Un’insolita conferenza stampa convocata dopo 164 anni. Lo spettacolo scritto e diretto da Roberto D’Alessandro debutta al Campania Teatro Festival.
Napoli, 29 giugno 2026 – Teatro Tedér, Campania Teatro Festival
Cosa può spingere un sovrano mite, più incline alla preghiera che al clangore delle armi, a convocare una conferenza stampa ben 164 anni dopo la fine del suo regno? Quale urgenza lo ha spinto a un gesto tanto clamoroso e cosa desidera rivelare al mondo contemporaneo? Queste sono le domande che animano l’atteso spettacolo teatrale “E ADESSO PARLO IO”, in scena questa sera alle ore 21:00 al Teatro Tedér di Napoli, nell’ambito della prestigiosa rassegna del Campania Teatro Festival 2026.
L’opera, scritta e diretta con maestria da Roberto D’Alessandro, porta sul palcoscenico una figura storica complessa e spesso fraintesa: Sua Altezza Reale Francesco II di Borbone, l’ultimo re delle Due Sicilie. A dar voce e corpo al sovrano è l’attore Nicola Paduano, affiancato in scena dallo stesso Roberto D’Alessandro, da Luca Faustinella e da Emilio Russo. Le scene sono curate da RO.DA, mentre i costumi portano la firma di Janny Altamura. L’Ufficio stampa è affidato a Maria Rosaria Fabbricatore per una produzione firmata Associazione Culturale La Nuova Drammaturgia.
Figlio di Ferdinando II e della Beata Maria Cristina di Savoia, Francesco II salì al trono giovanissimo, in uno dei momenti più drammatici e cruciali per la storia del Sud Italia e dell’intera penisola. La narrazione teatrale esplora la sua eredità, spogliandolo dei cliché storiografici per restituirgli una dimensione profondamente umana. L’insolita “conferenza stampa” non è però un tribunale per recriminare sul passato: il re non chiede nulla per sé. Dalle sue parole non traspaiono rivendicazioni di troni perduti né desideri di vendetta. Al contrario, il suo discorso è un atto d’amore incondizionato, l’espressione del desiderio di una “nuova primavera” per la sua terra e per quel popolo che non ha mai smesso di amare.
Uno spettacolo della durata di circa un’ora e un quarto che promette di coinvolgere gli spettatori in un viaggio emotivo e di profonda riflessione. Un incontro unico tra la memoria di un regno passato e le speranze di un territorio che guarda al futuro, attraverso le parole di chi, finalmente, può dire: «E adesso parlo io».
Emmanuele Paudice

