Il Consiglio Nazionale degli Ingegneri apre il dialogo sulla centralità dell’individuo. L’ingegneria incontra l’arte.

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In un momento storico delicato, nel quale ogni individuo è teso a ridefinire e progettare il proprio futuro alle soglie dell’arrivo imminente dell’intelligenza artificiale, ecco che ascoltare la voce di un creativo diventa un’opportunità. Questo è quello che è accaduto nei giorni scorsi presso il Consiglio Nazionale degli Ingegneri, dove l’intervista all’artista Roberta Coni non è stata un classico evento d’arte o un approfondimento dedicato alla pittura, ma il segno di un approccio differente, in cui il progresso non può prescindere da una riflessione sull’essere umano. L’arte ha la grande capacità di risvegliare sensibilità e memoria, e di aiutare a interrogarsi su ciò che rende ogni individuo unico.

L’artista Roberta Coni, conosciuta per la sua ricerca sul volto contemporaneo ma che, nel corso del suo excursus professionale, ha affrontato per prima la ricerca concettuale nella figurazione, ha raccontato la sua storia e ciò che l’ha portata fin da bambina a scegliere di dedicarsi alla pittura. L’artista racconta come, fin dall’infanzia, ritrarre i propri familiari fosse un modo per fermare il tempo e proteggerli. Da qui nasce una delle fondamenta della sua poetica artistica: il ritratto come gesto d’amore e come resistenza all’oblio.

La sua formazione artistica ha trovato radici in un dialogo con la tradizione europea (aspetto oggi più che mai attuale): Rembrandt, Velázquez, Caravaggio, Vermeer e la pittura fiamminga, dove la luce — uno degli elementi che contraddistinguono le sue opere — diventa strumento di verità.

I suoi ritratti si sono affermati a livello internazionale non solo per l’impatto estetico che possono creare nell’osservatore, ma perché hanno sempre avuto il tentativo di portare alla luce ciò che resta invisibile: vulnerabilità, forza, memoria e dignità.

Il volto diventa relazione, una conoscenza che prende distanza da un’epoca dominata da immagini rapide ed omologate.

Roberta Coni proviene da collaborazioni internazionali in Europa, Asia e America, con esperienze in Spagna e negli Stati Uniti.

Un’arte che supera i confini e sottolinea l’affermarsi sempre più incalzante di una produzione artistica propensa a essere strumento di relazione e scambio culturale. Sapere tecnico e sapere umanistico si incontrano e, da qui, forse la lezione più importante.

Non esiste progresso, non esiste evoluzione, se insieme alla tecnica non continuiamo a coltivare anche la capacità di riconoscere il volto, la storia e la dignità dell’altro.

Quindi, l’iniziativa del Consiglio Nazionale degli Ingegneri si propone come un dialogo tra cultura umanistica e cultura tecnico-scientifica, sottolineando come solo, la collaborazione tra categorie può essere un’opportunità per costruire un nuovo futuro, dove, oltre alla scienza e al progresso, ci sia spazio anche per l’individuo, che, ricordiamo, non dovrà perdere le redini della propria esistenza facendosi travolgere dalla tecnologia.

Maria Laura Perilli

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