Miosphere, oltre Universo: «La nostra musica oggi è più vera che mai»

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Con “Universo” i Miosphere mettono il punto finale a un percorso artistico iniziato con Houston e sviluppato attraverso Cape Canaveral, una trilogia che ha utilizzato l’immaginario dello spazio per raccontare emozioni profondamente umane. Se i primi lavori guardavano alle stelle come simbolo di ricerca e scoperta, oggi la band sembra aver raggiunto una nuova consapevolezza, tanto nella scrittura quanto nel suono.

Il nuovo singolo segna infatti anche un’evoluzione musicale: meno elettronica, più spazio agli strumenti, alla dimensione della sala prove e all’intesa costruita tra i musicisti. Un cambiamento che non rinnega il passato, ma ne rappresenta la naturale maturazione, confermando l’identità dei Miosphere e aprendo al tempo stesso nuove prospettive per il futuro.

Abbiamo parlato con la band di questo viaggio, della nascita di Universo, dell’importanza della musica suonata e delle nuove rotte che attendono il progetto.

“Universo” chiude idealmente un percorso iniziato con i vostri singoli precedenti. Guardandovi indietro, cosa vi sembra sia cambiato di più nel vostro modo di scrivere e raccontarvi attraverso la musica?

Miosphere: Crediamo che a cambiare profondamente sia stata proprio l’essenza della nostra comunicazione. Rispetto al nostro primo lavoro Houston, che era caratterizzato da una presenza importante di elettronica negli arrangiamenti, con Cape Canaveral abbiamo sentito l’esigenza di un approccio molto più diretto, sincero e privo di sovrastrutture. Questo EP lascia volutamente grandissimo spazio alla band e alla musica suonata. Abbiamo ridotto al minimo il lavoro di post-produzione in studio e rinunciato alla ricerca di suoni elettronici spinti, preferendo che emergesse la realtà nuda e cruda di quello che siamo. Oggi ci sono solo i Miosphere, con la nostra intesa in sala prove e la verità dei nostri strumenti.

Nel brano convivono una dimensione molto intima e una più ampia, quasi cosmica. Quando avete iniziato a lavorare a Universo, siete partiti da un’immagine precisa o avete lasciato che fosse la musica a suggerire il significato del pezzo?

Miosphere: Per noi musica e parole si prendono da sempre per mano e viaggiano insieme, nascendo da un’esigenza interiore profonda e mai da un calcolo a tavolino. In Universo, il processo di scrittura è partito da un’immagine tanto precisa quanto dolorosa: la caduta. Volevamo dare una forma a quel senso di smarrimento e vulnerabilità in cui sembra di non vedere mai una fine. Ma è proprio in quel momento che avviene la magia: nel ritornello la musica si apre, diventa spaziale ed eterea, e tutto si trasforma. I punti di vista cambiano radicalmente e quella che era una caduta inevitabile si trasforma in un volo liberatorio, nell’accettazione consapevole del vuoto.

Il titolo richiama qualcosa di immenso, ma il testo sembra concentrarsi soprattutto sulle relazioni umane. Quanto vi interessa usare immagini così grandi per raccontare emozioni che, in fondo, appartengono alla quotidianità?

Miosphere: Ci appartiene molto, perché amiamo parlare di ciò che viviamo sulla nostra pelle e che possiamo condividere intimamente con gli altri. Spesso si dice che l’universo sia infinito, una grandezza inconcepibile per la mente umana. Eppure, nel nostro piccolo, ne facciamo parte in ogni istante. Attraversiamo le nostre vite quotidiane travolti da tempeste, sentimenti e sensazioni che a volte non riusciamo a spiegare o a giustificare. Siamo piccole entità disperse nell’infinito sconosciuto, ma proprio come scrivevamo in Come le stelle del cielo nel nostro primo EP, siamo convinti che tutto giri intorno all’amore e che, anche nell’oscurità più fitta, dobbiamo solo imparare a brillare insieme.

Musicalmente Universo conferma la vostra identità, ma lascia intravedere anche nuove sfumature. C’è stato qualche artista, disco o esperienza recente che ha influenzato questo brano in modo particolare?

Miosphere: Più che ascolti esterni, a influenzare il sound del brano è stata l’energia vissuta all’interno della band. L’ingresso alla batteria di Francesco “Soncio” è coinciso proprio con la lavorazione di questo EP. Ha lavorato alle ritmiche di tutta l’opera, ma crediamo che il suo contributo più importante a livello di gusto, spinta ed energia lo abbia espresso proprio su questo pezzo. Anche se le nostre strade oggi si sono divise, l’impronta e il carattere che ha saputo dare alle sessioni di arrangiamento di Universo rimangono una traccia preziosa di questo viaggio.

Se Universo dovesse rappresentare un punto di partenza, quale direzione immaginate per il prossimo capitolo dei Miosphere? Dobbiamo aspettarci che questo singolo anticipi un’evoluzione del vostro sound o è una fotografia di un momento preciso?

Miosphere: Universo è sicuramente la fotografia di una consapevolezza finale, ma per noi rappresenta anche il trampolino ideale verso il futuro. I Miosphere hanno ormai un’identità forte e un nucleo creativo molto unito, ma siamo già pronti a ripartire per una nuova missione verso lo spazio sconosciuto. Proprio nei prossimi mesi, a partire dal nostro concerto del 19 luglio al Joker LLP di Milano, salirà a bordo con noi un nuovo elemento alla batteria. Stiamo testando un’intesa fantastica con un musicista energico e preciso: questa nuova energia sarà la nostra nuova rotta, il punto esatto da cui i Miosphere ripartiranno per continuare a evolversi.

Jacopo Ortis

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