Umbria Jazz Festival, Perugia. Sabato 4 luglio 2026
L’Arena Santa Giuliana, palcoscenico principale di “Umbria Jazz”, è stata teatro di un evento storico: l’ultima esibizione dal vivo dei Perigeo, leggendario gruppo jazz rock italiano che ha avuto negli anni Settanta il suo periodo di massimo splendore e che fu tra i protagonisti della prima edizione del Festival nel 1973 (un’ideale chiusura del cerchio, quindi). Per questa occasione speciale, a quasi sette anni di distanza dall’ultima volta (luglio 2019, Firenze), si sono riuniti tutti i membri della formazione originaria: il leader Giovanni Tommaso (basso elettrico e contrabbasso), il chitarrista Tony Sidney, il sassofonista Claudio Fasoli, il batterista Bruno Biriaco e il pianista e tastierista Franco D’Andrea (unico assente alla reunion fiorentina), salito sul palco a concerto in corso. In aggiunta al nucleo storico, hanno partecipato alla serata altri tre musicisti: il pianista Claudio Filippini, il batterista Alessandro Paternesi e il percussionista Giovanni Imparato.
Tradizionalmente inseriti nel movimento progressive, i Perigeo sono stati, per scena la musicale alternativa italiana (che all’epoca chiamavano “pop”) degli anni Settanta, quello che altri gruppi di musica prevalentemente strumentale quali Soft Machine, Nucleus e Henry Cow sono stati per quella britannica: l’anello di congiunzione tra il jazz e il rock, seguendo la lezione di Miles Davis. Ma inquadrarli in un ambito musicale ben definito (Jazz? Rock? Fusion? Progressive?) è un’operazione puramente convenzionale, e forse un tantino riduttiva, perché la loro musica, in realtà, sfugge a qualunque tentativo di categorizzazione, essendo un riuscito mix di vari ingredienti. Quel che è certo, però, è il valore assoluto della loro proposta artistica, che li ha posti al fianco, e alla pari, delle più famose band britanniche di cui sopra, distinguendosi in parte da esse per aver aggiunto un tocco melodico tipicamente mediterraneo. Cinque album in studio, tutti negli anni Settanta, prima dello scioglimento a cui hanno fatto seguito effimeri progetti di rifondazione (i Perigeo Special e i New Perigeo) e riunioni estemporanee, fino al presente concerto d’addio.
Con Giovanni Tommaso a fare da cerimoniere e mattatore (impagabile l’ironia con la quale ha liquidato il piccolo inconveniente tecnico in apertura di concerto: i fonici non gli avevano collegato lo strumento ai cavi…), i Perigeo hanno proposto al pubblico di “Umbria Jazz” il meglio della loro produzione: l’emozionante Abbiamo tutti un blues da piangere (contenuta nell’omonimo album del 1973, il loro disco più celebre), Genealogia, (In) Vino Veritas, la carezzevole Torre del lago (omaggio del lucchese Tommaso al suo illustre concittadino Puccini) e Via Beato Angelico, il momento più trascinante della serata. Subito dopo è salito sul palco anche Franco D’Andrea per unirsi ai compagni nel gran finale, con Polaris e Rituale.
L’esibizione è stata memorabile sia per ispirazione che per energia (Fasoli su tutti), un’ora e mezza di grande musica che ha magicamente ricondotto i presenti alle atmosfere ormai perdute degli anni Settanta. Vista la carta d’identità dei membri fondatori (tre ottantenni e due settantenni), è comprensibile che i Perigeo abbiano deciso di chiuderla qua; ma chissà che Tommaso e soci non ci ripensino, considerando l’esito di questa serata, che è sembrata tutto fuorché il commiato di un gruppo di musicisti stanchi!
Francesco Vignaroli

