Scary Movie 6: il trionfo del fan service tra satira sociale e citazionismo per pochi eletti

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A distanza di anni dall’ultimo capitolo, l’iconico franchise della parodia cinematografica torna sul grande schermo con Scary Movie 6. Diciamolo subito, senza troppi giri di parole: il film è strano. Manca di quella fluidità narrativa a cui i capitoli classici ci avevano abituati e, a tratti, la visione non scorre decisamente al meglio, lasciando lo spettatore interdetto di fronte a scelte strutturali bizzarre. Eppure, nonostante i suoi evidenti limiti di ritmo, la pellicola si rivela essere una vera e propria operazione nostalgia: il trionfo assoluto del fan service.

Un’operazione nostalgia per i puristi della saga

Chi si aspetta un film accessibile a tutti rischia di rimanere deluso. Scary Movie 6 non è pensato per i neofiti, ma è una lettera d’amore (seppur distorta) ai fan più fedeli della saga, quella storica il cui apice artistico e comico è stato indubbiamente raggiunto nel glorioso quadrilatero che va dal primo al quarto capitolo.

Il lungometraggio è letteralmente infarcito di:

Citazioni interne e rimandi continui ai vecchi sketch e tormentoni.

Personaggi iconici e storici che ritornano in scena per la gioia dei nostalgici.

Cammei e autocitazioni della saga originale.

Proprio per questo motivo, ci troviamo di fronte a un’opera che può essere compresa e metabolizzata appieno solo da chi ha visto e metabolizzato tutti i capitoli precedenti. Senza quel bagaglio culturale, molte delle gag rischiano di cadere nel vuoto.

La barriera culturale e la satira sociale sul razzismo sistemico

Oltre al legame con il passato, il film presenta un’altra forte specificità: punta tantissimo su riferimenti strettamente legati alla cultura pop e sociale americana contemporanea. Si tratta di una comicità così radicata nel contesto statunitense che, se non la si conosce a fondo, rischia di non essere apprezzata nella sua totalità dal pubblico internazionale.

In questo calderone di iper-citazionismo americano, emerge però una critica sociale graffiante e tutt’altro che banale. Il film spinge molto l’acceleratore sulla satira legata al razzismo sistemico nei confronti delle persone nere negli Stati Uniti, concentrandosi in particolare sul comportamento della polizia americana. Con il tipico stile grottesco e dissacrante del brand, viene mostrato come le forze dell’ordine, anziché proteggere la comunità, fungano da ostacolo continuo, esasperando situazioni già paradossali.

In conclusione

Scary Movie 6 è un oggetto cinematografico imperfetto, dal passo incerto e frammentato. Tuttavia, per chi è cresciuto a pane e parodie nei primi anni Duemila e possiede le giuste chiavi di lettura della società americana odierna, si trasforma in un’esperienza d’intrattenimento ricca di tessere da riordinare. Non un capolavoro di fluidità, ma un tassello imprescindibile per i completisti della saga.

Marco Assante

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