Viareggio ha fame di arte e cultura, che in fondo restano i contesti in cui il Bel Paese è meglio attrezzato e incline, e di cui nel secolo scorso la città fu per lungo tempo uno dei luoghi simbolo. La città di Viareggio torna a pensare in grande, e nel segno della cultura.
Oggi nei viareggini vi è perfino qualcosa di ancestrale che li lega al ricordo del bel tempo che fu, quando appunto in città e sulle sue spiagge si riuniva il meglio della creatività e dell’intelletto.
Nel Novecento in città erano familiari le figure di artisti come: Gabriele D’Annunzio, Giacomo Puccini, Eleonora Duse, Isadora Duncan, Enrico Pea, Paul Klee, naturalmente Lorenzo Viani, ma anche Moses Levy, Giuseppe Ungaretti, Arturo Toscanini, Pietro Mascagni, Ermete Zacconi, Leopoldo Fregoli, Grazia Deledda, Luigi Pirandello, Galileo Chini, Marta Abba, Fortunato Depero, Carlo Carrà, Plinio Nomellini, Totò, Ettore Petrolini, Leonida Rèpaci, insomma i vertici dell’arte e del pensiero.
Con la massificazione turistica hanno frequentato e trovato dimora presso la ‘Perla del Tirreno’ gli attori Peppino De Filippo (che aveva casa al Marco Polo), Vittorio Gassman (già imparentato con Zacconi che costruì il teatro ‘Eden’), poi Delia Scala e tanti altri, come anche la grande cantante Mina. Si conobbe il geniale estro creativo di pittori come Mario Marcucci e di scrittori come Mario Tobino, che cantò la città in tutte le sue forme.
Fra tutti questi artisti e la città esisteva una sorta di connessione sentimentale, una sorta di alchimia, capace di rafforzare, fino a rendere leggendari, i legami fra la Memoria e l’identità cittadina.
Si può ben dire che, oltre al mare e il meraviglioso paesaggio circostante, la comunità era tenuta insieme da questa particolare impalpabile dimensione che la rendeva speciale agli occhi dell’Italia e del mondo.
A far da cornice a tutto questo vi erano dunque i luoghi, divenuti nel tempo emblematici, come: il ‘Caffè Margherita’, il teatro ‘Eden’, il ‘Politeama’, il ‘Liberty’, alcune ville e alcuni alberghi dove solcarono i loro passi uomini e donne che sarebbero entrati nella Storia.
Pian piano quell’epoca aurea, che così tanto portò a Viareggio e ai viareggini, svanì lentamente nel ricordo, fino a scomparire del tutto.
L’attrice e scrittrice viareggina Martina Benedetti si sta davvero prodigando per riportare la sua gloriosa città ai fasti di un tempo. Rilanciare l’immenso patrimonio storico significa restituire alla città il suo ruolo naturale di faro culturale. Il suo intento, appoggiato in toto da subito dal sindaco uscente Giorgio Del Ghingaro e dalla candidata civica Sara Grilli, è di reagire, finalmente, con decisione alla imperitura nostalgia che attanaglia i viareggini, per andare a creare un’architettura culturale che favorisca l’avvicinamento ai fasti passati, varando un’azione veramente solida e concreta.
Negli anni ‘30 lo scrittore Enrico Pea (1881 – 1958), che all’epoca gestiva il teatro ‘Politeama’, fu il principale artefice della costruzione di un teatro all’aperto nella Pineta di Ponente intitolato al sommo compositore Giacomo Puccini.
Il teatro sorgeva nella pineta che si staglia fra il viale Gino Capponi e via Roma (nella zona dell’ex ippodromo, vicino al laghetto dei cigni). Contava circa 3.600 posti ed era adibito all’attività lirica e musicale. Fu inaugurato il 13 agosto 1938 con la maestosa messinscena di ‘Turandot’, che il Maestro compose proprio nella sua villa nel quartiere Marco Polo, quasi prospiciente alla pineta.
