Un’analisi comparativa sull’adattamento cinematografico di oltre tre ore dell’Odissea: un’opera visivamente maestosa e ricca d’azione che tuttavia, a differenza del classico sceneggiato RAI del 1968, sacrifica importanti snodi letterari e storici dell’epos omerico.
1. Il Fascino Inossidabile del Mito e la Sfida del Grande Schermo
Trasporre in immagini l’Odissea di Omero è da sempre un’impresa tanto affascinante quanto insidiosa. Il viaggio di Odisseo (Ulisse) non è soltanto un’avventura per mare costellata di mostri e prodigi, ma rappresenta il pilastro fondativo della letteratura occidentale, intriso di valore storico, filosofico, antropologico e religioso. Quando la regia ha intrapreso la realizzazione del kolossal cinematografico dedicato all’eroe itacese, la sfida principale era sintetizzare oltre dodicimila versi in una struttura drammaturgica capace di avvincere il pubblico contemporaneo. Il risultato è un film imponente della durata di oltre tre ore che merita un giudizio indubbiamente positivo sul piano registico e produttivo. La regia mostra un controllo magistrale dei tempi narrativi, un uso efficace delle tecnologie visive e una capacità non comune di mantenere altissimo il ritmo drammatico dall’inizio alla fine. Tuttavia, un’operazione di questa portata non può evitare il confronto critico con l’altra pietra di paragone del genere: lo storico sceneggiato televisivo prodotto dalla RAI nel 1968, diretto da Franco Rossi con la collaborazione di Mario Bava e Piero Schivazappa.
2. Il Kolossal Moderno: Il Trionfo della Scenografia e dell’Azione
Ciò che rende la pellicola cinematografica un’opera di eccellente fattura è la scelta deliberata di puntare sulla spettacolarità e sull’impatto visivo. Il regista sfrutta a pieno titolo la grammatica del grande cinema di genere epic-fantasy, conferendo alle peripezie di Ulisse una carica dinamica travolgente:
- Scontri fisici e sequenze di combattimento: Dalla sanguinosa guerra di Troia alla drammatica riconquista del trono di Itaca, le scene di combattimento sono coreografate con un realismo viscerale e una tensione emotiva costante.
- Effetti speciali e creature mitologiche: La rappresentazione del Ciclope Polifemo, delle insidie marine di Scilla e Cariddi e delle procelle scatenate da Posidone beneficia di un impianto scenografico e visivo di prim’ordine, capace di restituire il terrore primordiale del mare e dell’ignoto.
- Ritmo narrativo incalzante: Si eliminano le pause contemplative a favore di un flusso continuo di eventi, dove il pericolo è sempre imminente e la sopravvivenza del protagonista è il motore principale dell’azione.
3. I Tagli Eccellenti: La Deprivazione del Valore Storico e Letterario
Se da un lato il taglio cinematografico garantisce una fruizione avvincente e spettacolare, dall’altro paga un dazio pesante sul piano della fedeltà filologica. Per contenere il racconto entro i limiti delle tre ore — a fronte delle circa otto ore della versione televisiva RAI — il regista ha dovuto compiere operazioni di potatura drastica che hanno mutilato scene di fondamentale valore storico-letterario:
La Riduzione Sostanziale della Telemachia
Nei primi quattro canti dell’Odissea omerica, così come nella dettagliata ricostruzione della RAI, il protagonista iniziale è Telemaco. Il suo viaggio verso Pilo da Nestore e verso Sparta da Menelao ed Elena non è un semplice riempitivo, ma una tappa fondamentale di formazione (l’archetipo del viaggio di maturazione) e una testimonianza storica essenziale dei riti di ospitalità (xenia), della diplomazia micenea e del culto degli antenati. Nel film, questa sezione viene compressa ai minimi termini, riducendo Telemaco a un ruolo prevalentemente passivo in attesa del ritorno del padre.
La Semplificazione del Pantheon Divino e dei Riti Religiosi
Nel poema classico e nello sceneggiato del 1968, gli dèi non sono semplici elementi scenici, ma rappresentano il motore metafisico del mondo greco. Il concilio degli dèi sull’Olimpo, le offerte votive, i sacrifici e le libagioni sono ritratti con profondo rispetto storico e antropologico. Il film moderno, al contrario, umanizza e sintetizza le figure divine (come la presenza tangibile di Atena o Posidone che emerge dalle onde), trasformando il complesso rapporto tra uomo e
sacro in un mero scontro di volontà tra un eroe testardo e divinità vendicative.
L’Epurazione dei Dialoghi Poetici e dei Racconti Secondari
L’Odissea è una struttura a incastro, ricca di canti narrati dai cantori (gli aedi come Demodoco alla corte dei Feaci) e di pause liriche in cui la poesia omerica si manifesta in tutta la sua bellezza solenne. Nello sceneggiato RAI, preceduto celebremente dalle introduzioni poetiche di Giuseppe Ungaretti, la parola e la pausa avevano il medesimo peso dell’azione. Il film taglia quasi integralmente questi momenti di riflessione poetica per non allentare la tensione drammatica.
4. Confronto Strutturale: Film Cinematografico vs Sceneggiato RAI (1968)
Di seguito viene presentata una sintesi comparativa che evidenzia le differenti scelte stilistiche, narrative e culturali adottate dalle due celebri trasposizioni:
| Elemento di Analisi | Adattamento
Cinematografico (>3 Ore) |
Sceneggiato Televisivo RAI (1968, ~8 Ore)
|
| Obiettivo Primario | Spettacolo visivo, intrattenimento epico, dinamismo drammatico. | Fedeltà filologica, valore divulgativo e poetico, approfondimento culturale. |
| Trattamento della
Telemachia |
Drasticamente ridotta e contratta a pochi minuti introduttivi. | Sviluppata ampiamente in molteplici episodi con grande cura dei dettagli storici. |
| Rappresentazione del
Sacro e degli Dèi |
Personificazioni visive ad alto impatto (CGI e trucchi di scena). | Presenza solenne,
metafisica e rituale, integrata nelle norme sociali greche. |
| Caratterizzazione di Ulisse | Eroe d’azione moderno, passionale, sfacciato e guerriero instancabile. | Uomo dell’ingegno (metis), sofferente, nostalgico, nobile e composto. |
| Ritmo e Linguaggio | Veloce, cinematografico, focalizzato sui climax e sugli | Teatrale, contemplativo, attento ai silenzi, alla dizione |
| Elemento di Analisi | Adattamento
Cinematografico (>3 Ore) |
Sceneggiato Televisivo RAI (1968, ~8 Ore)
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| scontri. | e ai testi classici. |
5. Giudizio Critico e Conclusioni
Non si può negare che la trasposizione cinematografica rappresenti un trionfo della tecnica e del ritmo narrativo. La regia è riuscita nell’ardua impresa di sintetizzare la complessa materia omerica in una pellicola di oltre tre ore che non conosce momenti di stanchezza, regalando allo spettatore sequenze di straordinaria bellezza scenica e un Ulisse carismatico e credibile. Tuttavia, il prezzo pagato per questo dinamismo è la perdita di quell’anima arcaica e profonda che faceva dello sceneggiato RAI del 1968 una vera e propria lezione di letteratura e civiltà classica. Se la serie della RAI rimane un monumento insuperato per chi desidera assaporare la poesia omerica nella sua completezza e nel suo rigore antropologico, il film moderno si impone come uno straordinario esempio di come il cinema sappia reinventare il mito classico in forma di spettacolo puro, conquistando anche lo sguardo del pubblico contemporaneo.
Emmanuele Paudice

