Il fumetto e l’animazione come primo laboratorio di esperienze di Urban Art e di comprensione del contemporaneo

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Il fumetto nasce 130 anni fa, quasi esatti, 131 per la precisione ed è già un genere urbano. Uno dei primi grandi tentativi di dare un’imprimprintig grafico mainstream non solo, ma mutlimediale quindi, alla street culture, è rappresentato da Hey, Hey, Hey, It’s Fat Albert del 1969.

Si tratta di un mini film di animazione ideato dal controverso Bill Cosby e musicato da Herbie Hancock in Fat Albert Rotunda, sempre del 1969. È un numero zero, un corto di animazione educational, un television special da cui seguirà la fortunata serie a cartoni animati distribuita anche in Italia col titolo di Albert One (Fat Albert And The Cosby Kids).

È un passo di quello che sarà poi la cultura hip hop degli anni Ottanta, nella più ampia accezione contemporanea di Urban Art. Cultura che verrà consacrata con la nascita dell’Hip Hop museum il prossimo autunno nel Bronx, NY.

Altro passo da gigante nella costruzione di un’identità visiva streetwise è quello che si compie con Miles Davis e la copertina di On The Corner del 1972, che ha fatto sempre storcere il naso ai puristi del jazz. E nonostante On The Corner potrebbe essere una vetta della ricostruzione musicale della cultura psichedelica in direzione World Music (forse superata dal successivo Get Up With It) è la prima di quattro collaborazioni di Miles Davis con l’artista grafico Corky McCoy che diventano cinque con la distribuzione nel 2007 in 6-CD box set del monumentale On The Corner con nuove illustrazioni di McCoy in un booklet di 120 pagine a colori. E sei con Turnaround e la copertina del disco di On The Corner ritoccata in rosa. E la storia può continuare fino a Courtney Beaumont che ha concepito la copertina di The Psych Funk Of Black Merda del 2006.

Di Miles Davis, quindi, corrono quest’anmo i cento anni dalla nascita; e a Pordenone è stata inaugurata una mostra dal titolo Miles Davis 100 – Listen To This che ci porterà verso Pordenone Capitale Italiana Della Cultura 2027.

Ad ogni modo Fat Albert Rotunda è il primo di un ciclo di lavori di Herbie Hancock del genere crossover funk jazz che si chiuderà con Head Hunters del 1973. Disco quest’ultimo, che verrà inserito nel National Recording Registry della Libreria del Congresso Americano nel 2008.

Inoltre la copertina di Head Hunters era stata fatta da Victor Moscoso, influente grafico Latino Americano, noto per i suoi poster dell’era psichedelica e per alcuni fumetti underground tra gli anni sessanta e gli anni settanta tra cui lo storico Snatch Comics e un Lavoro a quattro Mani con Robert Crumb – titoli del 1969 che contribuiscono non poco alla definizione grafica del concerto di street art.

Moscoso di fatto ha poi collaborato alla realizzazione di due copertine per Jerry Garcia e una di Bob Weir entrambi dei Grateful Dead, che hanno costruito il proprio mito musicale on the road.

Ma alla fine, nella costruzione di un’identità grafica e visiva della Urban Culture, si potrebbe pure inserire Swing Dance In The Jungle (I wanna be like you) del noto cantante swing italo americano Louis Prima dalla versione Disney de Il Libro Della Giungla del 1967 (anche qui: street jungle).

Ma i film di animazione possono rappresentare sia un’anticipazione che una consacrazione di alcune faccende culturali crossover. Come Fantasia di Disney tra la musica classica e l’animazione – o Allegro Non Troppo di Bruno Bozzetto.

Un esempio di come i fumetti, i disegni e le animazioni grafiche, con le loro onomatopee poi care ai futuristi, possono essere questo ed altro, ci veniva anticipato dalla pop art con Lichtenstein, tra l’altro.

E in omaggio a tutto questo, e al fonosimbolismo onomatopeico sopratutto, l’Orchestra Sinfonica di Milano il due e tre Maggio 2026 ha suonato: Bugs Bunny At The Symphony, in occasione degli 85 anni dell’eroe a cartoni animati della Warner Bros. Concerto che ha già fatto il giro del mondo.

Non ci resta altro che ascoltare i Gorillaz, anche se siamo già alla computer graphic. E anche il video (il secondo) di Take On Me degli a-ha era una tecnica mista con animazioni grafiche (rotoscoping), che rimasterizzato e pubblicato su YouTube raggiunse il miliardo di visualizzazioni.

Va ricordato a titolo di definitiva consacrazione e creazione del genere street art il libro del 1987 di Henry Chalfant e James Prigoff: Sprycan Art con le foto dei primi graffiti di 3D prima che iniziasse la sua carriera di musicista coi Massive Attack e che cominciasse a collaborare con Banksy. Ma ora apre nel Bronx l’Hip Hop Museum a definitiva consacrazione del genere d’arte che può produrre la cultura da strada – anche se l’arte nasce on the road con le prime pitture rupestri.

È il 4 luglio, comunque, ed è giusto ricordare queste parole per i 250 anni dell’Indipendenza Americana:

We hold these truths to be self-evident, that all men are created equal, that they are endowed by their Creator with certain unalienable Rights, that among these are Life, Liberty and the pursuit of Happiness – That to secure these rights Governments are instituted among Men, deriving their just powers from the consent of the governed (tratto dalla Dichiarazione d’Indipendenza Americana – Thomas Jefferson, Benjamin Franklin, John Adams, 1776, Continental Congress – capolavoro settecentesco della mente umana, figlia dell’illuminismo inglese, di John Locke – life, liberty and property – di cui di questi tempi è tornato centrale anche L’Epistola Sulla Tolleranza, scritta in esilio ad Amsterdam nel 1686, 340 anni fa, che guida l’Atto di Tolleranza del 1689).

Ma il futuro è la realtà che oltrepassa i confini dell’immaginario artistico. Al tempo di Locke per esempio e dell’Indipendenza Americana esisteva la schiavitù. Non tutti gli uomini erano uguali. O forse non tutti gli uomini erano considerati uomini. Questo è avvenuto poi con Lincoln. Ma ci volle una guerra. Sono millenari problemi che si ripropongono ciclicamente tuttora irrisolti, nemmeno da nessuna religione e da nessuna costituzione. Ora c’è l’Illuminismo Nero, il Technofeudalesimo con Nick Land e Curtis Yarvin. Quattrocento anni di storia dell’uomo spazzati via in un soffio. Siamo punto e a capo con ‘ste storie. E non è mica la prima volta.

Tornando al fumetto, stupisce l’uscita recente quasi contemporanea di almeno tre edizioni in graphic novel di 1984 di George Orwell: una di Fido Nesti, una di Matyas Namai, una di Xavier Coste con introduzione di Stefano Zecchi, una della Star Comics e un’altra di Sybille Titeux de la Croix – ma forse il cyberpunk è l’alba del technofeudalesimo: distopia tecnologica globale di una provincia artistica urbana. È tutto in divenire. Ci si arriva un passo alla volta da più parti, da destra, da sinistra. Ma la direzione è quella. Sempre la stessa: i robot e la marginalizzazione della vita urbana dell’uomo e della sua arte.

oll.libertyfund.org

johnlocke.org

Photo: straatmuseum.com

STREET Museum hosts worldwide launch of Spider-Man trailer
The Amsterdam STRAAT Museum is the latest cultural institution to serve as the backdrop for a major global entertainment launch, after Sony Pictures and Universal Pictures chose the museum as the location for the world premiere of the trailer for Spider-Man: Brand New Day .

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