Circle Mirror Transformation di Annie Baker…

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In scena dal 6 al 10 maggio 2026 al Teatro Ivo Chiesa di Genova.

C’è un teatro che non alza mai la voce, e proprio per questo arriva più lontano. Circle Mirror Transformation, nella nuova messinscena diretta e interpretata da Valerio Binasco, appartiene a questa specie rara: un teatro che non seduce con l’effetto, ma con l’ascolto; che non cerca la rivelazione, ma la trasformazione impercettibile, quella che avviene nei margini, nei silenzi, nelle incrinature del quotidiano.

Annie Baker, una delle voci più limpide e radicali della drammaturgia americana contemporanea, costruisce una partitura di micro-eventi che, come accade nella vita, sembrano insignificanti finché non ci si accorge che hanno spostato qualcosa dentro. La traduzione di Monica Capuani e Cristina Spina restituisce con finezza questa delicatezza: una lingua che non vuole brillare, ma respirare.

La sala di Shirley, Vermont, è un non-luogo: un pavimento di legno, qualche tappetino, un orologio che scandisce il tempo come un metronomo invisibile. È qui che Marty, una Pamela Villoresi luminosa, fragile e tenace, guida un gruppo di adulti in un corso di teatro amatoriale. Gli esercizi sono quelli che tutti conosciamo: fare l’albero, il guanto da baseball, raccontare la vita di un altro. Ma Baker li usa come dispositivi rivelatori: ogni gesto è una fenditura, ogni gioco un varco.

Binasco, che firma anche la regia, sceglie la via più difficile: non aggiungere nulla. Nessuna sovrastruttura, nessuna ironia di regia, nessun ammiccamento. Il suo lavoro è un atto di fiducia: lascia che il testo respiri, che gli attori si incontrino davvero, che il pubblico entri in quella stanza come un partecipante silenzioso.

Accanto a Binasco, Alessia Giuliani, Andrea Di Casa e Maria Trenta compongono un ensemble compatto, calibrato, capace di far emergere la vulnerabilità senza mai esibirla. Ognuno porta in scena un personaggio che non chiede di essere amato, ma compreso: e proprio per questo finisce per toccare.

Il ritmo è quello tipico di Baker: lento, ma mai fermo. Un tempo che non è psicologico né narrativo, ma umano. Un tempo che permette allo spettatore di vedere ciò che normalmente sfugge: un tremito, un’esitazione, un sorriso trattenuto, un dolore che non trova parole.

La forza dello spettacolo sta nel suo rifiuto dell’evento. Non c’è un colpo di scena, non c’è un climax. Eppure, quando le sei settimane del corso finiscono, qualcosa è cambiato. Non sappiamo esattamente cosa, ma lo percepiamo: come quando si esce da una stanza e ci si accorge che la luce è diversa.

È qui che Binasco coglie il cuore della drammaturgia di Baker: la trasformazione non è un atto, ma un processo. Non è un gesto, ma un accumulo di gesti. Non è un grido, ma un sussurro.

In un’epoca che chiede al teatro di essere urgente, rumoroso, dichiarativo, Circle Mirror Transformation sceglie la via opposta: quella dell’intimità. E proprio per questo diventa politico. Perché ci ricorda che la fragilità è un linguaggio, che l’ascolto è un gesto rivoluzionario, che la comunità può nascere anche da un esercizio ridicolo fatto in cerchio. È uno spettacolo che non vuole convincere, ma accompagnare. Non vuole spiegare, ma condividere. Non vuole stupire, ma restare. E resta.

Giuliano Angeletti

 

Circle Mirror Transformation

di Annie Baker

Produzione: Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, Teatro di Roma – Teatro Nazionale
Traduzione: Monica Capuani e Cristina Spina
Regia: Valerio Binasco
Interpreti: Valerio Binasco, Pamela Villoresi, Alessia Giuliani, Andrea Di Casa, Maria Trenta
Scene: Guido Fiorato
Costumi: Alessio Rosati
Luci: Alessandro Verazzi
Suono: Filippo Conti
Video: Simone Rosset
Photo: Virginia Brown
Regista assistente: Fiammetta Bellone
Circle Mirror Transformation is presented by special arrangement with United Talent Agency e per tramite dell’Agenzia Danesi Tolnay

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