Addio a don Antonio Mazzi: la vita e l’eredità del prete degli ultimi
Si è spento all’età di 96 anni don Antonio Mazzi, figura simbolo dell’impegno sociale in Italia, celebre per la sua dedizione al supporto dei giovani in difficoltà e dei soggetti fragili. I suoi esequi si terranno a Milano, presso la basilica di Sant’Ambrogio.
La formazione e le prime tappe
Nato a Verona nel 1929 e ordinato presbitero nel 1955 all’interno della Congregazione dei Poveri Servi della Divina Provvidenza, don Mazzi ha orientato fin da subito il suo percorso verso le tematiche dello sviluppo giovanile e della pedagogia.
Tra gli anni ’60 e ’70 ha affinato la sua preparazione specializzandosi in psicologia e psicoanalisi tra Italia ed estero (Stati Uniti, Germania, Olanda e Israele), focalizzandosi sui temi dell’inclusione e della disabilità e promuovendo le prime strutture di accoglienza per ragazzi disabili. Il suo contributo accademico e umanitario gli è valso tre lauree ad honorem in pedagogia.
La svolta: Parco Lambro e la nascita di Exodus
Il punto di svolta del suo operato avviene nel 1979 a Milano, alla guida dell’Opera don Calabria nei pressi del Parco Lambro, allora crocevia dello spaccio cittadino. Di fronte all’emergenza della tossicodipendenza, don Mazzi risponde fondando il Progetto Exodus.
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Metodo innovativo: Ha introdotto una “pedagogia itinerante” (le celebri carovane) in alternativa ai tradizionali percorsi residenziali di recupero.
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Presidio del territorio: Ha promosso le prime unità mobili di strada e sportelli di primo ascolto nelle principali stazioni ferroviarie (Milano, Roma, Napoli).
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Evoluzione: Nel 1996 la struttura è diventata ufficialmente Fondazione Exodus, espandendosi in decine di centri, cooperative e missioni internazionali (come in Madagascar e Patagonia), affiancata dal movimento Educatori senza Frontiere.
L’impegno nei media e la visione educativa
Giornalista pubblicista e volto televisivo molto noto (con presenze storiche in programmi Rai come Domenica In), don Mazzi ha impiegato i mezzi di comunicazione di massa per veicolare il messaggio cristiano e sociale, affrontando con decisione anche le riserve degli ambienti ecclesiali più conservatori.
L’eredità morale: Fino ai suoi ultimi giorni ha lavorato per garantire il futuro della storica sede di Cascina Molino Torrette e dei suoi progetti. Lascia come insegnamento fondamentale l’idea che educare non è una semplice formula, ma un’arte guidata dalla passione.

