In scena il 6 giugno 2026 al Teatro Gassman di Borgio Verezzi.
La guerra svelata di Cassandra – Aletheia, scritto da Salvatore Ventura e diretto da Alessio Pizzech, si colloca nel solco di quelle operazioni teatrali che interrogano il mito non come repertorio, ma come strumento critico. Cassandra interpretata da Gaia Aprea non è un personaggio antico riportato in vita: è una figura del presente, un dispositivo di pensiero, un corpo che attraversa la storia per restituirci la nostra immagine deformata.
La drammaturgia di Ventura costruisce un flusso di coscienza che non mira a ricostruire la vicenda della profetessa di Apollo, ma a riscriverla come atto politico. Cassandra non racconta il passato: lo usa come lente per leggere il presente. La sua voce, sostenuta dallo spazio sonoro di Dario Arcidiacono, diventa un campo di tensione tra memoria mitica e cronaca contemporanea. Il mito, qui, non è un altrove: è un prisma che rifrange Kiev, Gaza, le macerie di ogni guerra, le vittime senza nome che abitano il nostro tempo.
La regia di Alessio Pizzech lavora sulla nudità del gesto e della parola. Non cerca la monumentalità tragica, ma un’intimità ferita, un corpo che si espone come testimonianza. Aprea, con una presenza scenica di rara precisione, incarna una Cassandra spogliata della sua verginità e della sua funzione profetica, costretta a confrontarsi con il fallimento: non essere riuscita a fermare la guerra, non essere stata ascoltata. Gaia Aprea è una Cassandra che non chiede pietà, ma responsabilità. Che non cerca assoluzione, ma complicità critica.
Il testo insiste su un nodo centrale: la colpa del silenzio. Cassandra non è più soltanto la donna che vede ciò che gli altri non vogliono vedere; è la voce che denuncia la nostra incapacità di ascoltare. Ventura costruisce un monologo che è insieme confessione, accusa, invocazione. La parola diventa un atto etico: disvelare, dire, testimoniare. In questo senso, l’opera si inserisce nella tradizione del teatro politico europeo, ma ne rinnova la forma attraverso la potenza archetipica del mito.
La scelta di collocare Cassandra idealmente tra le rovine delle guerre contemporanee non è un espediente retorico: è un gesto drammaturgico che riattualizza il mito come strumento di lettura del reale. Cassandra diventa un corpo che attraversa i secoli per ricordarci che tutte le guerre sono una bugia, che la violenza si ripete perché continuiamo a ignorare chi la denuncia.
Il mito, così, non è consolazione: è ferita aperta.
La performance di Gaia Aprea è il fulcro dell’intero dispositivo scenico. La sua voce, modulata tra sussurro e invettiva, costruisce un paesaggio emotivo complesso, in cui la fragilità convive con una forza quasi rituale. Aprea non interpreta Cassandra: la abita, la attraversa, la restituisce come figura liminale tra umano e simbolico.
La guerra svelata di Cassandra – Aletheia è una drammaturgia che interroga il nostro presente attraverso la potenza del mito. Un teatro che non offre risposte, ma apre ferite; che non cerca la catarsi, ma la consapevolezza. È un monito, un atto di resistenza, un invito a non voltarsi dall’altra parte. Uno spettacolo necessario.
Giuliano Angeletti
LA GUERRA SVELATA DI CASSANDRA – Aletheia
di Salvatore Ventura
Con Gaia Aprea. Regia Alessio Pizzech. Produzione Nutrimenti Terrestri.

