Intervista a Gabriele Cirilli: “Chi è Gabriele? Chi è Gabriele?” è quell’attore simpatico, ma così simpatico che ti conquista col sorriso e con l’affabilità

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Il foyer “Vittorio Gassmann” del Teatro Rossetti di Trieste è gremito. La prima assoluta de “Il Principe d’Egitto – Il musical” si è appena conclusa e gli spettatori escono con sul viso un’espressione entusiasta. Mi soffermo a osservare i piccoli capannelli di persone che si sono formati e cercare di percepire qualche commento, così per avere il polso della situazione, mentre fra sorrisi, saluti, ammiccamenti, attendendo che si dia inizio alla festa post primissima a cui sono stata invitata e…scorgo una silhouette che mi è familiare, mi viene da salutare, ma mi rendo conto che forse non lo conosco. O, meglio, lui non conosce me. È Gabriele Cirilli, personaggio che mi è sempre piaciuto molto e che immagino persona adorabile. Stranamente non sorride come il suo solito, e questo mi incuriosisce. Molto. Nel corso della serata, cerco un momento opportuno per presentarmi, stringergli la mano e dimostrargli la mia stima, cercando di carpirgli un’intervista. Ce la faccio, riesco a trovare un attimo in cui non è impegnato a fare scatti, chiacchiere e quant’altro e trovo (e ritrovo) la persona che speravo di incontrare: sorridente, affabile, gentile, disponibile, generoso, cordiale. Il momento ovviamente è inopportuno per la mia intervista, per fargli le domande che me lo faranno conoscere meglio e per scoprire forse qualche lato un po’ meno noto di un personaggio pubblico. Accetta un appuntamento per il giorno dopo. Mi da subito e senza esitare il contatto. Ci salutiamo con un: “a domani”.

Il domani arriva e, dopo una serie di massaggi, sono qui, davanti alle “mie sudate carte” e ai “miei sudati mezzi” per avviare una telefonata con uno dei miei attori comici preferiti. Squillo. Risposta.

Rosa Z.: Carissimo Gabriele, è un grande piacere per me scambiare quattro chiacchiere con uno degli artisti che mi piacciono di più, leggero, ironico, autoironico, mai volgare. Inutile dire che il primo ricordo è collegato alla frase “Chi è Tatiana?” e ad una mise in cui sfoggiavi un caschetto alla Carrà e colori improbabili misti all’animalier. Lo ricordo proprio dall’inizio, a Zelig, perché era un personaggio che mi piaceva, molto divertente e comico e, in un certo senso affascinante, perché non era troppo ridicolo, diciamo così, ma attraente e divertente. L’unica cosa che mi dispiace sempre, quando vedo da spettatrice queste cose, è che poi dopo magari gli attori rimangono ancorati a quella visione, a quel personaggio ed è difficile staccarsi.

Gabriele C.: per quanto mi riguarda, Crusca, nonché Tatiana, è nella mia bacheca, nella storia, però adesso è da tanti tanti anni che non esce più, è come Mina: l’ho messa a riposo.

Rosa Z.: Hai fatto bene. come dicevo, ti ho sempre ammirato fin dall’inizio per questa simpatia ed empatia e inoltre si è sempre percepito che alla base c’era la scuola di un grandissimo. C’è poco da dire te, Enrico Brignano, Flavio Insinna, Francesca Reggiani, Salvatore Marino, Rodolfo Laganà…solo per citarne alcuni.

Gabriele C.: ci sono degli attori della scuola di Gigi Proietti che veramente hanno fatto la storia del teatro brillante italiano, da Gianfranco Iannuzzo in poi.

Rosa Z.: non solo personaggi, persone stupende, li abbiamo ammirati sempre, i creatori nonché continuatori di un certo tipo di comicità che purtroppo adesso è pressoché introvabile.

