Pandora, spettacolo molto originale, farsesco, giovane, provocatorio

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Pandora, diretto da Riccardo Pippa, con la drammaturgia di Giulia Tollis, interpretato dalla compagnia I Gordi, è senza alcun dubbio uno spettacolo molto originale, farsesco, giovane, provocatorio, uno spettacolo che si svolge interamente all’interno di un bagno pubblico nel corso di una giornata.

Un bagno pubblico che, man mano che la storia si dipana, è frequentato da personaggi che potrebbero benissimo essere usciti da un ospedale psichiatrico, o anche no, dipende dai punti di vista.

Un bagno pubblico senza una collocazione precisa, può essere ovunque, anche se quell’avviso “Leave me as you found me” potrebbe essere un indizio. Già, ma quel “lasciami come mi hai trovato” si riferisce allo stato dei bagni, o a quello dei suoi frequentatori? Come a dire “così mi hai trovato e così voglio rimanere con tutto le mie fragilità e le mie debolezze, anche se qui dentro posso essere diverso altro da quello che credevi che fossi”.

Perché quel bagno, dicasi anche toilette, cesso, addirittura “powder room”, non è solo adibito a lavarsi le mani, mani, fare i propri bisogni, specchiarsi per darsi una sistemata prima di chissà cosa, ma luogo di incontro, di scontro, di imbarazzi, un punto da dove si parte, o si arriva, dove cambiarsi d’abito in fretta, suonare musica, ballare, vomitare, imprecare, nascondersi, sentirsi del sesso opposto, o esserlo davvero. Tutto sembra possibile come anche il suo contrario. E dove nessuno fa conversazione, non è un salotto, ma sono i gesti e i comportamenti che parlano e che raccontano la storia di ognuno.

Un’umanità di donne e uomini con le proprie paure, indecisioni, fantasie, fragilità, senza nomi e senza identità e senza parole. Una blakish weird comedy che diverte e sorprende, con un gruppo di attori all’altezza dei ruoli, e sono tanti, che si spogliano delle convenzioni per infilarsi abiti che sono maschere, e maschere che sono protezioni.

Uno spettacolo che ha alle spalle un percorso di successi perché la sua forza è raccontare una storia senza confini, né geografici né mentali, e senza parole. Che non sempre uniscono… meglio tacere, a volte.

Daria D. Morelli Calasso

Foto Noemi Ardesi

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