Fu smontato nei primi anni 60, essenzialmente per motivi ideologici. Il recupero di un luogo scenico all’aperto in pineta – non tutti i viareggini sembrano saperlo – sanerebbe una profonda ferita, sarebbe un’operazione culturale e artistica che emenderebbe una sorta di misfatto, restituendo un giusto riscatto anche alle idee di un grande visionario come Enrico Pea, e con la sua realizzazione si comincerebbe a risvegliare quella “connessione sentimentale” di cui si è detto.
Grazie all’intuizione dell’attore e regista teatrale Andrea Buscemi che, con la Benedetti, oggi in quel sito reclama di costruirvi un GLOBE THEATRE sul modello elisabettiano/shakespeariano. Il secondo in Italia, dopo quello di Villa Borghese a Roma, che fu voluto dall’amico e grande collega Gigi Proietti. Poche città come Viareggio possono vantare un polmone verde nel cuore cittadino qual è la Pineta, appunto, Roma coi grandi parchi nobiliari. Inoltre la costruzione andrebbe a esistere su un luogo dove sorgeva già un teatro all’aperto, perciò l’operazione di cui si parla sarebbe accettata anche dagli ambientalisti, perché sarebbe in totale coerenza col luogo.
Il GLOBE THEATRE, fedele replica del Globe di Londra, (il più famoso teatro del periodo elisabettiano, costruti nel 1599, dove recitò lungamente William Shakespeare) è struttura semplice e interamente fatta di legno, dunque totalmente ecocompatibile.
A Roma fu costruito in soli tre mesi di lavori, nel 2003, all’interno dei giardini di Villa Borghese che in quell’anno festeggiava i suoi primi 100 anni come parco cittadino. Di forma circolare, rispetta la forma dell’originale londinese, con il palcoscenico coperto che si protende verso l’area del pubblico scoperta e circondata dai palchi su tre livelli. Interamente in legno di rovere proveniente da foreste gestite e rigenerate in maniera naturale. La platea del Globe ospiterebbe il pubblico in piedi (ma spesso seduto, soprattutto i giovani, su cuscini e tappeti che gli spettatori portano con sè) fino a 400 spettatori circa e dalla stessa sarà possibile raggiungere i palchi, su tre livelli e collegati tra loro attraverso delle passerelle.
La struttura è interamente realizzata con elementi autoportanti. Se la capienza totale del teatro romano è di 1206 posti, Viareggio dovrebbe scegliere la sua, che dovrebbe attestarsi fisiologicamente fra i 700 e i mille posti. La pavimentazione sarebbe realizzata in blocchi di tufo posati a secco, che danno un’impressione di terra battuta. L’altezza della struttura è di 10 metri, con un diametro interno di 23 metri ed esterno di 33 metri. La sua circonferenza esterna è di 100 metri e il tetto rivestito di scandole di rame, che sono piccoli elementi di copertura, solitamente quadrati o rettangolari, utilizzati per rivestire tetti e facciate.
Va da sé che il teatro si dovrebbe chiamare ‘GIACOMO PUCCINI GLOBE THEATRE’, il miglior testimonial possibile, famoso in tutto il mondo.
A Roma, dopo la scomparsa dell’attore Gigi Proietti, è stato a lui intitolato e oggi si chiama ‘GIGI PROIETTI GLOBE THEATRE SILVANO TOTI’, quest’ultimo il nome del primo finanziatore dell’opera. Si calcola che un’operazione come il ‘Globe’ avrebbe un costo intorno a 1 milione di euro, dipende dalla dimensione e la capienza che Viareggio riterrà più giusti. Comunque una spesa irrisoria, se la confrontiamo coi molteplici benefici che l’opera porterebbe con sè.
Essi sono:
– La costruzione di un nuovo teatro estivo in città, realizzato in brevissimo tempo e a costi contenuti.
– Il ‘Globe’, assieme all’’Eden’ quando sarà reso completamente funzionale, lo ‘Jenco’ e in parte l’Auditorium ‘Caruso’ darebbe finalmente concretezza a un Sistema Teatrale che a Viareggio attende ancora di essere realizzato (naturalmente la disamina non riguarda il ‘Festival Pucciniano’, che è un fiore all’occhiello).
