La società delle separazioni

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Quando abbiamo smesso di incontrarci per iniziare a contrapporci? Basta un gesto, una parola o un’idea perché nasca il bisogno di giudicare o screditare l’altro. Mi domando se anche tu abbia la sensazione che, troppo spesso, ciò che ci divide finisca per avere più forza di ciò che ci unisce. Ti è mai capitato di fare o dire qualcosa che ritenevi buono e senza neanche il tempo di un respiro, qualcuno ha trovato il punto debole per dimostrare che ciò che stavi facendo o dicendo era sbagliato, inutile o inadeguato? Questo modo di vivere sembra muovere la nostra società. I popoli si schierano contro altri popoli, i partiti si dividono, i cittadini si attaccano per le più piccole cose. La separazione si diffonde come se fosse l’unica lingua che conosciamo. Tutto viene strumentalizzato per screditare l’altro, è una guerra che impoverisce l’Anima. Quando ci identifichiamo con una parte, rischiamo di cercare più facilmente gli errori di chi la pensa diversamente, invece di lasciarci incuriosire da ciò che possiamo imparare gli uni dagli altri. Così smettiamo di cercare la verità per trovare soltanto argomenti che diano torto all’altro. Rischiamo di diventare giudici severi che usano pretesti, spesso insignificanti, pur di mettere in luce le mancanze di chi ci è difronte. È una guerra silenziosa che non costruisce nulla, consuma solo energie, logora le relazioni e allontana gli esseri umani. A cosa serve tutto questo? Crea davvero benessere? Porta gioia? Trasforma il disagio in forza? A cosa serve cercare la pagliuzza nell’occhio del nostro vicino? A cosa serve credere che esista sempre un nemico da combattere? Non scrivo queste parole perché mi sento fuori da questo modo di fare così abituale. Anch’io, a volte, mi sorprendo a cercare fuori ciò che sarebbe più onesto guardare dentro di me. Ed è proprio in quei momenti che mi ricordo quanto sia facile perdere di vista ciò che conta davvero. Credo che il vero coraggio non sia dimostrare che l’altro ha torto, ma domandarci in quale modo possiamo contribuire a ridurre la distanza che ci separa, perché ogni volta che scegliamo di comprendere invece di condannare, il mondo smette, anche solo per un istante, di essere un campo di battaglia. Credo che la trasformazione non nasca dalla lotta contro qualcuno, ma dal coraggio e dalla responsabilità di guardare prima dentro di noi. Forse è proprio da quello sguardo, umile e sincero, che torna a farsi strada ciò che nessuna contrapposizione potrà mai generare: l’incontro e da esso il cambiamento.

Fiorinda Pedone

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