Gabriele C.: Ogni tempo ha il suo momento, però l’importante è stare sempre al passo. Nel mio spettacolo c’è spazio per tutti, dai ragazzi fino alla gente anziana.

Rosa Z.: questo è molto bello e molto giusto e ti ringrazio. Nelle mie interviste io faccio due domande fisse, una iniziale e una finale. Quella iniziale è: qual è stata la scintilla che ti ha fatto capire di voler intraprendere questo mestiere e frequentare il laboratorio di Gigi Proietti. Che cosa ha provocato tutto ciò?

Gabriele C.: Sebbene possa sembrare un luogo comune, per me è vero: lo sapevo fin da bambino. Quando avevo sei anni facevo già delle recite, ma non le “normali “recite scolastiche, dei veri e propri spettacolini, tipo Petrolini, eccetera. Poi a sette o otto anni, venne Gigi Proietti al teatro Comunale di Sulmona con “A me gli occhi!”, come si chiamava lo spettacolo all’inizio. l’anno dopo a Roma aggiunse “please”. Comunque quella di Sulmona fu una prima nazionale ed io, che avevo otto anni, ero lì. C’è da sottolineare che mia nonna mi portava a vedere opere liriche e vari spettacoli, così ho detto che un giorno avrei voluto fare quel mestiere lì, non essere solo il “Gabriele di Sulmona” che va in scena a teatro: proprio fare quel lavoro come Gigi Proietti. È stato tutto un ritorno, corsi e ricorsi storici perché Proietti è tornato nella mia vita e io, quando ho fatto con lui “Cavalli di Battaglia”,  in diretta l’ho ringraziato perché “mi aveva regalato una vita”.

Rosa Z.: Mi ricordo, c’era tutto in quel magnifico spettacolo! Per fortuna che è stato fatto e che esiste ancora sul RaiPlay così ce lo possiamo rivedere ancora. Io ricordo anche questa tua affermazione perché mi colpì. Poi oltretutto tu sei anche un bravissimo cantante proprio con impostazione lirica, ma hai studiato canto?

Gabriele C.: no, diciamo che è un talento molto naturale che avevo sin da piccolino. Infatti, mia nonna si spaventava quando, tornando a casa dopo aver assistito ad un’opera lirica, mi mettevo davanti allo specchio e imitavo la voce dei tenori: già all’epoca avevo questa voce potente e impostata. Poi quando andai alla scuola di Proietti, lui mi disse che sarei stato sciocco se non avessi provato a fare il cantante lirico, ma all’epoca non potevo permettermi le lezioni che costavano veramente tanto, mentre la scuola di Proietti, grazie al sostegno della Regione Lazio, era gratuita per cui mi sono potuto permettere una formazione teatrale.

Rosa Z.: di altissimo livello oltretutto.

Gabriele C.: E lì sono stato preso al provino. È un’emozione che rimane impressa nella memoria.

Rosa Z.: Ci tenevo a dirti un’altra cosa molto personale: ho ammirato tantissimo quella volta che a “tale quale show” ti sei dato il voto da solo per l’interpretazione di Claudio Villa. Sei  stato l’unico, ed  hai avuto il coraggio di farlo.

Gabriele C.: in quel caso sono proprio andato controcorrente. In quel momento ho lavorato tantissimo, e volevo sottolineare, esplicitare questa mia fatica nell’avere interpretato un grande come Claudio Villa. E se non mi fossi dato da solo i cinque punti, non sarei arrivato primo insieme a Paolo Conticini che fece, mi sembra di ricordare, Red Canzian. Se fossi arrivato secondo si sarebbe vanificato tutto quel lavoro.

Rosa Z.: Sì, assolutamente. Bravo, ti ho ammirato perché sei stato dirompente, hai rotto una liturgia. Hai sfondato la quarta parete in qualche modo! (ridiamo – n.d.r.). Parliamo dei tuoi spettacoli: tu hai fatto questo “Cirilli’s Family”.

