In scena il 26 luglio in Piazza Europa per L’Estate Spezzina 2026 (La Spezia).
“Arrivano i dunque” segna un nuovo varco nell’opera di Alessandro Bergonzoni: non un semplice spettacolo, ma un esperimento di linguaggio vivente, un organismo che muta mentre lo si osserva. La scena, concepita da Bergonzoni insieme a Riccardo Rodolfi, non ospita la parola: la espone come materia instabile, la sottopone a scosse, la spinge verso quella “Crealtà”, neologismo che è insieme poetica, etica e responsabilità. La “Crealtà” non è un gioco: è la necessità di ricreare un mondo che non basta più, che non contiene più, che non consola più. È un gesto morale che precede l’estetica, un invito a immaginare un futuro di pace radicale, di accoglienza totale, di nuove percezioni.
In questo territorio Bergonzoni non è comico, né filosofo, né performer: è un costruttore di mondi, un artigiano del possibile, un cercatore di senso. La scena, essenziale come un laboratorio mentale, non illustra né accompagna: è un campo di forze. Ogni oggetto, ogni luce, ogni movimento diventa vettore che amplifica la parola, che la lancia in orbita, che la costringe a generare altre forme. Bergonzoni non recita: attraversa. Il suo corpo diventa conduttore di energia semantica, medium di ciò che di solito resta impronunciabile.
Il ritmo è quello di una mente che pensa ad alta voce, ma una mente che non si limita a ragionare: devia, inciampa, immagina, si moltiplica. Il pubblico non è chiamato a capire, ma a lasciarsi contagiare. Non si tratta di decifrare un codice, ma di abitare un campo magnetico. Gli avannotti, il sole blu, la giovane saracinesca: figure che sembrano provenire da un bestiario surreale e che invece diventano strumenti di una nuova alfabetizzazione emotiva. Bergonzoni costruisce un ecosistema di immagini che non spiegano il mondo, ma lo aprono. Ogni metafora è una porta, ogni gioco di parole un varco, ogni deviazione un atto di resistenza contro la semplificazione.
La comicità, come sempre nel suo lavoro, è un detonatore: disarma lo spettatore, lo rende permeabile, lo conduce verso territori dove il riso si trasforma in domanda e la domanda in visione. “Arrivano i dunque” è un rito laico che non offre risposte, ma allarga il campo del possibile. È un teatro che non addomestica la materia, ma la lascia bruciare; che non consola, ma accende; che non intrattiene, ma interroga. In un tempo che chiede semplificazione, Bergonzoni rivendica la complessità. In un’epoca che pretende velocità, impone deviazioni. In un mondo che vuole certezze, offre dunque: non conclusioni, ma aperture.
La sua forza più necessaria sta forse qui: ricordarci che il linguaggio non è contenitore, ma generatore; che la realtà non è data, ma da creare; che la pace non è traguardo, ma esercizio quotidiano di immaginazione.
Giuliano Angeletti
Alessandro Bergonzoni
ARRIVANO I DUNQUE
avannotti, sole blu e la storia della giovane saracinesca
di Alessandro Bergonzoni
regia Alessandro Bergonzoni, Riccardo Rodolfi
scene Alessandro Bergonzoni Photo Chiara Lucarelli
produzione Allibito

