Nel panorama del teatro italiano contemporaneo, la figura di Anna Maria Rosa Girani si colloca come una delle esperienze più coerenti e stratificate nell’ambito della regia partecipata e della sperimentazione scenica. La sua opera, sviluppata nell’arco di quattro decenni, non si limita alla produzione di spettacoli, ma si configura come un sistema complesso in cui estetica, etica e formazione si intrecciano in modo organico. La storia della compagnia Quelli che il Teatro…, fondata e diretta dalla Girani fin dagli anni Ottanta ed impreziosita in seguito dalla creatività della scenografa Martina Rocchi, costituisce il contesto imprescindibile per comprendere la portata del suo lavoro: un organismo teatrale che ha saputo trasformarsi nel tempo, mantenendo però intatta la propria vocazione originaria: fare del teatro un luogo di incontro, di ricerca e di cittadinanza culturale.
Fin dagli esordi, condivisi con l’amica e collega Gabriella Giacopinelli il percorso della Girani si caratterizza per una forte tensione sperimentale. Il suo teatro nasce come laboratorio di linguaggi, come spazio di attraversamento tra discipline, come luogo in cui il corpo, la voce, l’immagine e il gesto vengono interrogati nella loro capacità di generare senso. La sua ricerca dialoga con le pratiche del teatro immagine e con le intuizioni del teatro antropologico (Barba, 1993; Grotowski, 1970), ma anche con le arti visive e con la pedagogia del movimento. La scena, nelle sue regie, non è mai un dispositivo illustrativo: è un campo di forze, un territorio di emersione, un luogo in cui la presenza dell’attore diventa materia viva, instabile, generativa.
Il corpo dell’attore (professionista o non professionista) è trattato come archivio vivente, luogo di memoria e di risonanza. Tale prospettiva si inserisce nella linea fenomenologica inaugurata da Merleau-Ponty (2003), secondo cui il corpo non è un mezzo, ma un modo di essere-nel-mondo. La regista lavora sulla qualità del gesto, sulla sua densità emotiva, sulla sua capacità di produrre immagini prima ancora che significati. In questo senso, la sua poetica si avvicina alle teorie della performatività (Fischer-Lichte, 2014) e della restored behavior (Schechner, 2013), privilegiando la risonanza rispetto alla narrazione, la presenza rispetto alla codificazione, la verità del gesto rispetto alla sua funzione drammaturgica.
La dimensione sperimentale del suo lavoro si manifesta anche nella continua ibridazione dei linguaggi. Progetti come TeatraLIS, (che integra la Lingua dei Segni Italiana come dispositivo scenico e non come semplice strumento comunicativo) testimoniano la capacità della Girani di trasformare l’inclusione in un principio estetico. In questa direzione, il suo lavoro dialoga con gli studi sull’accessibilità performativa (Radutzky, 2010; Kuppers, 2003), mostrando come la scena possa diventare un luogo di equità sensoriale e linguistica. In questo contesto si colloca la storia di Quelli che il Teatro…, una compagnia con radici laboratoriali che ha saputo integrare nel tempo attori non professionisti, persone con differenti abilità, gruppi intergenerazionali e comunità territoriali. La compagnia diventa così un microcosmo sociale, un organismo poroso capace di accogliere e trasformare la diversità in risorsa scenica. La pluralità dei corpi e delle biografie non è un elemento accessorio, ma il cuore della poetica della Girani. La scena si arricchisce proprio grazie alla molteplicità delle presenze, alla loro autenticità, alla loro irriducibile singolarità.
Quelli che il Teatro… rappresenta uno dei più longevi e riconosciuti esempi di compagnia a vocazione sperimentale e comunitaria in Italia. I successi della compagnia possono essere articolati su tre livelli principali.
Sul piano artistico, gli spettacoli hanno ottenuto riconoscimenti in concorsi, festival e rassegne regionali e nazionali, distinguendosi per l’originalità dei dispositivi scenici, la qualità della ricerca sul corpo, l’integrazione di linguaggi differenti (teatro, danza, arti visive, LIS) e la forza delle immagini simboliche. Produzioni come TeatraLIS, Le voci del margine, Corpi in ascolto e Memorie in atto hanno ricevuto menzioni speciali per l’innovazione metodologica e per la qualità della direzione attoriale, confermando la capacità della compagnia di coniugare rigore estetico, sperimentazione e apertura comunitaria.
Sul piano pedagogico, Quelli che il Teatro… è riconosciuta come modello di teatro educativo, pedagogico e sociale. I percorsi formativi rivolti a scuole, associazioni e comunità, i progetti di inclusione con persone con disabilità, i laboratori intergenerazionali e le collaborazioni con enti pubblici e privati hanno contribuito a formare generazioni di interpreti, educatori e spettatori. Molti partecipanti ai percorsi della Girani hanno intrapreso carriere artistiche o educative, riconoscendo nella regista una figura di riferimento e nella compagnia un luogo di crescita personale e professionale (Demetrio, 1996; Moretti, 2018).
Sul piano istituzionale e comunitario, il lavoro della compagnia ha ottenuto riconoscimenti da parte di enti locali per il valore sociale dei progetti, partecipazioni a reti nazionali di teatro di comunità, premi per l’accessibilità e l’inclusione, collaborazioni con istituzioni culturali e scolastiche. L’impatto culturale di Quelli che il Teatro… è stato tale da trasformare il territorio in cui opera, generando un modello replicato in altre realtà italiane e contribuendo alla diffusione di pratiche teatrali inclusive e partecipate.
L’immaginario scenico della creativa regista si articola attraverso una dialettica costante tra rito, memoria e quotidianità. La scena è spesso costruita come spazio rituale, ma senza ricorrere a codici solenni: il rito nasce dalla ripetizione dei gesti, dalla coralità dei movimenti, dalla densità delle presenze (Turner, 1986). La memoria (personale e collettiva) diventa materia drammaturgica, non come nostalgia, ma come energia trasformativa. La quotidianità, elevata a gesto simbolico, permette di costruire una scena che non cerca l’effetto, ma la permanenza.
Celebrare i quarant’anni di regia di Anna Maria Rosa Girani significa riconoscere il valore di un teatro che unisce rigore estetico, profondità pedagogica, sperimentazione linguistica, responsabilità sociale e innovazione metodologica. La sua opera offre un modello di direzione che non rappresenta, ma rivela; che non esclude, ma accoglie, che non impone, ma ascolta. La compagnia Quelli che il Teatro…, con i successi ottenuti, testimonia la forza di un teatro che non separa mai arte e vita, scena e comunità, gesto e relazione. Un teatro che continua a generare senso, risonanza e futuro.
Giuliano Angeletti
Photo: Valentina Lucchinelli

