Maria Rita Cascioli: quando la cucina incontra l’eleganza

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C’è chi arriva ai fornelli per tradizione e chi, invece, ci approda quasi per caso. Maria Rita Cascioli appartiene alla seconda categoria, ma ha trasformato una scoperta inattesa in una vera professione. Perché lei non è semplicemente una chef, ma costruisce un’esperienza in cui cooking, estetica, fotografia, moda e relazione con gli ospiti diventano un unico racconto Psicologa di formazione, con un percorso che spazia dalla moda alla televisione, fino al settore farmaceutico e alla medicina estetica, oggi porta in cucina la stessa attenzione che ha sempre dedicato all’immagine e alle relazioni umane. Per lei cucinare non significa soltanto preparare un piatto, ma creare un’esperienza fatta di gusto, bellezza e condivisione. Un modo di vivere la cucina che rompe gli schemi e restituisce eleganza a un mestiere spesso raccontato solo attraverso la tecnica.

Dici di non avere età. È una provocazione?
Sono d’accordo con Einstein quando affermava che il tempo non esiste. Per questo preferisco dire che non ho età. Mi interessa molto di più l’energia con cui si affrontano le cose che il numero scritto su un documento.

Il tuo percorso professionale è stato tutt’altro che lineare.
Ho iniziato a lavorare molto presto: a diciassette anni ero già supplente alle elementari. Poi ho fatto la bartender, la babysitter, l’hostess per importanti compagnie petrolifere, la modella per Elvira Gramano e Trussardi, ho lavorato in televisione con Renzo Arbore, ho fatto qualche esperienza nel cinema, fino ad arrivare al settore farmaceutico e alla medicina estetica. Mi annoiava fare sempre la stessa cosa: ho sempre cercato nuove sfide.

Quando hai capito che la cucina sarebbe diventata la tua strada?
Proprio nel momento in cui il mio ultimo lavoro non mi dava più stimoli. La cosa divertente è che le mie competenze erano praticamente inesistenti: la prima lezione che ho imparato è stata come bloccare un tagliere sul piano di lavoro per non farmi male. Da lì è iniziato tutto. In poco tempo la cucina è diventata il momento più bello della giornata e ho deciso di trasformarla nella mia attività principale. Fra le soddisfazioni, per alcuni anni sono stata la chef personale del prof. Antonino Zichichi.

La tua formazione in Psicologia influisce sul modo di cucinare?
Assolutamente sì. Mi hanno sempre affascinato la mente umana, i bisogni e i meccanismi che guidano le persone. Anche quando cucino penso a questo: creare un momento che faccia stare bene chi ho davanti.

La tua immagine è parte integrante del tuo lavoro. Una scelta controcorrente?
Mi piace apparire, lo ammetto senza problemi. Credo che l’immagine possa comunicare energia, vitalità e cura. Mi dispiace vedere che spesso in cucina l’eleganza venga sacrificata. Le donne chef finiscono per vestirsi come gli uomini, mentre io penso che femminilità e professionalità possano convivere perfettamente.

Per questo preferisci cucinare davanti agli ospiti?
Sì, perché la preparazione del piatto fa parte dello spettacolo. Quando lavoro in una cucina a vista, i miei ospiti vedono nascere ogni portata. Osservare i gesti, le cotture e l’impiattamento rende l’esperienza molto più coinvolgente.

Stai lavorando anche a un nuovo format. Ce lo racconti?
Sto cercando una location dove realizzare eventi itineranti. Non immagino persone ferme tutta la sera allo stesso tavolo, ma ospiti che si muovono nello spazio con un piatto o un calice in mano, conversando e conoscendosi. Vorrei creare un ambiente dinamico, dove il cibo diventa il filo conduttore delle relazioni.

Che rapporto hai con i social?
Molto altalenante. So che sono uno strumento straordinario per farsi conoscere, ma non riesco a essere costante. Non mi considero un’influencer, anche se ho due profili. Quello che mi infastidisce sono i contenuti costruiti: se una persona vuole mostrare la propria bellezza non c’è nulla di male, non serve nasconderla dietro frasi filosofiche.

Moda, fotografia e cucina sembrano mondi diversi, ma nel tuo caso dialogano continuamente.
Per me sì. La fotografia mi ha sempre affascinata perché racchiude danza, recitazione ed estetica. L’obiettivo crea una dimensione speciale, una bolla nella quale puoi esprimere parti di te che spesso restano nascoste. È la stessa sensazione che provo quando cucino: anche lì si racconta una storia fatta di gusto, emozioni e bellezza.

Manuele Pereira

 

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https://www.instagram.com/ritaconceptchef

 

 

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