Napoli Nobilissima…

Data:

In scena dal 12 al 24 maggio 2026 al Teatro Carignano di Torino

Lo spettacolo entra nel palpitante cuore di Napoli: Raffaele Viviani e Geppy Gleijeses entrano nell’anima del popolo partenopeo. In Napoli Nobilissima c’è un momento, entrando in sala, in cui si avverte che Napoli non sarà un fondale, ma una pressione, un respiro, un battito. Con Don Giacinto e La musica dei ciechi, Geppy Gleijeses non si limita a rimettere in scena due atti unici di Raffaele Viviani: li riporta al sangue, li riallaccia alla loro origine popolare, li lascia vibrare come organismi ancora vivi, ancora necessari. Viviani, si sa, non è autore da museo. È un autore che chiede odore, sudore, voce, e Gleijeses risponde con una regia che non estetizza, non addolcisce, non leviga: ascolta. Ascolta i margini, le crepe, le dignità ferite, le piccole crudeltà quotidiane. E restituisce tutto con una precisione che non è filologica, ma umana.

Nel primo atto unico, Don Giacinto, Gleijeses si affida a un ritmo lento, quasi respirato, che permette al personaggio di emergere come un relitto nobile in un mare di miserie. Il suo Giacinto non è un vecchio patetico: è un uomo che ha conosciuto il mondo e ne porta addosso la polvere, la stanchezza, la fierezza. La scena di Roberto Crea, essenziale e tagliente, costruisce un interno che sembra sbriciolarsi sotto gli occhi del pubblico: un luogo dove la povertà non è mai pittoresca, ma struttura del vivere. Chiara Donato veste i personaggi con abiti che non imitano il passato, ma lo evocano: stoffe consumate, colori spenti, una bellezza che resiste per ostinazione. Gleijeses attore è magistrale: non cerca l’effetto, non cerca la lacrima. Cerca la verità. E la trova in una recitazione asciutta, trattenuta, che lascia emergere l’ipocrisia degli altri come un coro stonato, un rumore di fondo che soffoca e umilia.

Nel secondo atto unico, La musica dei ciechi, la regia cambia respiro: si apre, si sporca, si fa più mobile.
L’orchestrina di ciechi — guidata da un guercio che sembra conoscere il mondo meglio dei vedenti — diventa una piccola comunità di sopravvivenza, un microcosmo dove la musica è insieme mestiere, rifugio e condanna. Lorenzo Gleijeses e Chiara Baffi offrono interpretazioni di grande precisione emotiva: non c’è mai compiacimento, mai caricatura, mai folklore. C’è la dolenza vera, quella che non chiede pietà ma riconoscimento. E poi c’è Massimiliano Rossi, presenza magnetica, che porta in scena una Napoli ferita e feroce, una città che non consola ma accompagna, che non salva ma canta.

Le musiche originali di Viviani, intrecciate a canti e frammenti di danza, non sono un semplice accompagnamento: sono la spina dorsale dello spettacolo. Gleijeses le lascia respirare, le lascia sporcare la scena, le lascia diventare racconto. È in quei momenti che il pubblico sente davvero il cuore del teatro partenopeo: un cuore che pulsa nei bassifondi, nelle strade, negli angoli dove la vita è più dura e più vera.

La forza di questo dittico sta nella sua capacità di evitare ogni trappola folkloristica. Non c’è cartolina, non c’è oleografia, non c’è nostalgia. C’è una Napoli nobilissima proprio perché mostrata nella sua fragilità, nella sua ferocia, nella sua poesia ruvida. Gleijeses firma una regia che non vuole stupire, ma far ricordare. Ricordare che il teatro nasce per dare voce a chi non ne ha. Ricordare che Viviani non è un autore del passato, ma un autore del presente. Ricordare che la dignità, anche quando sembra perduta, può ancora brillare.

Napoli Nobilissima è uno spettacolo che non si limita a omaggiare Viviani: lo riattiva.
Lo porta nel nostro tempo senza tradirlo, lo fa risuonare con una potenza che è insieme politica e poetica. È un viaggio nel ventre della città, un ascolto profondo delle sue ferite, un atto d’amore verso un teatro che non teme la verità. Uno spettacolo necessario. E, soprattutto, vivo.

Giuliano Angeletti

NAPOLI NOBILISSIMA

due atti unici di Raffaele Viviani:
Don Giacinto e La musica dei ciechi
con Geppy Gleijeses
Lorenzo Gleijeses, Chiara Baffi
e con la partecipazione
di Massimiliano Rossi
regia Geppy Gleijeses
scene Roberto Crea
costumi Chiara Donato
Dear Friends, Teatro di Napoli – Teatro Nazionale

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