CCN Ballet de Lorraine – “Static Shot” e “A Folìa” : la danza contemporanea che ti fa ancora credere che è possibile un mondo migliore

Data:

 

Sabato 23 maggio 2026, unica data dei dintorni (nessuna in Italia) presso il teatro “Cankarjev dom” di Lubiana (Slovenia), è andato in scena lo spettacolo del Centre Choréographique Nationale (CCN) Ballet de Lorraine con una duplice performance, “Static Shot” e “A Folìa”.

Il teatro di Lubiana “Cankarjev dom” è molto moderno, è il più grande centro, congressuale e culturale sloveno. L’edificio è stato progettato dall’architetto Edvard Ravnikar ed è stato costruito all’estremità meridionale di Piazza della Repubblica a Lubiana tra il 1977 e il 1982. La sala ha circa 1.500 posti a sedere disposti in 3 ordini ed ha un’acustica davvero notevole.

Prima parte: “Static Shot” di Maud Le Pladec (direttrice del CCN), è stato presentato nel dicembre 2020 all’Opéra national de Lorraine ed è una creazione coreografica dinamica che rappresenta un flusso continuo di movimento. Ispirato a tecniche cinematografiche, il pezzo trasmette un senso di moto e intensità visiva. I 23 ballerini del CCN Ballet de Lorraine si muovono all’unisono, affrontando temi di tensione ed euforia, mentre suoni e corpi creano un climax costante. La “musica”, che si snoda nel ritmo dei 130 battiti al minuto, composta da DJ Chloé Thévenin e Pete Harden, guida il gruppo in una coreografia ipnotica. I costumi, disegnati da Christelle Kocher, aggiungono un tocco di moda affascinante al pezzo, mescolando danza contemporanea e musica elettronica.

Il sipario si apre per dare spazio a una scena molto ampia, con quintature nere e un tappeto da danza che sembra opalescente. L’entrata dei danzatori, ritmata da un battito elettronico, avviene dai due angoli interni del palco in linee rette e cadenzate, linee che si intersecano con perfezione millimetrica. Non sembrano umani, sembrano robot o cartoni animati di un tempo. Le linee geometriche che formano durante tutta l’esibizione sono sconvolgentemente e straordinariamente perfette, mentre questo battito incalza a volume sempre più forte. La scena si anima sempre più, i passi battuti “pesantemente” dai danzatori ti fanno quasi sobbalzare. Io ho visto una giornata del nostro contemporaneo, la lentezza dell’inizio e la successiva accelerazione del ritmo nostro personale assieme a quello degli altri, cioè tutti coloro che, noti o ignoti, circondano il nostro quotidiano; il ritmo delle persone che popolano le città. Poi il lavoro, la frenesia, il pranzo, il break, il lavoro, il ticchettio delle tastiere, le suonerie dei telefoni, il lavoro, il lavoro, gli incontri, i sorrisi, la rabbia, il lavoro. E il battito, accelerando, aumenta di volume e il nostro cuore batte all’unisono con tutto ciò a cui stiamo assistendo. La giornata volge al termine, i saluti, gli “arrivederci”, gli aperitivi, l’amore, gli incontri, il rientro, il relax, la fine della giornata. Il riposo. E tutto finisce da dove e come era iniziato, col battito che rallenta. Una “inquadratura statica” che poi tanto statica non è, se non altamente ossessiva e quasi petulante.

Maud Le Pladec, l’autrice di questo spettacolare momento, è una coreografa francese, nata nel 1976 a Lorient. Dopo aver studiato al Centro Coreografico Nazionale di Montpellier, ha lavorato con coreografi di fama internazionale come Georges Appaix, Mathilde Monnier e Boris Charmatz. Nel 2010, il suo primo lavoro, “Professor”, prima parte di un dittico incentrato sulla musica di Fausto Romitelli, ha vinto il Premio Rivelazione Coreografica dell’Unione Francese dei Critici Teatrali, Musicali e di Danza. Il suo lavoro spesso combina la danza contemporanea con la musica dal vivo ed esplora il ruolo delle donne nelle arti. Dal 2017 è direttrice del Centro Coreografico Nazionale di Orléans e nel gennaio 2025 è stata nominata direttrice generale e artistica del CCN – Ballet Lorraine.

Seconda parte: “A Folìa” è un’opera coreografica creata nel 2024 per il CCN – Ballet de Lorraine dal coreografo portoghese Marco da Silva Ferreira. In portoghese, “Folìa” nasce dall’intreccio di “fole” (il mantice usato per alimentare il fuoco, etimologicamente vicino a “fôlego”, cioè l’atto di respirare, e “folga”, cioè un giorno di riposo o di svago). Il “folião/foliona”, la persona dedita alla gioia, liberata dal lavoro, si lascia riempire la testa e i polmoni d’aria e si comporta con apparente, per l’appunto, follia. Si ispira alla “folìa”, una danza popolare del XV secolo che offriva ai pastori una fuga dalle norme sociali. Con “A Folìa”, Marco da Silva Ferreira rielabora un fenomeno del XV secolo per ricercare come l’estasi, l’euforia e la ribellione collettiva siano forze capaci di plasmare l’immaginario culturale, politico e artistico.

L’antico tema de “La Follia”, reinterpretato in epoca barocca dal compositore Arcangelo Corelli, è considerato una pietra angolare della musica rinascimentale e nasce da una tradizione popolare portoghese: un raduno festivo di origine rurale in cui i pastori danzavano in modo rapido e frenetico, portando sulle spalle uomini travestiti da donne. Legata ai rituali di fertilità, alla festa, alla musica e alla danza, questa pratica si diffuse rapidamente fino a entrare nelle celebrazioni di corte di gran parte dell’Europa meridionale.

