“Il mondo da un iphone”: il nuovo singolo di VDV

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VDV racconta il disagio della generazione digitale nel nuovo singolo “Il mondo da un iPhone”

Dal 22 maggio 2026 è disponibile sulle piattaforme digitali e in rotazione radiofonica “Il mondo da un iPhone”, il nuovo singolo di VDV, nome d’arte di Veronica Del Vecchio, pubblicato dall’etichetta AltaVibe Music. Con questo brano, la giovane rapper affronta uno dei temi più attuali della società contemporanea: il rapporto sempre più complesso tra vita reale e identità digitale. Attraverso immagini evocative e un linguaggio diretto, VDV descrive una quotidianità segnata dalla costante esposizione sui social network, dall’influenza degli algoritmi e dal bisogno di apparire perfetti agli occhi degli altri. “Il mondo da un iPhone” si presenta come una riflessione intensa sulle contraddizioni della generazione cresciuta tra smartphone e piattaforme digitali. La canzone racconta il conflitto tra ciò che viene mostrato online e le fragilità che restano nascoste dietro uno schermo, evidenziando il senso di solitudine e smarrimento che può derivare da una vita sempre più filtrata dalla tecnologia. Originaria di Zibido San Giacomo e residente a Cernusco sul Naviglio, VDV continua così il suo percorso artistico iniziato nel 2025 con i singoli “Spara bambina”, “1+1=3”, “Misoginia” e “Amore clandestino”, confermando la volontà di utilizzare il rap come strumento di riflessione sociale e introspezione personale. Per approfondire i temi e le emozioni che hanno dato vita a questo nuovo progetto, abbiamo rivolto alcune domande all’artista.

Ciao Veronica, benvenuta sulle pagine del Corriere dello Spettacolo. È un piacere intervistarti per parlare del tuo nuovo singolo “Il mondo da un iPhone”, un brano che affronta con sensibilità e autenticità alcuni dei temi più attuali della nostra società. Infatti, “Il mondo da un iPhone” affronta il tema della dipendenza dal digitale e dell’identità online. Quanto c’è della tua esperienza personale in questo brano?

Grazie a voi per l’ospitalità. In Il mondo da un iPhone c’è una parte consistente del mio vissuto. Non parlo da osservatrice esterna, ma da protagonista: anch’io, come tanti, mi sono sorpresa a vivere momenti significativi solo attraverso l’inquadratura dello smartphone, perdendo l’attimo. La canzone è nata proprio dalla consapevolezza di questo meccanismo, dal sentirmi a tratti prigioniera della proiezione di me stessa che costruisco online. Il mio obiettivo era proprio quello di tradurre in rime quel senso di alienazione che provo quando mi rendo conto di essere fisicamente presente, ma digitalmente altrove.

Nel testo parli di “vite a metà” e di una realtà sempre più filtrata dagli schermi. In un contesto in cui oggi la tecnologia coinvolge persone di tutte le età: pensi che stiamo perdendo qualcosa di importante nel nostro rapporto con il mondo reale e con gli altri?

Sì, penso che il rischio sia alto. Soffermiamoci solo a pensare nel nostro piccolo, a quelle piccole cose che ci fanno rimanere a bocca aperta come per esempio un tramonto, un concerto, un incontro, viene quasi sempre filtrato attraverso lo schermo. Questo filtro altera la percezione del reale. Non perdiamo solo dettagli, perdiamo l’imprevisto e l’imperfezione, che sono le componenti essenziali del rapporto umano. Il mondo reale non ha filtri. Stiamo perdendo la capacità di stare nel disagio o nella noia senza sentirne il bisogno di fuggire in un feed, e credo sia un prezzo molto alto da pagare.

Hai definito questa canzone una sorta di “diagnosi” della tua generazione. Quali sono, secondo te, le fragilità più profonde che emergono dall’uso quotidiano dei social network?

La fragilità più profonda è il costante bisogno di convalida esterna. I social network hanno trasformato l’identità in un esercizio di gradimento: se non c’è un like, sembra che l’esperienza non sia accaduta. Emergono ansia da prestazione, il timore del confronto continuo con le vite perfette altrui, che poi saranno davvero perfette? La maggior parte, secondo me, sono solo costruzioni. Viviamo in un’era connessa ma di profonda solitudine che cerchiamo di colmare con una connessione digitale. Ci sentiamo costantemente in vetrina e questo svuota il concetto stesso di personalità. Prima di farti una domanda sul video. voglio precisare che lo stesso accompagna e rafforza il messaggio del brano attraverso un’estetica essenziale fatta di luci fredde, ombre marcate e inquadrature che alternano vicinanza e distanza, rappresentando visivamente il divario tra presenza fisica e presenza virtuale.

Lo stesso punta su immagini semplici ma molto evocative. Come è nato il concept visivo e quale messaggio volevi trasmettere attraverso queste atmosfere fredde e minimaliste?

Il concept è nato dalla volontà di non distrarre l’ascoltatore dal messaggio. Volevamo un’estetica che parlasse di isolamento, non di spettacolo. Le luci fredde e le ombre marcate servono a rappresentare la distanza che si crea tra la nostra pelle e la luce blu dello schermo. Le inquadrature che alternano vicinanza e distanza sottolineano proprio quel conflitto: siamo vicinissimi allo smartphone, ma terribilmente lontani da noi stessi e da chi ci sta accanto. Il minimalismo è stato scelto per mettere a nudo il soggetto, riportando l’attenzione sul corpo e sulla sua fragilità, che è l’unica cosa che il filtro digitale non può replicare.

Dopo i tuoi primi singoli e il recente percorso artistico con AltaVibe Music, in che direzione sta evolvendo la tua musica e quali progetti hai in programma per il futuro?

Il mio percorso con AltaVibe Music mi ha permesso di affinare la mia penna. La direzione in cui sto evolvendo è quella di una maggiore sincerità comunicativa: voglio che il mio rap sia un ponte tra l’introspezione e la critica sociale. Per il futuro, sto lavorando a nuovi pezzi che esplorano altre ombre del nostro tempo, cercando di costruire un percorso narrativo coerente.

 Questa era la mia ultima domanda. Grazie, Veronica, per il tempo che ci hai dedicato e per aver condiviso con noi il significato di questo tuo nuovo progetto artistico. A nome della redazione del Corriere dello Spettacolo, ti auguriamo il meglio per il percorso musicale che ti attende e un grande successo per “Il mondo da un iPhone”.

Giuseppe Sanfilippo

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