In scena dal 14 al 26 aprile 2026 al Teatro Gobetti di Torino.
Nel nuovo lavoro di Diego Pleuteri e Leonardo Lidi, la casa abbandonata in cui Briciola, Luna e Wanda attendono invano il ritorno del loro padrone non è un semplice spazio domestico: è una camera di risonanza emotiva, un luogo in cui la vulnerabilità diventa architettura. I tre animali, un cane, un gatto e un pesce rosso, tutti femmine, non sono figure allegoriche, né caricature antropomorfe: sono corpi elementari, esseri senza pelle, superfici vive che assorbono ogni scarto del mondo umano.
La scrittura di Diego Pleuteri lavora per sottrazione e per ferita. La metafora della sopraffazione non viene dichiarata: si insinua. È un’infiltrazione lenta, un’umidità che sale dai muri e che, scena dopo scena, rivela la fragilità strutturale di una società che si proclama empatica ma che, nei fatti, abbandona, dimentica, rimuove. Gli animali diventano specchi deformanti e lucidissimi: creature che non hanno voce, ma che proprio per questo parlano più forte.
La regia di Leonardo Lidi, rigorosa, chirurgica, mai compiacente, costruisce un dispositivo scenico che amplifica l’assenza. Le scene di Fabio Carpene, essenziali e tagliate come un interno fotografato dopo un terremoto, suggeriscono un mondo che ha già ceduto. I movimenti scenici di Riccardo Micheletti lavorano sul limite: oscillazioni minime, tremori, posture che rivelano la precarietà di chi non sa più a cosa appartenere.
Le interpreti (Maria Teresa Castello, Hana Daneri, Marta Malvestiti, Beatrice Verzotti) attraversano questo spazio con una fisicità che non imita l’animale, ma ne assume la condizione: l’esposizione totale. Ogni gesto è un tentativo di orientamento, ogni sguardo un appello muto. La loro presenza scenica è un equilibrio instabile tra innocenza e consapevolezza, tra istinto e pensiero, tra la paura di essere lasciate e la paura di essere trovate.
Il testo, sostenuto dal lavoro del Teatro Stabile di Torino e dal programma “Per Chi Crea”, si colloca in una linea di ricerca che interroga il rapporto tra individuo e sistema, tra cura e controllo, tra empatia dichiarata e violenza strutturale. La casa vuota diventa così un laboratorio etico: un luogo in cui osservare come l’abbandono non sia un gesto improvviso, ma un processo, una cultura, una forma di organizzazione sociale.
Diego Pleuteri e Leonardo Lidi, in Resteremo per sempre qui buone ad aspettarti, con le loro potenza creativa trasformano il quotidiano in un campo di tensione morale, con la capacità di far emergere il tragico dal minimo. In questo spettacolo, la metafora non è un ornamento: è un grido trattenuto. Alla fine, ciò che resta non è la storia di tre animali lasciati soli. Ma la domanda, urgente, scomoda, su chi, oggi, siano davvero gli abbandonati. E su quanto, di quell’abbandono, siamo complici.
Giuliano Angeletti
Resteremo per sempre qui buone ad aspettarti
Di Diego Pleuteri
con (in o.a.) Maria Teresa Castello, Hana Daneri, Marta Malvestiti, Beatrice Verzotti
regia Leonardo Lidi
scene Fabio Carpene Photo Luigi De Palme
movimenti scenici Riccardo Micheletti
assistente alla regia Nicolò Tomassini
Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale
Con il sostegno del MiC e di SIAE nell’ambito del programma “Per Chi Crea”

