La poetica voce di Veniero Scarselli …

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Veniero Scarselli (Firenze, 1931 – Pratovecchio Stia, 2015)

Docente universitario di Fisiologia, studioso eclettico che ha integrato scienza e letteratura è una delle voci più singolari e radicali della poesia italiana contemporanea, un autore che ha trasformato la parola in un sistema conoscitivo, in un laboratorio metafisico dove scienza, mito e visione si intrecciano senza soluzione di continuità. La sua formazione di fisiologo e la lunga vita appartata tra i boschi dell’Appennino toscano hanno generato una poesia che non si limita a esprimere, ma tenta di comprendere: una poesia che pensa, che interroga, che sfida il mistero dell’esistenza con la precisione di uno scienziato e l’audacia di un visionario. La sua voce nasce da una solitudine elettiva, da un ascolto profondo del mondo naturale e da una tensione metafisica che attraversa ogni suo libro come una corrente sotterranea.

La sua opera poetica, vasta e coerente, si articola in grandi poemi che aspirano a rifondare il rapporto tra l’uomo e il principio originario. Titoli come Isole e vele (1988), Pavana per una madre defunta (1990), Torbidi amorosi labirinti (1991), Priaposodomomachia (1992), Eretiche grida (1993), Piangono ancora come bambini (1994), Fuga da Itaca (1997), Pianto di Ulisse (1998), Il Palazzo del Grande Tritacarne (1998), Ballata del vecchio capitano (2002), Il lazzaretto di Dio (2004), Genesis (2008), Mille millenni d’Amore (2008), Trionfo delle anime artificiali (2009), La suprema Macchina Elettrostatica (2010), Ascesa all’Ombelico di Dio (2012), L’universo parallelo degli Acquatici (2013), Vera storia del vascello fantasma (2015) compongono un corpus che non ha equivalenti nel panorama italiano: un’epica dell’interiorità che attraversa mito, scienza, teologia, eros, cosmologia, satira e meditazione. In questi testi la lingua si fa densa, stratificata, spesso barocca nella sua energia, ma sempre sorretta da un rigore concettuale che impedisce ogni dispersione. È una lingua che non teme l’eccesso, perché l’eccesso è la misura stessa della sua ricerca.

Al centro della sua ispirazione si colloca la figura del “Dio-Madre”, entità originaria e ambivalente che Scarselli interroga con una voce insieme ferita e titanica. In Eretiche grida questo dialogo assume la forma di una sfida metafisica: il poeta si pone come un Giobbe contemporaneo, privo di consolazioni, che chiede al mistero una risposta che non arriva. La poesia diventa così un atto di resistenza ontologica, un modo di non soccombere all’opacità del reale. Allo stesso tempo, il mito classico, soprattutto la figura di Ulisse, diventa un repertorio simbolico attraverso cui esplorare le contraddizioni dell’umano: Fuga da Itaca e Pianto di Ulisse non sono riscritture, ma metamorfosi, in cui l’eroe omerico diventa un viandante della coscienza moderna.

La natura, vissuta nella sua dimensione più primordiale, è un altro cardine della sua opera. Non è mai semplice scenario, ma organismo vivente, teatro di metamorfosi, luogo di rivelazione. Nei suoi poemi la natura pensa, giudica, parla: è una presenza che accompagna e insieme sfida l’uomo, rivelandone la fragilità e la grandezza. Accanto alla poesia, Scarselli ha sviluppato una riflessione teorica che completa il suo sistema poetico-filosofico: Conservazione dell’amore coniugale (2008), Il mio pensiero poetante (2011), Struttura molecolare del Bello (2011) sono testi che mostrano come per lui la poesia non sia solo espressione, ma teoria, metodo, interrogazione.

La sua colta visione poetica, resta una delle più originali della letteratura italiana contemporanea.

Giuliano Angeletti

 

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