile.
Serena Cirillo