Partendo da questo contesto storico, il coreografo mette in scena un incontro fittizio tra la tradizione delle feste portoghesi e le forme della danza contemporanea

Il tema musicale per questa performance è rivisitato da Luis Pestana, con una chiave sintetizzata che si mescola abilmente alla versione classica barocca, risuona perfettamente con la storia. Marco da Silva Ferreira combina elementi di street dance, cultura rave e scena club, creando un’intensa esperienza collettiva di trance.

Il sipario si apre e stavolta il tappeto da danza sembra uno specchio mentre la scena è totalmente nuda e aperta, sena nemmeno le quintature nere: l’unico stratagemma che permette ai danzatori di apparire e sparire in scena è il fumo. La musica sintetizzata accompagna ritmicamente i performers, come se suonasse una sequenza di “una nota ogni tanto” del tema ben noto di Corelli (tema molto noto quello della “Follia” usato molto spesso in cinematografia e soprattutto da Stanley Kubrick nel film “Barry Lyndon” -1975, in cui non usa la versione di Corelli, ma la “Sarabanda in re minore” di Händel -HWV 437, che è basata sullo stesso antico tema).Queste figure vestite di mille tessuti di colori sgargianti, mises eleganti e fluide, lustrini e sete, disposte in cerchio, sembrano riflettersi in uno specchio d’acqua che rimanda loro non solo la propria immagine ma la loro vita capovolta, immaginata. I momenti di trasgressione e di follia singola, collettiva o personale, come ad esempio le mosse inconsulte tipo i danzatori di taranta, si alternano a momenti di puro lirismo, quando, le braccia dei danzatori disposte a corolla, si muovono come in un profondo respiro, un palpito di un’attinia o di un altro fiore, oppure quando dal buio, in un fascio di luce e fumo, compare una danzatrice che richiama i primi momenti di una vita che nasce, non importa se di un animale-animale o un animale-umano.

Questa rete di direzioni, significati e metafore riflette la continuativa importanza, e anzi l’attrazione compulsiva di questo fenomeno nel passato, nonché, in chiave provocatoria, ancora tremendamente attuale e presente.

Marco da Silva Ferreira è un coreografo portoghese noto per il suo approccio sperimentale e all’avanguardia alla danza. Il suo lavoro si concentra sull’esplorazione dell’identità, della comunità e della fisicità attraverso il movimento, combinando elementi di danza urbana e contemporanea con forme tradizionali. Le sue opere spesso mettono in risalto le dinamiche del movimento di gruppo, del ritmo e dell’espressione fisica, sfumando i confini tra danza e vita quotidiana. Marco da Silva Ferreira ha ottenuto riconoscimenti con opere come “Hu(R)mano”, “Brother” e “Carcaça”, che sono state presentate in numerosi festival europei, tra cui quello di Lubiana nel 2024 (Carcaça). Il suo stile innovativo ha influenzato lo sviluppo della danza contemporanea sia in Portogallo che in tutta Europa. Ferreira analizza e approfondisce il cambiamento sociale, interrogandosi se venga dal centro o dalla periferia, enfatizzando il potere della diversità nell’espressione democratica, e invita a riflettere sul nostro ruolo nella società attraverso la danza.

Che altro dire? Lunghi attimi di una bellezza sconvolgente, coinvolgenti, palpitanti, trascinanti, appassionanti in entrambi i momenti che questo gruppo perfetto ci ha donato con generosità e trasporto. Grazie alla loro abilità e perfezione e grazie alle magnifiche coreografie su temi di straordinaria attualità, ci fanno sperare in un mondo migliore, possibile e realizzabile, senza confini, senza alcuna differenza, di nessun tipo, solo amore per il prossimo. Mi fanno riecheggiare nella mente le parole di John Lennon. “potresti dire che sono una sognatrice…ma non sono l’unica!”

La perfezione, non si può dire altro.

Da Trieste (e Lubiana) per oggi è tutto

Rosa Zammitto Schiller

 

STATIC SHOT
Choreography: Maud Le Pladec
Musica: Pete Harden in Chloé Thévenin
Luci: Eric Soyer
Costumi (design e Creazione): Christelle Kocher – KOCHÉ
Assistente: Carles Urraca Serra – KOCHÉ
Assistente costumi: Laure Mahéo
Assistente Coreografo: Régis Badel
Assistente Drammaturgo: Baudouin Woehl
Con la partecipazione della Scuola d’Arte del Ricamo Paul-Lapie di Lunéville
23 Danzatori del CCN Ballet de Lorraine
A FOLÌA
Coreografia: Marco Da Silva Ferreira
Designer Luci: Teresa Antunes
Designer musicale e sonoro: Luis Pestana, Arcangelo Corelli Violin Sonata in D minor, “La Follia”, No. 5, Op. 12)
Costumista: Aleksandar Protic
Assistente coreografo: Catarina Miranda
23 artisti del CCN Ballet de Lorraine
Produzione: CCN Ballet de Lorraine
Co-produzione con Mafalda Bastos and P-ulso
Produzione come parte del “Associated Artist project” col Centre Pompidou-Metz

Seguici

11,409FansMi Piace

Condividi post:

spot_imgspot_img

I più letti

Potrebbero piacerti
Correlati