– Laddove l’’Eden’ dovrebbe essere il teatro adibito alla grande Stagione Teatrale di Prosa della città, aperto anche ai concerti e ai recital (questi da farsi anche al ‘Caruso’), lo ‘Jenco’ andrebbe dedicato alla formazione, alle compagnie teatrali giovanili e di base, al teatro per bambini e ragazzi, le manifestazioni popolari legate al Carnevale; il ‘Globe’ sarebbe prettamente il teatro estivo – chiusi in quella stagione gli altri – dove far transitare il meglio della produzione spettacolare italiana e anche internazionale. Garantisca non solo continuità dell’offerta spettacolare ai viareggini anche durante i mesi più caldi, ma faccia da contenitore, catalizzatore e motore propulsivo di queste attività anche e soprattutto per chi viene a villeggiare a Viareggio e località limitrofe.
– Nella migliore delle ipotesi, occorrerebbe una scelta di biglietti dal costo super popolare: 5 euro per i più giovani, e max 10 euro per gli adulti. Ma alcune manifestazioni dovrebbero essere del tutto gratuite.
– Il recupero di uno spazio scenico storico preesistente che, per ubicazione e nuova scelta stilistica, un teatro elisabettiano di legno, anzi IL teatro elisabettiano per eccellenza, è già di per sé un fatto di grande suggestione.
– Un’importantissima offerta dedicata ai turisti, declinata in più modi e in piedi da giugno a settembre compresi, cioè il periodo di maggior affluenza, svolta – come faceva fino a tre anni fa il gemello romano – sin dal pomeriggio e fino a tarda sera: prosa (preferibilmente classica, sul modello del ‘Globe’ romano, ma non solo), concerti di musica dal vivo ovviamente anche recital pucciniani, reading poetici, incontri letterari, incontri ravvicinati con personaggi della cultura, della politica e dello Spettacolo. Poi dibattiti (una sorta di ‘Caffè della Versiliana’ ma più fresco e innovativo), talk show televisivi, la valorizzazione estiva della Canzonetta, fino allo svolgimento del ‘Premio Viareggio’, e varie ed eventuali.
– La realizzazione di un’operazione teatral-culturale, che ad oggi non ha eguali in Toscana, capace perciò di attirare grande attenzione mediatica a livello nazionale.
– All’epoca in cui era Andrea Buscemi, direttore artistico del ‘Festival 11 Lune’ di Peccioli, da lui inventato di sana pianta nel 2007, quel Comune promosse la costruzione dell’Anfiteatro ‘Fonte Mazzola’, tutto costruito in tufo. Ma quello rimane l’unica realizzazione recente di uno spazio teatrale all’aperto in Toscana di cui si ha memoria, e in ogni caso il ‘GLOBE THEATRE’ viareggino sarebbe un’operazione molto più importante e significativa. – Il rilancio e la valorizzazione della pineta.