Gabriele C.: “Cirilli’s Family” è un lavoro che è nato nel camerino di Carlo Conti. Da tanto tempo parlo di famiglia, parlo di mia moglie, della fierezza, dell’orgoglio di aver trascorso 42 anni insieme alla stessa donna. Così Carlo Conti mi suggerì di portare “questa roba” sul palco chiamandola “Cirilli’s Family”, il titolo è proprio suo. Mi ha dato questo input artistico ed è diventato uno spettacolo che purtroppo è finito, nel senso che abbiamo concluso due stagioni. Mi dispiace che in Friuli- Venezia Giulia non sia riuscito a portarlo, mentre il Veneto mi ha apprezzato tantissimo, ho fatto tante serate in quella regione. Ci tengo a sottolineare che non sono solo Crusca e Tatiana, ma un attore che va in giro dal 1987.

Rosa Z.: Io invece lo so che un attore molto capace e talentuoso, ti ho sempre apprezzato proprio per questa tua versatilità e questo tuo sorriso simpatico e coinvolgente. E invece questo progetto della Factory all’Aquila?

Gabriele C.: è un progetto che a me piacerebbe portare anche qui a Trieste. È un progetto che aiuta i giovani. Tutto è partito anche stavolta da Gigi Proietti: mi disse anni fa, prima di lasciare questo mondo, che avevo un’empatia notevole con i giovani, e mi diede l’idea di portare avanti il progetto del suo laboratorio.  Così ho fondato una scuola, attualmente all’Aquila, avvalendoci dei luoghi dell’Accademia di Belle Arti e Conservatorio. È una scuola formata proprio come quella di Proietti, con alcuni insegnanti, che avevo io nella mia scuola, perciò si parla di alta qualità e professionalità. Le materie vanno dal doppiaggio all’audizione, e i docenti sono Massimo Lopez, Giorgia Traselli, Fabrizio Mainini per la danza, Gianluca Terranova per il canto, Walter Lupo, Mario Scaletta, e ovviamente io. Tutti provengono dai laboratori di Gigi. Così abbiamo impostato questa scuola e, grazie a mia moglie che la dirige, abbiamo aperto anche un’agenzia cinematografica. I ragazzi che escono da noi, Maria (la moglie – n.d.r.) prova ad immetterli nel mondo dello spettacolo. Bisogna sottolineare che adesso ci sono tante scuole che fanno lezioni e poi…” ciao”.  Questo è un percorso che forma veramente la professionalità di un attore a 360 gradi. Stiamo cercando di vedere di portarla pure qui a Trieste, vediamo se ci riusciamo, sarei felice. Conto sull’intercessione di  una cara amica, Maddalena Mayneri, da tanti anni nel mondo dello spettacolo e creatrice del “Cortinametraggio”, (nato negli anni ’90 da una sua idea, l’evento, giunto quest’anno -2026- alla sua ventunesima edizione, è il primo e più importante Festival di Corti in Italia – n.d.r.). Chissà se grazie a lei, persona davvero speciale, grande professionista dai tanti contatti, riusciamo a realizzare questo desiderio di aprire una scuola “stile Proietti” in questa zona così importante del nostro Paese. Intanto siamo all’Aquila perché l’Abruzzo è il mio nido.

Rosa Z.: Io ho vissuto quasi due anni in Abruzzo, a Vasto

Gabriele C.: A Vasto abbiamo cominciato, poi abbiamo optato per l’Aquila.

Rosa Z.: Senti, posso permettermi di fare una domanda personale? Io generalmente non amo entrare nel privato, però penso sia utile per tante persone.

Gabriele C.: Sono un personaggio pubblico, quindi….

