E l’ape disse alla vespa: “Sì, ciao”

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In scena il 16 maggio 2026 al Teatro Era di Firenze.

E l’ape disse alla vespa: “Sì, ciao” di e con Stefano Massini; con Luca Roccia Baldini e Saverio Zacchei; è una produzione Teatro della Toscana. Ci sono spettacoli che raccontano una storia, e altri che raccontano un Paese. E l’ape disse alla vespa: “Sì, ciao” appartiene alla seconda categoria: un affresco narrativo che prende quattro mezzi: Ape, Vespa, Sì, Ciao, e li trasforma in quattro archetipi mobili, quattro icone su ruote capaci di condensare un’intera antropologia italiana. Stefano Massini, con il suo inconfondibile sguardo ironico e profondo, costruisce una geografia affettiva fatta di motori, officine, mani sporche, sogni leggeri e ingegni popolari. Non è solo la storia della Piaggio: è la storia di un’Italia che riparte, che inventa, che corre senza casco verso un futuro ancora senza forma.

 La drammaturgia di Massini procede per micro‑epiche, per quadri narrativi che si incastrano come ingranaggi: la vibrazione ostinata dell’Ape, l’eleganza quasi cinematografica della Vespa, lo scatto adolescenziale del Sì, la leggerezza anarchica del Ciao. Ogni mezzo diventa un personaggio, ogni personaggio un’epoca, ogni epoca un modo diverso di stare al mondo. L’autore non si limita a evocare: cartografa. Disegna un’Italia che cresce su due o tre ruote, che trova nella mobilità la propria emancipazione, che scopre la libertà non come concetto astratto ma come gesto quotidiano: partire, andare, spostarsi, rischiare.

Accanto a Massini, la presenza scenica di Luca Roccia Baldini e Saverio Zacchei amplifica il racconto, lo ritma, lo sostiene, lo contrappunta. La scena diventa un’officina immaginaria, un luogo in cui la parola si mescola al rumore dei pistoni, alla memoria delle strade bianche, alle traiettorie di un Paese che ha imparato a conoscersi attraverso i suoi mezzi più umili.

La produzione del Teatro della Toscana sostiene un progetto che è insieme divulgazione, poesia civile e antropologia popolare. Il valore dello spettacolo sta nella sua capacità di trasformare oggetti quotidiani in mitologie minime, di far emergere dalle lamiere un’umanità intera: operai, studenti, contadini, commessi, innamorati, emigranti, ragazzini che sfrecciano verso la vita. Massini non racconta una fabbrica: racconta un immaginario collettivo. E lo fa con una lingua che sa essere lieve e tagliente, comica e struggente, sempre sorprendente.

Lo spettacolo E l’ape disse alla vespa: “Sì, ciao” è un viaggio nella memoria meccanica del Paese, un atlante sentimentale su ruote che ci ricorda come, a volte, per vedere davvero il mondo serva salire su un mezzo piccolo, rumoroso ma iconico. Perché è lì, in quelle vibrazioni minime, che si nasconde la grande storia di chi siamo stati e di chi continuiamo a essere.

Giuliano Angeletti

E l’ape disse alla vespa: “Sì, ciao”

di e con Stefano Massini
e con Luca Roccia Baldini e Saverio Zacchei
produzione Teatro della Toscana
luci Samuele Batistoni
immagini Walter Sardonini, Foto Marco Borrelli
aiuto regia Serena Fornari
assistente alla regia Gianluca Massini

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