La presenza di un teatro all’aperto, che si prevede frequentatissimo, anche per l’appeal determinato da una struttura così affascinante, incentiverebbe la sicurezza urbana e la lotta al degrado. La sua attività ridarebbe vita a un luogo amatissimo dai viareggini che oggi è spesso oggetto di mal frequentazioni. Inoltre darebbe slancio a tutte le piccole attività che già vi esistono, probabilmente anche con la prospettiva della riapertura di almeno un ristorante/pizzeria, come ad esempio ‘Il Pino sul tetto’ chiuso da tempo, ma anche altre imprese similari. SARA GRILLI ha da subito inserito la realizzazione di questo sogno nel proprio programma elettorale. Hanno già sposato e sostenuto questo progetto artisti come Giorgio Panariello, Debora Caprioglio, Dino Mancino, Andrea Tofanelli, Fanny Cadeo, Eva Robin’s, Gionata Francesconi, Nathalie Caldonazzo, Livia Castellana, Roberto Ciufoli e tanti altri. Soprattutto Panariello, così legato a Viareggio e da sempre ammiratore del ‘Globe’ di Roma, diretto dall’amico Gigi Proietti, si è reso disponibile a una fattiva collaborazione artistica una volta realizzato il ‘Globe’ in pineta. Col ‘GIACOMO PUCCINI GLOBE THEATRE’ si realizzerà un’opera indiscutibilmente meritoria e finanche storica, capace di unire la Memoria a una concezione più moderna dello spettacolo dal vivo, che tutta la città, compreso un pubblico giovane, innegabilmente apprezzerebbe. Così, il ‘Globe’ diventerebbe l’approdo estivo dell’attività teatrale viareggina, capace di calamitare i grandi nomi del teatro e dello spettacolo nazionale. Per le stagioni più fredde, l’amministrazione guidata dal sindaco Del Ghingaro ha già acquisito da privati, a un costo assai vantaggioso, il teatro ‘Eden’ sulla passeggiata che fu costruito dal grande attore Ermete Zacconi (1857 – 1948). Occorre ricordare, per i meno informati, che una volta abbattuto lo schermo cinematografico in cemento, riappariranno il grande palcoscenico dotato di graticcia provvisto dei relativi camerini, nei quali da bambina in estate dormiva l’attrice Paola Gassman, pronipote dello Zacconi. Così l’’Eden’, grazie alla sua prestigiosa ubicazione, al raffinato stile liberty e alla sua storia, dove tra gli altri vi recitarono Petrolini, Macario, Gino Cervi e Totò, forte di una capienza di 800 posti, diventerà uno dei teatri più significativi, non solo della Toscana, ma sul territorio nazionale.
Per la gestione dell’ ‘Eden’ e del ‘Globe’ – con lo ‘Jenco’ destinato alla formazione e all’attività delle compagnie di base – sarebbe auspicabile la creazione di una fondazione ad hoc, che per la cultura resta il miglior strumento possibile.
A completare il sogno di un Sistema Teatrale che meriti appieno questo nome, andrà poi costituita una vera e propria ‘Compagnia di Prosa’ da denominarsi ‘VIAREGGIOTEATRO’, sulla falsariga dell’esperienza di ‘Peccioliteatro’, ideata ancora da Andrea Buscemi e da lui diretta per un decennio. Che produca gli spettacoli classici e shakespiriani, con l’utilizzo di giovani attori nel frattempo formatisi nei laboratori dello ‘Jenco’. A fianco di nomi di cartello che debutteranno in estate al Globe, come era uso fare Proietti a Roma, per il pubblico di cittadini e villeggianti. Per poi transitare in inverno all’Eden e in tutta Italia, ulteriormente così divulgando in maniera sistematica e continuativa la Cultura scenica prodotta da Viareggio, perla della Versilia.
Cenni biografici di MARTINA BENEDETTI:
Classe 1985, attrice teatrale. Viareggina doc, figlia del compianto artista Roberto Benedetti, da cui ha imparato il profondo amore e il rispetto per la sua città, vede e vive Viareggio come un atto artistico. Ha legato il suo percorso creativo a quello del regista e attore Andrea Buscemi, col quale – e sotto l’egida di ensemble importanti come la ‘Compagnia Peccioli Teatro’, la fondazione ‘Sipario Toscana/la Città del Teatro di Cascina’, la ‘Compagnia Tiberio Fiorilli’ di Bari, ha portato in scena, in tutta Italia, opere di Shakespeare, Goldoni, Molière, Woody Allen, Pirandello, Schnitzler, Virginia Woolf, Neil Simon, Dostoevskij. Ma anche Ernesto Ferrero, Alberto Severi, Giuseppe Manfridi e Mario Tobino, che fu viaregginissimo quanto lei.
Come drammaturga ha scritto testi di teatro per ragazzi e vari monologhi. All’attivo ha anche la pubblicazione di due libri: il romanzo “L’Attesa” edito da Eclettica e “Rivoglio Viareggio” pubblicato dall’editore Belforte di Livorno. Si batte per la salvezza dei cani abbandonati, con grande apprezzamento da parte dei suoi meravigliosi bassotti Molière e Truffaut.
Bruno Grillo