Rosa Z.: hai parlato pubblicamente della tua depressione…

Gabriele C.: Sì, quello è uno stato in cui tutti versiamo, poi c’è chi lo sottolinea di più per colpa della propria sensibilità e chi un po’ meno. Questo lavoro purtroppo mi ha messo di fronte a tante difficoltà, provenivo già da difficoltà mie familiari e quindi ci sono dei momenti di abbandono. Grazie  a mia moglie e alla Fede, che è stata molto importante per me, li ho superati. Poi, quando è arrivato mio figlio, mi sono detto che non avrei potuto più permettermi di essere depresso perché era arrivato un bimbo che aveva bisogno di me.

Rosa Z.: quindi è una cosa che risale a parecchi anni fa, non recente.

Gabriele C.: No, no, anni 90. ricordo che facevo già questo lavoro, io ho cominciato nell’87, però negli anni 90 ancora non riuscivo a sfondare. Mia moglie lavorava in farmacia, io passavo le giornate sul divano.

Rosa Z.: Comunque l’importante è che ne sei venuto fuori grazie alla tua famiglia.

Gabriele C.: Lo spero, lo spero tanto, anche perché secondo me non si viene mai fuori completamente da questi stati d’animo, stati psicologici. Bisogna saperli affrontare e conviverci.

Rosa Z.: Parliamo di qualcosa di più spensierato! Se  dovessi far risuscitare uno dei tuoi personaggi storici per fare uno show, quale sceglieresti? Abbiamo già parlato di Crusca con la sua amica Tatiana, ma quale sceglieresti e perché?

Gabriele C.: Io sceglierei Ninetto, il coatto romano, perché è stato il primo personaggio che mi ha dato credibilità nel mondo della comicità, del cabaret, quello che oggi si chiama “stand-up comedy”. Quel personaggio mi piacerebbe riportarlo anche perché ancora credibile, mentre se facessi adesso Crusca, potrei fare la nonna di Crusca. Invece Ninetto è universale, senza età.

Rosa Z.: Ecco, oltretutto di coatti 60 e 70enni ne abbiamo tantissimi.

Gabriele C.: Anche di più, c’è una “coattitudine” …

Rosa Z.: Qual è la battuta o l’improvvisazione sul palco, a parte il voto di Claudio Villa che è quello che ho apprezzato, che ti rende davvero molto orgoglioso?

Gabriele C.: Beh non è che ho inventato chissà che, no? Neanche posso affermare che sono stato il primo ad affrontare l’”en travesti”, prima di me l’hanno fatto grandi artisti. Quindi no, non c’è una cosa che ho inventato, ma una cosa di cui sono orgoglioso è che faccio questo lavoro con onestà e senza raccomandazioni. Di questo sono veramente orgoglioso, e lo posso dire ad alta voce. Ho lavorato, lavoro e lavorerò, spero, grazie al talento, grazie alle amicizie vere che mi sono creato in questi anni. Spero che Carlo Conti abbia apprezzato questi 25 anni che lavoro con lui, dal 2001.

Rosa Z.: Un grande amico vero insomma!

Gabriele C.: Carlo Conti è una persona normale, lui ci tiene proprio che si dica. È una persona che non si arrabbia mai, è una persona che pensa che si possa risolvere tutto col dialogo, crede nel talento, nel merito, ed è secondo me anche un innovatore.

Rosa Z.: e Francesco Paolantoni?

Gabriele C.: con lui è stato un incontro favoloso, una bomba atomica, un incontro fortunato, nel senso che Francesco è un comico vero e proprio, è una maschera. Voglio paragonarlo a Totò…e io sono stato il suo Peppino (De Filippo – n.d.r.).

Rosa Z.: Sì, sì, è vero. Ma vi divertivate veramente quando facevate quelle performances?

Gabriele C.: Da morire, proprio perché c’era rispetto dei ruoli. Se io mi fossi messo a gareggiare con lui nell’essere comico, forse ci saremmo guardati in cagnesco e non sarebbe stato quel successo. Invece io ho capito che in quel momento dovevo recitare la parte della spalla.

