Umbria Jazz Festival, Perugia. Sabato 3 luglio 2026
Per la serata d’apertura all’Arena Santa Giuliana dell’edizione 2026, “Umbria Jazz” ha scelto di calare subito un asso: Sting! Impegnato nel tour mondiale “Sting 3.0” (dal quale è stato tratto anche un disco), l’artista britannico sta ripercorrendo una carriera quasi cinquantennale costellata di grandi successi tra rock e pop, con i Police prima e come solista dalla metà degli anni Ottanta in poi. Ad accompagnarlo, il chitarrista Dominic Miller e il batterista Chris Maas: una formazione a tre che non fa rimpiangere lo storico power trio dei Police.
A Perugia è stato un vero e proprio bagno di folla, con l’organizzazione che ha optato per un approccio rock verso il pubblico, eliminando le sedie e lasciando nella platea il posto unico in piedi. Nelle quasi due ore di concerto, Sting e compagni hanno incantato i fan con i pezzi più pregiati del repertorio, a cominciare da Message in a Bottle, giusto per rompere il ghiaccio, proseguendo poi con perle del calibro di If I Ever Lose My Faith in You, Englishman in New York, Fields of Gold, Driven to Tears, Shape of My Heart, So Lonely, Brand New Day e Desert Rose. In mezzo, anche il pezzo nuovo I Wrote Your Name (Upon My Heart). Gran finale con la chiusura affidata a Every Breath You Take, e due “bis”: l’immancabile Roxanne (in una versione bella lunga) e la delicata Fragile, che Sting ha proposto da solo in una versione intima, eseguendo personalmente i toccanti arpeggi chitarristici del brano.
Quello visto a Perugia è uno Sting in gran forma che, a settantaquattro anni suonati (!), mantiene inalterati il carisma e la voce dei tempi d’oro. L’esibizione è stata grandiosa, mentre la resa acustica del concerto – e qui veniamo all’unica nota negativa della serata – non è stata all’altezza della situazione.
Francesco Vignaroli

