Presentata alla stampa a Firenze il 15 giugno 2026, Io Natura. La Meccanica Divina dell’artista ligure Davide Puma propone al pubblico un nuovo ideale di natura: una “pittura come organismo vivente”.L’evento è in collaborazione con l’assessore alla cultura del Comune di Firenze Giovanni Bettarini,con il patrocinio di Regione Toscana e Città Metropolitana di Firenze.catalogo edito da Sillabe.
La Sala d’Arme, che ospita l’allestimento, si presenta non tanto come una classica esposizione, quanto come una vera e propria soglia esperienziale da attraversare. La rigidità dell’ambiente viene ammorbidita e trasformata in un habitat percettivo fatto di natura, pittura e luce, capace di coinvolgere l’osservatore non solo sul piano fisico e sensoriale, ma anche su quello spirituale. L’allestimento ha visto inoltre la supervisione dell’assessore alla cultura e vicesindaco Paola Galgani e del paesaggista Chen Zhijiang, il cui contributo ha rafforzato il dialogo tra spazio storico, elemento naturale e dimensione contemplativa della mostra.
La curatela di Sara Taglialagamba prende nettamente le distanze dalla retorica dell’arte ecologica, spesso affrontata in modo propagandistico, e conduce invece il discorso su un piano ontologico, lontano tanto dall’illustrazione quanto dalla semplice descrizione.
Nelle opere di Puma, la natura viene umanizzata, riportata al centro e resa protagonista, quasi a suggerire la necessità di un nuovo umanesimo della natura, capace di portare l’uomo a declinare le proprie funzioni vitali ed esistenziali al servizio della saggezza e della profondità spirituale dell’habitat naturale.
Per Puma, la natura è crescita, metamorfosi, proliferazione, vibrazione. I soggetti delle sue opere sembrano fuoriuscire dalla tela e, nella loro apparente instabilità, ricercano un nuovo equilibrio, tentando di ricreare un’armonia con l’uomo.
L’intero percorso si sviluppa lungo una linea sottile tra controllo e perdita di controllo: spatolate materiche si dissolvono in velature che ne sciolgono la densità magmatica, con l’obiettivo di raggiungere una libertà quasi turneriana.
Tutto è in transito nella ricerca artistica di Puma, perché la natura stessa è transizione e cambiamento.
In questo senso, il pensiero di Henri Bergson sulla “durata reale” sembra riecheggiare nell’intera mostra: tutto muta, tutto si trasforma.
L’imprevedibilità diventa così protagonista del percorso espositivo; le figure rappresentate appaiono come condensazioni temporanee di energia simbolica.
La “meccanica divina” richiama il contrasto costante tra il controllo razionale esercitato dagli esseri viventi nello spazio terreno e l’aspirazione verso l’indeterminatezza e il mistero del divino. Caos e trascendenza si confrontano continuamente nel linguaggio pittorico di Puma.
Secondo Plotino, ogni forma appartenente al mondo visibile esprime un’unità superiore che si manifesta nel reale attraverso scariche emotive ed emozionali: una visione che sembra riflettersi pienamente nella poetica dell’artista.
La velocità del quotidiano viene rallentata dall’allestimento stesso, dove sedute, piante e disposizione dello spazio accompagnano il visitatore verso uno stato di pace e quiete.
Per Puma, l’uomo non è sopra il mondo, ma nel mondo. La sua pittura è una casa che desidera essere abitata, un luogo capace di accogliere tutti.
“La natura non è un luogo da visitare. È casa nostra.”
Concludo ringraziando Davide Puma per questo progetto, che rappresenterà per noi fruitori un’importante occasione di arricchimento umano, spirituale e personale.
Maria Laura Perilli

