La fisica che ci piace: Vincenzo Schettini…

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In scena il 6 maggio 2026 al Teatro Celebrazioni di Bologna Inizio modulo

La fisica che ci piace, produzione Paolo Ruffini per Vera Produzioni, si configura come un dispositivo scenico che attraversa i confini tra divulgazione scientifica, pedagogia esperienziale e teatro di narrazione.

Vincenzo Schettini, figura centrale nella comunicazione scientifica contemporanea, porta in scena non soltanto concetti di fisica riconducibili all’esperienza quotidiana, ma un vero e proprio metodo di interpretazione del reale, fondato sulla relazione tra fenomeno naturale, vissuto emotivo e consapevolezza personale.

La fisica non è presentata come un insieme di leggi astratte, bensì come esperienza incarnata, come linguaggio che permette di leggere il mondo e, attraverso il mondo, sé stessi. La struttura performativa mantiene l’apparenza della lezione, ma la trasforma in un rito laico di partecipazione: la lavagna, gli oggetti, gli esperimenti diventano strumenti drammaturgici, mentre la postura del docente si ibrida con quella del narratore e del performer. Il pubblico non è destinatario passivo, ma co‑costruttore di senso, convocato in un processo che alterna dimostrazione, racconto autobiografico, aneddoto e riflessione esistenziale.

La figura del professore, lungi dall’incarnare l’autorità del sapere, assume la forma di una vulnerabilità competente: Schettini espone la propria storia, le proprie emozioni, la propria passione come parte integrante del processo conoscitivo, trasformando la scienza in un percorso umano attraversato da dubbi, entusiasmi e scoperte. La dimensione del life coaching emerge non come sovrastruttura motivazionale, ma come conseguenza naturale della traslazione metaforica tra fenomeni fisici e dinamiche interiori: il potenziale individuale, la capacità di trasformazione, la gestione delle emozioni vengono radicati nella concretezza delle leggi naturali, evitando la retorica dell’auto‑miglioramento e costruendo invece un pensiero operativo, pragmatico, quasi fenomenologico.

Il successo mediatico del Professore, seguito da milioni di persone sui social, incide sulla ricezione teatrale: il pubblico arriva con una familiarità preesistente, con un ritmo comunicativo già interiorizzato, ma lo spettacolo non si limita a replicare il format digitale. Al contrario, lo approfondisce, lo espande, lo rende tridimensionale, generando un’esperienza intergenerazionale che attraversa codici e aspettative differenti.

La fisica che ci piace non è un evento divulgativo né un monologo motivazionale travestito da lezione: è un esempio compiuto di teatro della conoscenza, in cui il rigore scientifico si intreccia con la leggerezza comunicativa, la precisione concettuale con il calore umano, e la fisica torna a essere ciò che è sempre stata nella sua essenza più profonda: un modo per interrogare il mondo e, attraverso il mondo, interrogare la nostra stessa possibilità di comprenderlo e trasformarlo.

Giuliano Angeletti

 

La fisica che ci piace

Vincenzo Schettini
Una produzione Paolo Ruffini per Vera Produzioni
Photo Giovanni Albore

 

 

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