Che fare, quando il Terzo Tempo si allunga?

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Da decenni, fin dal clamoroso successo nel 1976 del romanzo “Porci con le ali”, scritto a quattro mani con Marco Lombardo Radice, Lidia Ravera è una fedele interprete della contraddizioni e dei sogni esistenziali della propria generazione.

Proseguimento ideale del romanzo Age Pride della stessa autrice, di cui è recentemente andata in scena la trasposizione teatrale, anche lo spettacolo Terzo tempo è un libro messo in scena.

In questi giorni, dal 20 maggio al 7 giugno, alla sala Grande del Teatro Franco Parenti di Milano, si aggiunge quindi un ulteriore capitolo di riflessioni amare, ironiche, disincantate e mai banali sul cosiddetto Terzo Tempo della vita.

Domenico (Paolo Hendel) e Costanza (Lucia Vasini) sono marito e moglie ultra sessantenni.  Sono separati da tempo, ma vicini: vivono sullo stesso pianerottolo e ogni martedì praticano il rito della cena al ristorante.

La coppia, in modi diversi, vive lo sforzo (di cui ovviamente non racconteremo la soluzione finale) di non tirare i remi in barca in un presente di giorni vuoti, ma di concepire nuovi desideri, per un futuro ricco di senso, vitalità e progetti.

Le battute iniziali dello spettacolo sono all’insegna di gustosi siparietti, in cui i due attori entrano ed escono continuamente dai loro ruoli, mostrando (o forse fingendo?), improvvisi vuoti di memoria senili, che con divertita amorevolezza si rimproverano reciprocamente, sia come attori sia come personaggi in coppia.

Lo spunto iniziale è l’inaspettata eredità di Costanza. Il padre, pur con uno specchiato passato di rigoroso partigiano, aveva saputo mettere a frutto fortunati investimenti, con cui aveva acquistato, in un antico borgo medioevale, un austero convento abbandonato.

Impulsiva e visionaria, Costanza progetta quindi di trasformarlo nel suo “terzo tempo”: una grande casa comune per vecchi e nuovi amici, nella speranza (illusione?) di rivivere antichi momenti e, soprattutto vibranti ideali di vita.

Lui, posato e ironico, cerca di starle dietro, più propenso tuttavia a cogliere le difficoltà e i lati negativi della situazione.

Ravvivano lo spettacolo due presenze giovanili: il figlio Matteo (Marco Mavaracchio), scrittore in crisi ancorato alle convenzioni, e la spagnoleggiante e vivace Dolores (Viola Lucio), in cerca di un rifugio sicuro per crescere il neonato figlio Pepito.

In brevi scambi di battute e situazioni, le scene si spostano dall’ambiente principale, l’austero refettorio del piccolo monastero, al ristorante dove Costanza e Domenico si incontrano ogni settimana, all’auto su cui la coppia viaggia di notte.

Grazie al canto di Dolores, brani musicali, inediti e cuciti su misura, sono reinterpretati da Tommaso di Giulio e Leonardo Ceccarelli, compositori e polistrumentisti. E’ un’irruzione di leggerezza nel silenzio del monastero, nei ritmi del gypsy jazz, miscela di gypsy, swing e valzer musette.

Garbato, ironico e a volte surreale come nelle sue corde, con gradevoli sfumature di toscanità Paolo Hendel segue le scorribande emotive di una frizzante Lucia Vasini, che restituisce con bravura l’energia vitale di una tenace signora del Terzo Tempo.

Guido Buttarelli

 

TERZO TEMPO
di Lidia Ravera liberamente ispirato all’omonimo romanzo Ed. Bompiani
Teatro Franco Parenti di Milano 20 maggio – 7 giugno 2026

drammaturgia Lidia Ravera e Emanuela Giordano
regia e luci Emanuela Giordano
con Lucia Vasini, Paolo Hendel, Viola Lucio, Marco Mavaracchio

scene Stefano Zullo
costumi realizzati da Simona Dondoni – sartoria del Teatro Franco Parenti

produzione Teatro Franco Parenti in coproduzione con Agidi Rassegna La Grande Età, insieme

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