“Beat”: la musica dei King Crimson anni Ottanta a “Umbria Jazz”

Data:

Umbria Jazz Festival, Perugia. Sabato 4 luglio 2026

1981. Dopo alcuni anni trascorsi in “pausa di riflessione” (dedicati in realtà ad altri progetti, su tutti la collaborazione con Brian Eno), il geniale chitarrista e compositore inglese Robert Fripp rifonda per la terza volta la sua creatura, i King Crimson, sciolti a metà anni Settanta in concomitanza col declino del progressive rock, movimento musicale di cui Fripp è stato uno dei padri fondatori grazie al capolavoro del 1969 In the Court of the Crimson King, disco che aveva stabilito le coordinate stilistiche di questa nuova forma d’arte musicale. L’avvento di punk e new wave ha dato la spallata decisiva a un genere che era già entrato in crisi da solo, dopo aver dato i frutti migliori nella prima metà del decennio.

Preso atto della situazione, Fripp si riorganizza e dà nuova vita ai Crimson aggiornando una proposta musicale che, pur non rinnegando l’illustre passato, trae spunto anche dal presente. Questa formula, che mescola prog e new wave, si rivela vincente, e porta a Discipline (1981), il capolavoro Crimson per gli anni Ottanta, come In the Court lo era stato per i Sessanta e Lark’s Tongues in Aspic per i Settanta. Ad accompagnarlo in questa ennesima rinascita, Fripp chiama il batterista ex Yes Bill Bruford, già nei Crimson ai tempi di Lark’s (1973), e quindi ideale legame col passato; inoltre, arrivano due musicisti americani che si rivelano perfettamente congeniali al nuovo corso: il chitarrista e cantante Adrian Belew (a curriculum collaborazioni con Zappa, Bowie e Talking Heads) e il bassista Tony Levin (precedentemente con Peter Gabriel, poi con lo stesso Fripp nel suo album di debutto come solista Exposure), che porta in dote la novità del chapman stick, originale strumento musicale nato solo pochi anni prima. Dopo Discipline, a completare un’ideale trilogia, arrivano Beat (del 1982, il titolo allude al movimento letterario della “Beat Generation”, a cui si ispirano i testi dell’album) e Three of a Perfect Pair (1984), prima dell’ennesimo scioglimento del gruppo operato dall’irrequieto Fripp, sempre alla ricerca di nuovi stimoli.

Il progetto “Beat” nasce dall’idea di riproporre dal vivo la trilogia Crimson anni Ottanta e si fa forte di un vero e proprio supergruppo interamente a stelle e strisce: ai due membri originari Belew e Levin, si sono uniti infatti il grande chitarrista Steve Vai (per suonare le parti di Fripp) e il batterista dei Tool Danny Carey (in sostituzione di Bruford).

Saliti sul palco dell’Arena Santa Giuliana dopo l’acclamato concerto d’addio dei Perigeo, i quattro hanno dato vita a un set esplosivo di quasi due ore, durante le quali hanno suonato i brani più importanti dei tre album, iniziando con Neurotica. Musica impegnativa, dura, a tratti dissonante, con intricate trame sonore, atmosfere tese e virtuosismi funambolici, ma anche aperture melodiche (come nella delicata Matte Kudasai e in Frame by Frame, con la splendida voce di Belew in primo piano, immune allo scorrere del tempo) e meditative (la lunga The Sheltering Sky), fino alla chiusura con Indiscipline. Tony Levin ha ottant’anni, Adrian Belew settantasei, ma nessuno se n’è accorto: che forza, che energia, che presenza sul palco! Se la sono giocata alla pari con i più giovani (entrambi comunque sopra i sessanta…) Carey e Vai. Quest’ultimo, in particolare, con la consueta passione e umiltà che lo contraddistinguono ha saputo cimentarsi alla grande con la musica del Maestro Fripp, riuscendo a non farlo rimpiangere.

Beat” è una rievocazione pienamente riuscita di un segmento della storia dei King Crimson tanto importante quanto sottovalutato, ed è un omaggio più che meritato alla musica di una band che ha fatto la storia del rock mondiale.

Francesco Vignaroli

Foto https://www.sweetwater.com/

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