Con “Die Schöpfung” (La Creazione) di Franz Joseph Haydn, oratorio per soli, coro e orchestra Hob: XXI:2, la Società dei Concerti di Trieste ha chiuso la stagione 2025/2026 (la 94ª dalla fondazione del 1932) al Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste. L’occasione di poter ascoltare questa gemma settecentesca per il 1536° concerto (sempre dalla fondazione) dell’associazione è stata la tournée italiana di due sensazionali, acclamate, famose, prestigiose e preziose formazioni giovanili statunitensi, la “Juilliard415 Orchestra” e la “Yale Schola Cantorum”, dalle cui fila provenivano anche i solisti impegnati nei ruoli degli arcangeli Gabriel, Uriel e Raphael, nonché della coppia Adamo ed Eva.
La Società dei Concerti di Trieste è nata nel 1932 quando alcuni fra i più illustri personaggi di spicco della città, fra i quali si ricordano i nomi di Kugy, Hermet, de Szombathely e molti altri, decisero di costituire una Società che fosse in grado di offrire finalmente delle stagioni concertistiche di alto livello. Il primissimo concerto venne celebrato dal magistrale pianista Carlo Zecchi nel 1933 e, tranne che per una breve sospensione durante gli anni del secondo conflitto mondiale, i concerti tutt’oggi continuano ininterrotti dal 1946.
I luoghi di Trieste in cui è stato possibile godere delle favolose proposte di questa associazione sono stati vari: dalla sala del Ridotto del Teatro Lirico Giuseppe Verdi, alla sala sita in Via Giustiniano, dal Teatro Stabile del FVG “il Rossetti” fino al ritorno, nel 2015, al Teatro Lirico Giuseppe Verdi. I soci e (in un tempo più recente) il pubblico di amatori, hanno potuto ascoltare le interpretazioni di artisti come Cortot, Karajan, Horowitz, Rostropovic, Maisky, Argerich, De Sabata, Gilels, Poulenc, Britten, Richter, Rubinstein, Milstein, Michelangeli, Quartetto Italiano, Trio di Trieste, Stern e moltissimi altri immensi musicisti dell’universo musicale mondiale.
L’autore magnifico, Franz Joseph Haydn, nato nel 1732 nella cittadina austriaca di Rohrau, nel Burgenland, ereditò l’amore per la musica dal padre, artigiano e arpista dilettante. Nella sua avanzata “maturità” (morì nel 1808 a Vienna), nel 1795, rientrando a Vienna dal secondo soggiorno londinese, portò con sé il testo di un oratorio tratto dalla Bibbia (“Genesi”) e il “Paradiso perduto“ (Paradise Lost), il capolavoro di John Milton (1608-1674), uno dei poemi epici più importanti della letteratura inglese e della letteratura occidentale in generale (la prima edizione è del 1667, in 10 libri; la seconda è del 1674 ed è in 12 libri, rimasta la versione attuale). La forma metrica è il verso bianco (blank verse), cioè pentametri giambici non in rima, ha uno stile solenne e maestoso e, come argomento principale, il peccato originale e la ribellione di Satana. Questo poema gli fu procurato dall’impresario Johann Peter Salomon, colui che lo aveva convinto, cinque anni prima, a partire per Londra, sebbene amici e colleghi, tra cui Wolfgang Amadeus Mozart, lo avessero sconsigliato. L’obiettivo era rilanciare lo stesso Haydn in Inghilterra come erede di Händel. Nella capitale britannica il compositore rimase profondamente colpito dagli oratori händeliani, nei quali trovò un respiro drammatico e una forza poetica che egli non riscontrava nei lavori allora eseguiti a Vienna, che vedeva ancorati ai modelli del melodramma.
Gerhard van Swieten, direttore della Biblioteca Imperiale, tradusse liberamente il testo in tedesco che divenne “La Creazione”, musicalmente composta da Haydn tra il 1797 e il 1798, presentata al Kärtenthortheater di Vienna il 19 marzo 1799 e non a Londra, come Salomon aveva immaginato. Nella versione definitiva, il poema aderì pienamente alla sensibilità religiosa del compositore, che era di fede cattolica semplice, serena e senza inquietudini.
Nelle prime due delle tre parti dell’oratorio, Haydn segue da vicino il racconto biblico affidandolo alle voci dei tre arcangeli: Raphael (basso), Gabriel(soprano) e Uriel (tenore), il cui racconto è fatto di arie e recitativi. Il tratto più originale emerge infatti nella descrizione della natura appena creata: una sequenza di immagini sonore vivide, fresche, luminose che danno forma all’impeto dei primi moti del mondo e alla varietà delle creature che lo abitano. I tre giovani solisti, con voci davvero stupende e oniriche, hanno donato a tutti noi momenti davvero notevoli, così tanto da non poter staccare gli occhi dai loro volti.
L’ultima parte prevede la creazione dell’Uomo e della Donna e dei lor primi rapporti. Nel duetto finale di Adam (basso) ed Eva (soprano), dedicato allo splendore dell’alba, alla frescura della sera, ai frutti e ai fiori, Haydn traduce l’entusiasmo dei due protagonisti in una maniera più intima che si apre poi all’apoteosi del coro conclusivo. Anche questi due fantastici cantori hanno donato, col loro amabile e vezzoso modo di interpretare le loro parti, attimi di romanticismo, di speranza e di oblio con le loro voci davvero paradisiache.
L’orchestra giovanile è molto ben preparata, guidata abilmente da Grete Pedersen, una delle direttrici più autorevoli del panorama corale internazionale, che ha restituito con energia, luminosità e precisione ( e con una prefetta pronuncia tedesca) il disegno della partitura, a partire dal primo attimo in cui si snoda l’Ouverture che mette in scena il commovente, strabiliante e coinvolgente passaggio dal caos primordiale all’irrompere della luce.
Il coro, posto su due “ali” ai lati dell’orchestra, è perfetto, calibrato e misurato, attento alla conduzione della potente Maestra. Una esecuzione stupenda, eccellente, di notevole qualità musicale.
La affollata serata ha avuto anche un forte valore simbolico: la Società dei Concerti ha rinnovato la sua generosa e sensibile attenzione verso il pubblico più fragile e, insieme al rappresentante del Comune di Trieste, ha accolto gli ospiti statunitensi donando loro il gagliardetto con l’alabarda bianca in campo rosso, simbolo della città. Tutti, proprio tutti i ragazzi sono stati acclamati salutati da lunghi applausi, meritatissimi: sono usciti dal palcoscenico mentre il pubblico li accompagnava battendo le mani in un quasi “tifo da stadio”. Il loro viaggio in Italia toccherà ancora Brescia, Venezia, Firenze, Roma e altre città. Da non perdere.
È davvero un grande momento di bellezza quello cui abbiamo assistito. Siamo usciti tutti davvero felici di avere avuto questa opportunità: camminavamo a trenta centimetri dal suolo, ci era rimasto nel cuore e nell’anima quel pezzo di Paradiso Terrestre che ci manca tanto…pur conoscendo bene l’epilogo che avrebbe dannato la razza umana: a noi è parso possibile rivivere quel periodo in cui non si poteva presumere la presenza e l’azione di mele e serpi. Tutto questo stato di grazia è dovuto certamente al genio di Franz Joseph Haydn ma anche (e direi soprattutto) a questi Angeli della Musica che sono volati nel cielo di Trieste.
Da Trieste per oggi è tutto
Rosa Zammitto Schiller

