Medea di Euripide con Edoardo Siravo e Francesca Bianco…

Data:

In scena il 17 luglio 2026 al Teatro Romano di Volterra.

L’allestimento di Medea di Euripide firmato da Carlo Emilio Lerici per il Teatro Belli si configura come un’operazione di sottrazione consapevole che mira a riportare il mito al suo nucleo più incandescente. L’eliminazione dei personaggi secondari (Creonte, Glauce, i figli, i messaggeri) non produce un vuoto, ma una identificazione. Quello che non appare in scena continua a esercitare una pressione drammatica costante, come un campo magnetico che avvolge i tre poli rimasti, Medea, Giasone e il Coro.

In questa rarefazione, la tragedia non si disperde: si concentra, si contrae, si fa più tagliente. Ogni parola sembra pronunciata sul bordo di un precipizio, ogni gesto è carico di una necessità che non ammette deviazioni. Francesca Bianco costruisce una Medea complessa, stratificata, lontana dalla furia monolitica della tradizione: la sua figura è attraversata da fratture, esitazioni, lampi di lucidità feroce. La sua parola non è solo argomentazione, ma corpo che vibra, che si spezza, che tenta ancora (pur sapendo di fallire) di essere ascoltato. Di fronte a lei, Edoardo Siravo dà vita a un Giasone che non si rifugia nella caricatura del traditore, ma tenta disperatamente di razionalizzare l’irrimediabile. La sua retorica, così ben modulata, diventa progressivamente un’arma spuntata: più cerca di giustificarsi, più rivela la propria impotenza. Il loro confronto non è mai un vero dialogo, ma un duello di solitudini, e proprio in questa impossibilità di comunicare si annida la radice più profonda della tragedia. Il Coro, interpretato da Gabriella Casali, non è semplice commento, ma organismo vivo, presenza vigile, coscienza collettiva. Incarnando al tempo stesso la polis e lo sguardo del pubblico, il Coro diventa un dispositivo scenico essenziale: osserva, giudica, accompagna, ma soprattutto interroga. La sua funzione non è ornamentale, bensì strutturale, e la sua voce contribuisce a definire il clima morale in cui la vicenda si consuma.

L’elemento più innovativo della drammaturgia è la presenza della danzatrice, interpretata da Carlotta Bruni, figura muta che attraversa la scena nei momenti chiave. La sua prima apparizione, lieve e ipnotica, incarna la promessa di una vita possibile, un altrove desiderato ma irraggiungibile. Le successive apparizioni, sempre più spezzate e tese, accompagnano la metamorfosi del desiderio in vendetta. Nell’ultima sequenza, la danzatrice si fa ombra, spettro, residuo: è ciò che resta quando tutto è stato distrutto, l’ipostasi emotiva della tragedia, la colpa e il dolore che sopravvivono all’epilogo. L’impianto scenico e il disegno sonoro di Lerici costruiscono un ambiente che non illustra, ma amplifica: il suono non accompagna l’azione, la genera, la incrina, la sospinge. La scena, spogliata e funzionale, diventa un luogo mentale più che fisico, mentre i costumi di Francesca Pipi collocano la vicenda in un tempo sospeso, né antico né contemporaneo, un tempo del mito.

Medea di Lerici non cerca l’attualizzazione forzata, e proprio per questo risulta profondamente contemporanea. La sottrazione dei personaggi, la centralità del corpo e del suono, la presenza simbolica della danzatrice costruiscono un dispositivo scenico che parla direttamente allo spettatore di oggi, abituato a leggere il mondo attraverso frammenti, silenzi, assenze. La valente regia firma un adattamento che non tradisce Euripide, ma lo ascolta, e nel farlo restituisce alla tragedia la sua natura più autentica: quella di un rito che interroga, ferisce e trasforma.

Giuliano Angeletti

MEDEA di EURIPIDE
con
Edoardo Siravo – Giasone,
Francesca Bianco – Medea
Gabriella Casali – Coro, la Danza
costumi – Francesca Pipi
impianto scenico e disegno sonoro – Carlo Emilio Lerici
adattamento e Regia – Carlo Emilio Lerici
prodotto da TEATRO BELLI DI ANTONIO SALINES

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