ROMA – Una serata dedicata al talento e all’autonomia artistica di tre figure femminili del Novecento ha animato il 19 giugno il chiostro della Galleria d’Arte Moderna di Roma Capitale.
Nell’anno in cui il museo di via Crispi celebra il prestigioso traguardo dei cento anni dalla fondazione, l’attenzione si è concentrata sulle opere e sulle vicende di Benedetta Cappa, Antonietta Raphaël e Mimí Quilici Buzzacchi, artiste che hanno lasciato un’impronta significativa nella storia dell’arte italiana pur restando, spesso, nell’ombra di figure maschili più note.
Un racconto tra arte e musica
A guidare il pubblico in questo viaggio è stata la storica dell’arte e curatrice Gina Ingrassia, protagonista di un intenso reading dedicato alle tre artiste.
Ad accompagnare la narrazione, il contributo musicale dell’artista e musicista Gian Mario Conti, il cui intervento sonoro ha contribuito a creare un’atmosfera suggestiva e coinvolgente, capace di trasportare gli spettatori in una dimensione sospesa tra memoria e arte.
La visita alle opere della GAM
L’iniziativa è stata preceduta da una visita guidata attraverso i quattro piani espositivi della GAM.
I partecipanti hanno potuto osservare da vicino le opere delle tre protagoniste accanto a quelle di alcuni dei maggiori artisti loro contemporanei, tra cui Giorgio de Chirico, Giacomo Balla e Franz.
Tra il pubblico erano presenti anche Eva Cela ed Emanuela Schiavetto, che hanno seguito con particolare interesse il percorso espositivo e il successivo approfondimento culturale.
Tre donne, tre percorsi indipendenti
Nel corso della serata è emerso con forza il profilo di tre artiste accomunate da una straordinaria indipendenza creativa.
Le loro storie raccontano esperienze segnate da assenze, difficoltà e momenti di fragilità che, anziché rappresentare un limite, sono diventati materia espressiva e fonte di ispirazione per linguaggi artistici originali e personali.
Benedetta Cappa e il “ritmo invisibile”
Ampio spazio è stato dedicato a Benedetta Cappa, figura di riferimento del Secondo Futurismo.
Definita “la donna che ascoltava il ritmo invisibile”, l’artista si distinse per una ricerca innovativa sulla velocità, sul dinamismo e sulla rappresentazione del movimento, anticipando temi che avrebbero caratterizzato importanti sviluppi dell’arte contemporanea.
Antonietta Raphaël e la Scuola di via Cavour
La serata ha inoltre ricordato il ruolo di Antonietta Raphaël, protagonista della vivace scena culturale romana del suo tempo.
Nel suo salotto letterario si incontravano artisti, scrittori e intellettuali, contribuendo alla nascita di un fertile ambiente creativo. Insieme al marito Mario Mafai, diede vita alla celebre Scuola di via Cavour, esperienza fondamentale per l’arte italiana del Novecento.
Mimí Quilici Buzzacchi e il fascino dell’archeologia
Il percorso si è concluso con la figura di Mimí Quilici Buzzacchi, artista particolarmente apprezzata per le sue xilografie dedicate ai siti archeologici.
Dalle vedute di Roma fino ai paesaggi di luoghi lontani come Leptis Magna, le sue opere testimoniano una ricerca capace di attraversare culture e territori diversi, mantenendo sempre uno sguardo attento alla memoria storica.
Una riscoperta nel segno del centenario
L’iniziativa ha rappresentato un’importante occasione di riflessione sul contributo femminile alla storia dell’arte del Novecento.
Nel centenario della Galleria d’Arte Moderna di Roma Capitale, il racconto di Benedetta Cappa, Antonietta Raphaël e Mimí Quilici Buzzacchi ha restituito visibilità e centralità a tre percorsi artistici distinti ma uniti dalla stessa determinazione: affermare una voce autonoma e originale nel panorama culturale italiano.
Filly di Somma

