Storie di cialtroni e menestrelli…

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In scena il 15 e il 16 maggio 2026 al Teatro Garage di Genova.

La forza di Storie di cialtroni e menestrelli è nella sua capacità di trasformare la leggerezza in un dispositivo critico, di far vibrare la comicità come un diaframma attraverso cui osservare le metamorfosi del presente. Lo spettacolo di Gino Versetti e Alessandro Mancuso si colloca in quella linea di teatro popolare colto che non rinuncia al gioco, ma ne fa un varco per interrogare il mondo: un teatro che canta, inciampa, deraglia, e proprio in questo movimento irregolare trova la sua lucidità.

La drammaturgia di Mancuso, nutrita di satira sociale e di un’attenzione quasi antropologica ai lavori, ai gesti e alle micro‑narrazioni del quotidiano, costruisce un mosaico di figure in bilico: lavoratori precari, viaggiatori senza meta, uomini e donne che attraversano un tempo storico instabile e mutevole. La comicità non è mai mero intrattenimento: è un dispositivo di svelamento. Nei dialoghi surreali, negli scarti logici, nelle improvvise epifanie del nonsense, affiora una riflessione sul presente che non pretende di spiegare, ma di rendere visibile la sua fragilità. Versetti e Mancuso, interpreti di rara intesa scenica, modulano la parola come un duetto strumentale: uno spinge verso l’assurdo, l’altro lo ancora alla realtà, e nel loro incontro nasce una terza voce, ironica e malinconica, che attraversa l’intero spettacolo.

Il motivo del viaggio, ricorrente nelle scenette e nelle ballate, non è mai semplice cornice narrativa. È metafora di un’umanità in transito, sospesa tra ciò che è stato e ciò che potrebbe essere. Le tappe, gli incontri, gli smarrimenti diventano figure di un’esistenza che procede per tentativi, deviazioni, ripartenze. In questo senso, lo spettacolo si iscrive in una tradizione che va dalla commedia dell’arte alla canzone d’autore, dove il cammino è sempre anche un atto poetico.

Le musiche originali di Mancuso non accompagnano: costruiscono. Ogni ballata è un piccolo racconto, un frammento di mondo che si apre e si richiude in pochi minuti, con una precisione ritmica che sostiene l’intera architettura dello spettacolo. Le due voci, spesso intrecciate, creano un effetto di coralità che amplifica il senso di comunità scenica. Le coreografie dal vivo di Alice ed Elena Mancuso aggiungono un ulteriore livello di lettura: non decorano, ma incarnano. I loro movimenti, ora geometrici ora scomposti, traducono in gesto la precarietà, l’entusiasmo, la goffaggine e la poesia dei personaggi. È un corpo che pensa, che risponde, che commenta.

Storie di cialtroni e menestrelli è, un elogio dell’imperfezione. I “cialtroni” del titolo non sono figure ridicole, ma specchi deformanti in cui riconoscere le nostre esitazioni; i “menestrelli” non sono nostalgici cantastorie, ma artigiani della parola che cercano, con ostinazione, un modo per dire il presente senza tradirne la complessità. Lo spettacolo riesce a tenere insieme il riso e il pensiero, la leggerezza e la profondità, la tradizione e l’urgenza contemporanea.

Giuliano Angeletti

STORIE DI CIALTRONI E MENESTRELLI
Autore: Alessandro Mancuso
Produzione: Altea Teatro
Regia: Gino Versetti
Con: Alessandro Mancuso e Gino Versetti, le ballerine Alice e Elena Mancuso
Musiche: Alessandro Mancuso

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