Il caso Maupal: quando l’intelligenza artificiale potrebbe riportare l’arte alla sua funzione originaria.
L’intelligenza artificiale, anziché decretare la fine dell’arte, potrebbe riportarla alla sua funzione originaria.
L’arte è sempre stata, in ogni epoca, oggetto di ridefinizione. Forse perché è stata lo strumento con cui leggere le epoche e interpretarne i cambiamenti, da quelli sociali a quelli geopolitici. L’arte ha sempre avuto una funzione sociale.
Quello che stiamo vivendo, dall’arrivo dell’intelligenza artificiale ai nuovi equilibri geopolitici, rappresenta una trasformazione paragonabile ai grandi passaggi della storia dell’arte: dall’arte sacra al Rinascimento, dalla Rivoluzione industriale alle avanguardie del Novecento. La differenza è che oggi non dobbiamo confrontarci solo con il progresso tecnologico, ma anche con la necessità di preservare la centralità dell’uomo e del suo fare.
Zygmunt Bauman, con il concetto di società liquida, offre uno spunto fondamentale: cosa accadrà quando produrre un’opera o un’immagine non sarà più qualcosa di raro e il fare creativo diventerà un’azione potenzialmente infinita?
L’arte non morirà. Potrebbero invece cambiare le sovrastrutture economiche che ne hanno determinato il sistema, riportandola alla sua funzione originaria.
Proprio la street art può essere considerata un laboratorio per comprendere questi cambiamenti. Bauman sostiene che tutto ciò che sembra stabile sia in realtà destinato a dissolversi. Anche l’arte, forse, è già entrata in questa dimensione.

Negli ultimi anni l’opera è stata considerata sempre più un investimento, un prodotto da consumare rapidamente e sostituire con la novità successiva. La street art ha invece seguito una logica opposta.
È pubblica, è condivisa, appartiene alla città prima che al mercato.
Alla base di questo fare artistico c’è la relazione immediata con lo spazio urbano. È proprio questa relazione che rende la street art una delle forme più elastiche e capaci di resistere ai cambiamenti.
L’aura dell’opera d’arte, fondata sulla sua irriproducibilità, potrebbe perdere valore nell’epoca della produzione seriale della creatività. Ma forse l’aura non scompare: si sposta verso l’esperienza.
Un’opera realizzata su un muro, sulla facciata di un hotel o sulla parete di una casa non può essere sostituita da una copia digitale. Il suo valore nasce dal luogo in cui si trova e dalla relazione che crea con chi la osserva. Se il sistema spettacolare dovesse diventare decentrato a causa dell’IA, potremmo sentire il bisogno di tornare a esperienze autentiche. Le città potrebbero tornare a essere luoghi di aggregazione.
La street art è legata alle mani che dipingono, al gesto dell’artista, al brivido di lavorare di notte, all’imprevisto e al rapporto con il quartiere. Tutto questo un algoritmo non potrà simularlo.
Byung-Chul Han osserva come la contemporaneità renda tutto veloce e trasparente. Tutto si vede, niente resta da scoprire. La street art interrompe questo cortocircuito perché restituisce all’arte la dimensione dell’esperienza.
Proprio questa riflessione trova una conferma nell’evento che vedrà protagonista Maupal nella serata di domani 9 luglio. L’artista romano realizzerà una live performance con un murale site-specific permanente sulla terrazza del Le Méridien Visconti Rome, nel quartiere Prati. Un’opera pensata per dialogare con il luogo e con chi lo vive, dimostrando come il valore della street art risieda nella relazione con lo spazio pubblico.
Maupal, pseudonimo di Mauro Pallotta, nato a Roma nel 1972, dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti ha attraversato diverse esperienze artistiche prima di approdare alla street art nel 2014. Le sue opere, note anche a livello internazionale, affrontano con ironia temi come la politica, la fede, la società e la geopolitica, mantenendo sempre un dialogo diretto con la città.
Il caso Maupal dimostra come il messaggio possa convivere con il mercato senza esserne subordinato. Dalle gallerie alle istituzioni, dalle scuole alle carceri, non ha mai tradito il rapporto con lo spazio urbano.
La strada, la vita, la fede, la geopolitica e i valori morali rimangono il significante della sua produzione artistica. La sua arte continua a parlare alla gente. Se un giorno le gallerie dovessero trasformarsi profondamente, artisti come Maupal continuerebbero a esistere. La loro arte vive nella presenza, nel contesto e nella relazione. La street art, nata come gesto libero, potrebbe diventare il primo linguaggio capace di riportare l’arte alla sua funzione primaria. Il mercato non scomparirà, ma non basterà più a definire il significato dell’arte. L’intelligenza artificiale ci costringerà a chiederci perché l’arte è nata. Forse la risposta la troveremo alzando gli occhi verso i muri delle nostre città.
Maria Laura Perilli

