In questa esclusiva intervista parleremo di alcune delle tappe importanti di questa straordinaria Fotografa che spazia in più campi, dimostrando di essere tra le poche eccellenze e personalità più poliedriche nel panorama italiano legate all’ arte e alla cultura nazionale e internazionale. Dottoressa nel tuo passato professionale spicca un’esperienza straordinaria: sei stata il Direttore della Fotografia per ben tre importanti show televisivi. Un paio di anni fa hai concluso questo ciclo intenso. Che ricordo hai di quella straordinaria palestra artistica e tecnica?
È stato un periodo di incredibile fermento e responsabilità. Firmare la fotografia per tre show contemporaneamente significa vivere in simbiosi con la luce. In programmi come “Chef per una sera” e lo show culturale “Artinscena”, ho dovuto plasmare l’atmosfera dello studio per valorizzare le emozioni in tempo reale. A questi si è aggiunto il ruolo di fotografa di scena e cura visiva per “Il Boss delle Pizze” . Gestire la luce per la televisione richiede una precisione millimetrica e una velocità di reazione istantanea: i ritmi sono frenetici, non puoi permetterti errori. È stata la mia più grande palestra, un’esperienza che ha scolpito il mio modo di governare l’illuminazione e che oggi porto intatta su ogni set fotografico d’autore.
Molti di questi programmi televisivi hanno avuto una cassa di risonanza enorme, andando in onda su Gold TV e approdando fino a Sky e Alice TV (Alma TV). Da Direttore della Fotografia, come cambiava il tuo approccio sapendo di dover soddisfare un pubblico televisivo così vasto e attento ai dettagli?
Sapere che le immagini da te illuminate viaggiano su piattaforme storiche come Gold TV o vetrine internazionali del calibro di Sky, ti investe di un senso del dovere altissimo. Il pubblico del piccolo schermo e della TV satellitare oggi è estremamente esigente, abituato a standard visivi quasi cinematografici. La mia sfida come Direttore della Fotografia era proprio questa: elevare l’estetica del classico studio televisivo, rendendo ogni inquadratura morbida, elegante e tridimensionale. Volevo che lo spettatore a casa percepisse la stessa profondità e calore che si respirano in un film. Questa cross-medialità ha dimostrato che anche i cooking show e i format culturali possono e devono avere una cura della luce monumentale e impeccabile.
Una delle tappe straordinaria della tua consacrazione artistica è stata la conferenza a te interamente dedicata “Ritratto d’ Autore” dal Museo MACRO di Roma, una delle realtà di arte contemporanea più famose e stimate nel mondo. Che impatto ha avuto questo riconoscimento sulla tua carriera?
Il Museo MACRO di Roma per una conferenza interamente incentrata sulla mia visione e sul mio percorso è stato un traguardo indescrivibile. Il MACRO è un’istituzione venerata a livello internazionale per la sua spinta alla ricerca visiva e alla modernità. Sapere che una realtà di tale portata globale ha voluto dedicare uno spazio alla mia persona ha rappresentato una validazione immensa. È stata la dimostrazione che il confine tra la fotografia commerciale, lo scatto di scena televisivo e l’arte contemporanea è ormai felicemente superato: tutto si fonde se alla base c’è un’identità autoriale forte.
Passiamo a un altro tempio della cultura: la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma che ha accettato anni fa’ una prestigiosa collaborazione con te in prima persona, che ha fatto da sfondo alla campagna pubblicitaria fotografica della nuova collezione di Antonina Pawlo, andata poi su Vogue Polska , questo si unisce ai successi ottenuti in coppia con Frank Bomby, tra cui il Premio Miami. Come riesci a far convergere tutte queste anime?
Ottenere la fiducia della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma è stato un privilegio raro: la direzione ha accettato di farci da sfondo con la sua monumentalità proprio in virtù della mia presenza e della garanzia visiva della mia firma, legandosi poi alla splendida campagna di Antonina Pawlo. Questa forza istituzionale si sposa perfettamente con il lavoro che faccio con Frank Bomby sotto il segno de I Pepys Ph. L’intesa che ho con Frank è la stessa che ci ha portati fino oltreoceano a vincere il prestigioso Premio Miami. Che io sia da sola a dialogare con un museo nazionale o sul set a scattare fianco a fianco con Frank per la campagna ALV, porto sempre con me la stessa identica radice: i sani principi ereditati dai miei genitori, la tenacia di mia madre che mi voleva libera e indipendente tramite il lavoro, e l’amore puro per quel mondo misterioso che mio padre, con la sua sensibilità da scrittore, mi ha fatto scoprire a 6 anni spiegandomi i segreti di quelle tre storiche macchine fotografiche comprate in Sicilia.
Per molti anni, sei stata la fotografa ufficiale della Biennale Internazionale d’Arte di Roma per il C.I.A.C., assumendo anche l’incarico per le Relazioni Internazionali. Come sei riuscita a coniugare l’occhio clinico della direttrice della fotografia con un ruolo diplomatico così delicato per l’estero?
Lavorare per la Biennale d’Arte di Roma è stato un onore immenso. Documentare le opere di artisti provenienti da ogni angolo del pianeta richiede una spiccata sensibilità visiva: devi rispettare l’anima del quadro o della scultura altrui attraverso il tuo scatto. Al tempo stesso, la nomina per le Relazioni Internazionali (delegata per i rapporti con l’estero) mi ha permesso di tessere legami culturali importanti, accogliendo delegazioni straniere e promuovendo l’arte in contesti istituzionali altissimi. La fotografia, in fondo, fa esattamente questo: è un linguaggio universale e adolescenti democratico che non ha bisogno di interpreti. Quel doppio ruolo mi ha insegnato che l’arte è la più potente forma di diplomazia esistente.
Facciamo un salto nel mondo dell’alta moda. Sei stata la firma della prestigiosa campagna promozionale per ALV di Alviero Martini immortalando tre delle sue borse Best Seller. Che cosa ha significato per te confrontarti con l’universo stilistico di “Andare Lontani Viaggiando”?
E’ stato un traguardo professionale che desideravo da piccola, perché lui è il mio stilista preferito. Parliamo di un concetto stilistico raffinato, dove il timbro dei passaporti e l’idea stessa del viaggio diventano pura moda. La mia sfida è stata quella di far dialogare quell’eleganza sofisticata e cosmopolita con la mia personale visione contemporanea della luce. Ho voluto ricreare un’atmosfera sospesa, capace di evocare il fascino della scoperta e del barocco a Militello.
Federica Russo


