Del labirinto e altre storie…

Data:

In scena il 22 luglio 2026 al Teatro Romano di Volterra.

L’uomo ha sempre costruito labirinti, di pietra o di pensiero, per tentare di comprendere la realtà e i suoi percorsi misteriosi. Il labirinto è una forma di conoscenza, ma anche di smarrimento: non se ne esce, soprattutto quando non ha pareti definite e non si sa quando vi si è entrati. Ci si ritrova al suo interno senza accorgersene, attratti da una forza che sembra provenire da un altrove. È il palazzo dell’ascia, luogo del perdersi e del mai più ritrovarsi, architettura concepita per generare confusione e stupore. La tortuosità dei suoi percorsi rivela l’insufficienza di uno sguardo meramente razionale sul reale, che sotto un’apparente regolarità nasconde significati più complessi e profondi. Come Proteo, il labirinto muta forma, elude ogni tentativo di comprensione, si presenta come distesa di mura, slarghi, svolte, intrichi, lastricati selvatici; forse è il luogo dove riposa il mostro divorante che attende gli adolescenti sacrificali.

Negli antri si richiamano figure che non hanno mai smesso di esistere: Minosse e Pasifae, Arianna e Teseo, Dedalo e Icaro. Creature dell’immaginazione, figli della magnificenza e dell’orrore, vivono se nominati e rivivono ogni volta che indaghiamo i loro viluppi interiori. Arianna piange sulle spiagge di Nasso, Icaro precipita nella luce, Minosse siede nell’Inferno, Teseo è eroe e traditore. Nulla è stabile nel mito, e il labirinto ne è la forma più fedele. Forse è l’urna di divinità morte, ma sulla loro scomparsa non è dato sapere. Finché non ci perdiamo non c’è speranza di ritrovarci, Teseo è eroe e traditore nel “luogo dell’umano contemporaneo”, dove il labirinto è la società moderna: una rete intricata di informazioni fulminee e discordanti, in cui l’individuo si smarrisce quotidianamente.

Da queste tensioni nasce Del Labirinto e altre storie, una drammaturgia che intreccia Virgilio, Ovidio e Calvino in un dispositivo scenico complesso. Gatti e Sommaripa non citano gli autori: li stratificano. Virgilio offre la gravità dell’epica, Ovidio la metamorfosi come principio ontologico, Calvino la leggerezza come metodo cognitivo. La drammaturgia procede per torsioni, ritorni, aperture improvvise, configurando un labirinto intertestuale dove ogni citazione è una svolta e ogni silenzio una stanza segreta.

Il protagonista del Labirinto è “il guardiaporta”, figura liminale che custodisce ogni creatura all’ombra delle alte mura. È mediatore tra interno ed esterno, tra umano e mitico, tra passato e presente. La sua presenza permette allo spettacolo di articolare una riflessione sull’umano contemporaneo. Il labirinto non è più solo quello di Cnosso, ma quello della società frenetica, dove trovare punti di riferimento è una sfida quotidiana.

La regia e coreografia di Aurelio Gatti trasformano la danza in una filologia vivente. I performer: Carlotta Bruni, Elisa Carta Carosi, Lorenzo Della Rocca, Paola Saribas e Rino Di Martino, non incarnano personaggi, ma funzioni simboliche. Il corpo diventa archivio, superficie su cui si inscrivono tensioni antiche e moderne. La danza non illustra il mito: lo riattiva. Non rappresenta il labirinto: lo produce. È una filologia che traduce in gesto le tensioni concettuali dei testi antichi e moderni.

Lo spazio scenico è essenziale, ridotto, ascetico. La sottrazione permette alla luce di assumere un ruolo drammaturgico primario: ombre, tagli luminosi, geometrie effimere costruiscono un atlante di ombre che non rappresenta il labirinto, ma lo genera. È uno spazio simbolico dove la luce diventa agente narrativo e il minimalismo scenico una strategia estetica.

Del Labirinto e altre storie coniuga rigore concettuale e forza evocativa. Il labirinto emerge come figura centrale dell’esperienza umana: luogo del perdersi e del ritrovarsi, spazio del disorientamento e della conoscenza, metafora della modernità ed eco di un passato che non smette di parlare. Gatti e Sommaripa firmano un’opera che integra danza, mito, teoria e letteratura in un dispositivo scenico coerente e complesso, offrendo una riflessione profonda sulla condizione contemporanea.

Giuliano Angeletti

DEL LABIRINTO E ALTRE STORIE

da Virgilio, Ovidio e Italo Calvino
drammaturgia Aurelio Gatti e Diego Sommaripa
con Carlotta Bruni, Elisa Carta Carosi,
Lorenzo Della Rocca, Paola Saribas
e Rino Di Martino
Regia e coreografia Aurelio Gatti
MDA Produzioni Danza – Obliquo

 

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