Dietro ogni libro si nasconde una storia, ma dietro *Anime inquiete* c’è un vero e proprio viaggio di crescita personale. Cindy, scrittrice e poetessa, ha trasformato emozioni, paure, esperienze e conquiste in una raccolta di poesie capace di parlare a chiunque abbia attraversato momenti difficili. La scrittura, per lei, non è soltanto una passione, ma un luogo sicuro in cui rifugiarsi, conoscersi e rinascere.
Cindy, quando hai scoperto che la scrittura sarebbe diventata una parte così importante della tua vita?
Credo che la scrittura abbia sempre fatto parte di me. Fin da bambina riempivo quaderni con racconti, inventavo canzoni e costruivo piccoli libri immaginari. All’epoca era semplicemente un gioco, un modo per dare forma alla fantasia. Crescendo, però, ho capito che scrivere era molto più di un passatempo: era il linguaggio attraverso cui riuscivo a esprimere ciò che spesso non riuscivo a dire ad alta voce. È diventata prima una passione e poi anche una professione, grazie al mio lavoro come editor e redattrice.
Quando hai iniziato a scrivere poesie e cosa ti ha avvicinata a questo genere?
È successo in modo molto naturale. Un giorno ho preso carta e penna e ho iniziato a scrivere senza un progetto preciso. Mi sono resa conto che la poesia mi permetteva di esprimere emozioni profonde in maniera autentica. Ogni verso diventava uno spazio in cui potevo raccontarmi senza filtri. Da quel momento la poesia è diventata la forma espressiva che sentivo più vicina alla mia sensibilità.
Hai definito la scrittura una “valvola di sfogo”. Cosa significa concretamente per te?
Significa avere un luogo sicuro dove poter depositare tutto quello che sento. Quando provo rabbia, paura, tristezza o ansia, scrivere mi aiuta a dare un nome alle emozioni e a comprenderle. Ma la scrittura non serve solo ad affrontare il dolore: mi permette anche di celebrare la gratitudine, l’amore, la speranza e tutti quei momenti di luce che fanno parte della vita. Ogni poesia rappresenta un piccolo passo verso una maggiore consapevolezza.
Quanto hanno inciso il tuo percorso personale e quello psicologico sulla tua scrittura?
Hanno inciso tantissimo. Durante un percorso con la mia psicologa ho imparato a comprendere meglio i meccanismi dell’ansia e il peso che alcune esperienze del passato avevano ancora su di me. Molte poesie sono nate proprio dopo quelle sedute. Attraverso la scrittura sono riuscita a trasformare riflessioni molto intime in parole che potessero parlare anche agli altri.
Il titolo della tua raccolta è *Anime inquiete*. Perché questa scelta?
Perché credo che esistano tante persone che non si rassegnano all’indifferenza e continuano a cercare un senso nelle cose. Le anime inquiete sono quelle che si fanno domande, che sognano, che lottano e che credono ancora nella possibilità di cambiare il mondo, anche con piccoli gesti. Mi riconosco profondamente in questa idea e ho voluto dedicarle il titolo del mio primo libro.
La raccolta affronta temi molto personali come ansia, amore, identità e discriminazione. È stato difficile raccontarsi così apertamente?
All’inizio sì. Raccontare le proprie fragilità richiede coraggio perché significa mostrarsi senza maschere. Tuttavia ho capito che proprio l’autenticità permette alle persone di riconoscersi nelle storie degli altri. Parlare delle mie paure, della mia esperienza come donna e come persona di seconda generazione è stato un modo per trasformare esperienze dolorose in occasioni di dialogo.
Nelle tue poesie emerge spesso il tema dell’identità. Quanto è importante per te?
È fondamentale. Crescendo mi sono spesso sentita diversa e questo ha influenzato la mia autostima. Attraverso la scrittura ho imparato a guardarmi con occhi nuovi, ad accettare la mia storia e ad amare ciò che per anni avevo vissuto come un limite. Oggi considero la mia identità una ricchezza e desidero raccontarla senza paura.
Quale pensi sia il potere della poesia oggi?
Credo che la poesia abbia ancora la capacità di rallentare il tempo. Viviamo in una società frenetica, in cui tutto corre velocemente. Una poesia ci invita invece a fermarci, a respirare e ad ascoltare quello che proviamo davvero. È un linguaggio essenziale, ma riesce ad arrivare molto in profondità.
Che consiglio daresti a chi vorrebbe iniziare a scrivere ma ha paura di non esserne capace?
Direi di non cercare subito la perfezione. Scrivere non significa impressionare qualcuno, ma essere sinceri con sé stessi. Le parole migliori sono spesso quelle che nascono spontaneamente. Bisogna concedersi la libertà di sbagliare, perché la scrittura è prima di tutto un percorso di scoperta personale.
Qual è il messaggio che speri rimanga ai lettori dopo aver letto Anime inquiete?
Vorrei che chiunque chiudesse il libro si sentisse meno solo. Se anche una sola persona riuscisse a riconoscersi nelle mie poesie e trovasse il coraggio di affrontare le proprie fragilità con maggiore gentilezza, allora avrei raggiunto il mio obiettivo. Credo profondamente che condividere le proprie emozioni possa creare legami e ricordarci che nessuno affronta davvero le proprie battaglie da solo.
Manuele Pereira
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