Rosa Z.: Sì, che poi spalla non eri…voi eravate un ‘endiadi (Figura retorica per cui un concetto viene espresso con due termini coordinati al posto di due termini in rapporto di subordinazione – n.d.r.).

Gabriele C.: Peppino era una spalla ma fondamentale e faceva ridere molto anche lui.

Rosa Z.: soprattutto siete stati molto molto bravi nel prendere come un gioco una cosa molto seria. Bravissimi e divertentissimi veramente, vi ho tanto tanto apprezzati. Come diceva Gigi Proietti: Tornano i grandi insegnamenti, i grandi uomini tornano. Che progetti hai per il futuro?

Gabriele C.: C’è a breve l’uscita di un libro scritto con mio figlio, che è in questo ambito lavorativo anche lui, fa lo sceneggiatore e regista.

Rosa Z.: Quanti anni ha tuo figlio?

Gabriele C.: 25, è un giornalista critico cinematografico. Elisabetta Sgarbi ci ha notato al Film Festival di Ferrara e ha detto di voler pubblicare un libro con noi. Il libro si intitolerà “Lui è meglio di me”, scritto a quattro mani. Lui scriverà di me senza che io sappia nulla e io scrivo di lui.  Il titolo ci è venuto nel senso che non si sa poi chi sia meglio. Io sono sicuro che mio figlio sia meglio di me, mentre lui dice il contrario. Poi deciderà il pubblico. Questo è, diciamo, uno dei miei progetti, poi c’è il teatro, tanto teatro, c’è il mio “one man show” nuovo “Vitality “che fa un po’ la parodia di “Mortality “di Ricky Gervais (un numero uno assoluto segna lo stato delle cose in fatto di comicità adulta, bucando le discussioni infinite sul politicamente corretto, su cosa dire e non dire, su limiti e autolimitazioni etc.- n.d.r.). Quindi c’è questo mio show e nel futuro mi vedo comunque proiettato nel teatro. Io  ho sempre desiderato essere un po’ all’americana e credo di esserci riuscito, nel senso che mi piace scardinare i ruoli. Se canti, sei incantante. Se reciti comico, sei un comico. Se sei un attore drammatico, sei un attore drammatico. Ma perché non si può essere tutto? In Italia è un po’ complicato, ma io invece sono contento di questa mia formazione un po’ americana.

Rosa Z.: Il messaggio e l’emozione che vorresti lasciare ai giovani?

Gabriele C.: Guarda, di credere tanto in se stessi, bisogna credere e mai arrendersi. La resilienza è la prima cosa di questo lavoro. Se non sei resiliente non si può andare da nessuna parte.  Questo è un lavoro che ti mette a dura prova. Bisognerebbe smettere ogni giorno, no? Invece no. Io dico ai giovani di avere resistenza e chiaramente talento, che deve essere alla base di tutto.

Rosa Z.: Ma tu vivi a Roma adesso?

Gabriele C.: Io vivo in Toscana, sto spesso a Roma perché c’è mio figlio che lavora e studia lì, quindi sono un po’ tornato nella capitale. Poi in Abruzzo dove c’è la scuola.

Rosa Z.: sono molto felice di essere, di averti conosciuto e parlato. Grazie, grazie davvero tanto. Sei una persona deliziosa, salutami anche tanto Maria e tuo figlio Mattia buon rientro!

Il click ci allontana. Ho parlato con una persona veramente adorabile. Ovviamente se chiudo gli occhi mi appare Crusca, non posso negarlo. Ma è davvero una persona che ti sembra di conoscere da sempre, quel marito e padre di famiglia sorridente e disponibile,  pieno di gratitudine, di attenzione per i giovani, pronto a spendersi per portare avanti un discorso nobile di cui si sente legittimamente erede.

Come al solito, mi manca la foto per il mio famoso “sancta sanctorum”. Confido nel futuro…tanto possiamo sempre rivederci e “tornà bambini”. Guai sennò!

Da Trieste per oggi è tutto

Rosa Zammitto Schiller

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