Straordinari: Cantata per la fine del mese…

Data:

In scena dal 5 al 9 maggio 2026 al Teatro Nuovo – Rifredi Scena Aperta di Firenze.

Straordinari – Cantata per la fine del mese è un attraversamento feroce e poetico del lavoro contemporaneo, non come tema ma come trauma. La scena diventa un laboratorio di identità infrante, un luogo dove la biografia professionale: quel “sono qualcosa perché faccio qualcosa” implode sotto il peso della precarietà, della sostituibilità, della fatica che non nutre. Il testo non denuncia: disvela. Non rappresenta il lavoro: lo smonta, lo espone come un meccanismo arrugginito che continua a girare anche quando non serve più a nessuno.

La forma della cantata è un gesto politico: il lavoro è un coro dissonante, un ritornello che non chiude, un lamento che non trova pace. La struttura scenica permette allo spettacolo di oscillare tra invettiva e ironia, tra cabaret e requiem, tra la stanchezza e la furia. È una liturgia laica per chi non arriva a fine mese, un inno alla sopravvivenza collettiva, un canto spezzato che tenta di ricomporsi davanti al pubblico.

In questo paesaggio emotivo e sociale si muovono Riccardo Goretti, Gioia Salvatori e Simona Senzacqua, tre interpreti che diventano cento, cento che diventano mille, mille che – paradossalmente – fanno zero. Goretti porta in scena la fisicità del lavoratore contemporaneo: piegato, elastico, sempre pronto a reinventarsi, un corpo che scandisce il ritmo del collasso e della resistenza. Salvatori è lama e carezza: la sua parola incarna la vulnerabilità feroce di chi lavora “nonostante tutto”, trasformando la precarietà in poesia, la stanchezza in canto. Senzacqua è metamorfosi pura: attraversa ruoli, mestieri, posture con una duttilità che diventa dichiarazione politica, un archivio vivente di lavori possibili e impossibili.

La comicità dello spettacolo non consola: sabota. Ogni risata è un colpo inferto al mito produttivo, un atto di resistenza contro la retorica del “lavorare nobilita”. Ridere del lavoro significa sottrargli il potere di definirci, restituire al corpo sociale la possibilità di guardarsi senza vergogna. Le citazioni, Huxley, Campana, Aprile, Agnelli, non sono ornamenti, ma sedimenti culturali: macerie luminose di un secolo che ha tentato invano di avvertirci che il lavoro non è un destino, è un dispositivo. Lo spettacolo raccoglie queste macerie e le trasforma in un paesaggio di fine mese, di fine corsa, di fine illusione.

La rivelazione finale non riguarda il lavoro, ma ciò che il lavoro ci ha tolto: la collettività. Ciò che ci tiene in piedi non è la prestazione, ma la presenza; ciò che ci salva non è il salario, ma il legame. Straordinari diventa così un’opera profondamente politica non perché parla del lavoro, ma perché parla della comunità che il lavoro ha eroso, della casa che manca, del “noi” che abbiamo smarrito. Lo spettacolo è una cantata per chi non arriva a fine mese, per chi non arriva a fine giornata, per chi non arriva a fine sé. Un teatro che non intrattiene ma interroga, non consola ma espone, non racconta ma trasforma. Un teatro necessario.

Giuliano Angeletti

Straordinari: Cantata per la fine del mese…

di e con
Riccardo Goretti, Gioia Salvatori, Simona Senzacqua
scene: Federico Biancalani
costumi: Anna Missaglia
musiche e ambienti sonori: Simone Alessandrini
disegno luci: Samuele Batistoni
collaborazione artistica: Andrea Macaluso
produzione: Teatro della Toscana
foto: Manuela Giusto

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