Aliena Kataklò…

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Aliena non è soltanto il nuovo spettacolo di Giulia Staccioli: è la dichiarazione più radicale della sua poetica, un manifesto che raccoglie e rilancia trent’anni di ricerca alla guida di Kataklò. Staccioli, artista visiva prima ancora che coreografa, costruisce un universo scenico che sfugge ai codici della danza contemporanea per generare un linguaggio autonomo, un territorio ibrido in cui gesto atletico, immagine plastica e drammaturgia del corpo si fondono in un’unica esperienza percettiva.

Lo spazio scenico, essenziale e calibrato, è modellato da un disegno luci di Sharon Remartini e Fabio Passerini che non illumina, ma scolpisce. La luce incide i corpi, li seziona, li trasforma in superfici mobili, creando un ambiente in cui la percezione dello spettatore è guidata verso una lettura quasi anatomica del movimento. In questo paesaggio rarefatto, i costumi di Olivia Spinelli, realizzati da Maria Sole Montironi Lasca introducono una dimensione metamorfica: pellicce sintetiche, tessuti tecnici, texture cangianti e segni grafici si intrecciano con la pelle nuda, generando corpi ibridi, né umani né animali, né organici né artificiali. Il corpo diventa un paesaggio in continua evoluzione, un organismo che muta e si rigenera sotto gli occhi dello spettatore.

Le musiche originali di GP Cremonini amplificano questa trasformazione: non accompagnano la danza, ma sembrano nascere direttamente dai gesti dei performer. Ogni suono si innesta sul movimento, lo prolunga, lo espande, creando un paesaggio sonoro che evolve in sincronia con la materia corporea. La danza diventa così un dispositivo acustico, un generatore di ritmo e vibrazione, un organismo sensoriale complesso.

Al centro di Aliena si muove una figura solitaria, presenza liminale che attraversa la scena oscillando tra apparizione e dissolvenza. Non racconta, non guida, ma orienta: è un vettore di senso, un punto di fuga che permette allo spettatore di leggere l’intero spettacolo come un viaggio nella diversità, nell’alterità, nell’imperfezione come principio generativo. Attorno a lei, i sei danzatori Kataklò — corpi estremi, scolpiti, fluidi, capaci di un vocabolario fisico inconsueto — diventano sculture dinamiche, opere transitorie che si rimodellano in tempo reale. La loro presenza scenica non è mai neutra: ogni gesto porta con sé la memoria del movimento sportivo, ma lo trasfigura in un linguaggio che sfugge a ogni classificazione.

Staccioli rifiuta la perfezione come valore estetico e ideologico. La sua danza non cerca la pulizia formale, ma la potenza del gesto che eccede, che trabocca, che non si lascia contenere. In questo senso, Aliena è anche una risposta alle critiche che hanno accompagnato la sua carriera: ciò che è stato definito “strano”, “eccentrico”, “non canonico” diventa qui un punto di forza, un principio di libertà. L’alieno non è ciò che viene da fuori, ma ciò che emerge quando il corpo smette di obbedire ai codici e inizia a produrre nuove forme. La bellezza non risiede nella perfezione, ma nella forza espressiva dell’imperfezione, nella sua capacità di generare un’estetica altra.

In oltre tre decenni di lavoro, Staccioli ha creato un linguaggio che non appartiene a nessuna tradizione specifica, ma che attinge da molte per costruire un genere autonomo. Aliena è la sua sintesi più estrema: un’opera che non rappresenta, ma trasforma; che non cerca consenso, ma produce visioni; che non mostra, ma interroga. È un’esperienza travolgente e memorabile, un’immersione nella mente di un’artista che continua a reinventare il rapporto tra corpo, immagine e immaginazione, ispirando generazioni di performer e ridefinendo i confini stessi della scena contemporanea.

Giuliano Angeletti

Aliena Kataklò
Ideazione e direzione artistica Giulia Staccioli
assistente alle coreografie Irene Saltarelli
con Kataklò Athletic Dance Theatre
costumi Olivia Spinelli realizzati da Maria Sole Montironi Lasca
musiche originali GP Cremonini. Photo Lorenzo Gorini
disegno luci Sharon Remartini e Fabio Passerini

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