Morena Marilli: custodire un’eredità, costruire un’identità

Data:

 

Essere figlia di un grande artista significa convivere con una storia importante, ma anche trovare il coraggio di scrivere la propria. Morena Marilli porta avanti con passione la memoria del padre, Tiberiano Marilli, attraverso la Casa Museo a lui dedicata, un luogo nato per custodire non solo le opere, ma anche il valore umano e culturale di una vita interamente consacrata all’arte. Parallelamente, ha intrapreso un percorso artistico personale, sviluppando un linguaggio autonomo e profondamente introspettivo.

Essere la figlia di Tiberiano Marilli significa convivere con un’eredità importante. Qual è l’insegnamento di tuo padre che senti più vivo ancora oggi?

Sicuramente il sacrificio. Mio padre mi ha insegnato che mantenere una visione artistica autentica è già, di per sé, un’opera d’arte. Vivere coerentemente con il proprio stile di vita e con la propria ricerca non è semplice in un mondo che corre senza sosta. Lui non me lo ha mai detto a parole: me lo ha insegnato nel silenzio, con l’esempio.

Hai un ricordo del suo atelier o del suo modo di lavorare che consideri fondamentale nella tua formazione, prima ancora che artistica?

Sì. Ricordo la sua straordinaria capacità manuale e la velocità tecnica con cui lavorava. Ho avuto la fortuna di imparare osservandolo: teoria e pratica si fondevano davanti ai miei occhi e quella è stata una scuola preziosa, ancora prima di diventare una formazione artistica.

Quando hai capito che custodire e valorizzare l’opera di tuo padre sarebbe diventata una parte così importante della tua vita?

In realtà l’ho sempre saputo. Vedevo che il suo modo di creare suscitava un’attenzione straordinaria nelle persone. C’era qualcosa di sorprendente nel suo fare arte, qualcosa che andava oltre il semplice gesto pittorico. Da lì è nata naturalmente la volontà di custodire e valorizzare il suo lavoro.

La Casa Museo è un progetto nato dall’amore per tuo padre ma anche da una precisa idea di cultura. Che cosa vorresti che provasse chi la visita per la prima volta?

Vorrei che percepisse l’amore per Tiberiano come artista, per il valore della sua carriera e per ciò che ha lasciato culturalmente. È un filo sottile, ma è proprio quello che distingue questo luogo: non è solo una casa, è una testimonianza viva.

Trasformare una casa vissuta in un luogo aperto al pubblico non dev’essere stato semplice. Qual è stata la sfida più grande?

La sfida principale è stata il tempo. Abbiamo completato tutto in appena due settimane e mezzo. Ho avuto paura di non riuscire ad arrivare pronta all’inaugurazione, ma ogni timore è stato affrontato e superato. Alla fine ha vinto la determinazione.

Qual è l’opera di tuo padre che, secondo te, racconta meglio l’uomo oltre che l’artista?

Il silenzio.

Hai incontrato tanti visitatori e appassionati: c’è un episodio o un commento che ti ha emozionato particolarmente?

Sì. Mi ha colpito molto il discorso di un caro amico e collezionista di mio padre. Ha saputo raccontarlo con una profondità autentica, restituendo sia la grandezza dell’artista sia quella dell’uomo.

Oggi quanto è importante creare una rete tra musei, istituzioni e collezionisti per far conoscere artisti come tuo padre anche alle nuove generazioni?

È fondamentale. Solo attraverso una rete culturale si possono trasmettere storia, tradizioni e memoria. Conoscere chi ci ha preceduto e ciò che ha creato ci permette di leggere il presente con maggiore consapevolezza e precisione.

Se oggi potessi fare una sola domanda a tuo padre, quale sarebbe?

Gli chiederei semplicemente: “Sei consapevole?”

Guardando al futuro, quale sogno vorresti ancora realizzare per far conoscere sempre di più l’opera di Tiberiano Marilli?

Vorrei creare un vero polo museale dedicato a Tiberiano Marilli, con un archivio completo delle opere, spazi dedicati alla ricerca, alla documentazione storica, alle testimonianze, oltre ad ambienti fotografici e cinematografici. Un luogo vivo, capace di raccontare il suo percorso in tutte le sue sfumature, curato direttamente da me.

Tu sei artista oltre che custode dell’eredità di tuo padre. Quando hai capito che la pittura sarebbe diventata anche la tua strada?

L’ho sempre sentita vicina. La pittura è il linguaggio che più rispecchia il mio sentire. È un mondo nel quale mi sento libera e nel quale riesco a esprimere pienamente ciò che sono.

Quanto c’è di Tiberiano Marilli nella tua pittura e quanto, invece, hai cercato di costruire un linguaggio tutto tuo?

Il mio linguaggio è personale. Mio padre rappresenta un bagaglio artistico costruito in oltre sessant’anni di lavoro, ma io percorro una strada diversa. La mia ricerca si concentra sull’idea, sull’immaginario e sul concettuale. Tecnicamente la mia è una pittura figurativa molto forte, ma oggi prevale la sottrazione piuttosto che l’esplosione espressiva che caratterizzava molti lavori di mio padre. È un elemento importante anche dal punto di vista curatoriale. Quello che realizzo nasce in una frazione di secondo, ma ciò che emerge appartiene all’inconscio. Lavoro sull’architettura del pensiero, come fosse un Cubo di Rubik: è lì che prende forma il mio continuo divenire artistico.

Come nasce una tua opera?

Può nascere in qualsiasi momento e da qualsiasi stimolo: un’idea, una figura, uno schizzo, un oggetto, un movimento, un colore, un suono, un istante di vita o perfino un silenzio. L’opera, semplicemente, nasce.

C’è un tema o un soggetto che senti particolarmente vicino e che ritorna spesso nelle tue opere? Perché?

La solitudine emotiva. Nelle mie opere convivono molta analisi psicologica, astrattismo e inconscio. È una ricerca continua sull’essere umano e sulle sue profondità interiori.

Se dovessi presentare la tua arte a chi non la conosce con tre parole, quali sceglieresti e perché?

Silenzio. Forma. Respiro. Sono tre parole che, nell’ordine giusto e con il giusto tono, riescono già a raccontare molto. Forse tutto.

Manuele Pereira

Seguici

11,409FansMi Piace

Condividi post:

spot_imgspot_img

I più letti

Potrebbero piacerti
Correlati

Stasera arriva su Rai 1 in prima serata “Domenico Modugno. L’Italiano che incantò il...

RAI DOCUMENTARI Presenta  “Domenico Modugno. L’Italiano che incantò il mondo” Un documentario ideato,...

Arianna Anelli tra le star al Red Carpet del Festival di Cannes

  Arianna Anelli conquista il Red Carpet al Festival di...

Al via il Lucca Film Festival:tra star internazionali e premiere

  La ventunesima edizione della consolidata kermesse di cinema toscana,prevista...

Le due mamme del Vallanzasca di Firenze

Per Alessandro Maiorano i dolori più grandi sono stati...