Roccacinema, Castiglione del Lago. Venerdì 31 luglio 2026
Le opere d’Arte, quelle con la “A” maiuscola, superano la prova del tempo. E in questo caso, stiamo parlando di un secolo abbondante! Nosferatu di Friedrich Wilhem Murnau uscì infatti nel 1922. Capolavoro del cinema muto, vetta dell’espressionismo tedesco nonché punto di riferimento del genere horror, il film è stato riproposto con l’esecuzione della colonna sonora dal vivo nello splendido scenario della Rocca Medievale di Castiglione del Lago, nell’ambito della rassegna cinematografica estiva “Roccacinema”. Dopo il successo della proiezione di un altro capolavoro dell’espressionismo tedesco rimusicato dal vivo, Il gabinetto del dottor Caligari, avvenuta nella scorsa estate ( https://www.corrieredellospettacolo.net/2025/08/11/il-gabinetto-del-dottor-caligari-la-proiezione-del-capolavoro-del-cinema-muto-con-musiche-dal-vivo/ ), gli organizzatori (in collaborazione con l’associazione culturale perugina Metanoia) hanno pensato bene di ripetere l’esperienza inserendo non uno ma ben due appuntamenti di cinema muto rimusicato nella programmazione 2026: oltre al qui presente Nosferatu, giovedì 27 agosto sarà la volta di La corazzata Potëmkin di Sergej M. Ejzenstejn, opera semplicemente imprescindibile per gli amanti del muto. Ad eseguire la colonna sonora saranno i romani Hiverne.
Libero adattamento del Dracula di Bram Stoker, di cui riprende la storia cambiando alcuni dettagli (come i nomi dei personaggi e i riferimenti geografici), Nosferatu è una delle prime e più celebri discese agli inferi operate dal Cinema. La storia si svolge nella prima metà dell’Ottocento nell’immaginario borgo di Wisborg. Inviato nei Carpazi dal suo ambiguo e inquietante titolare Knock a seguito di una misteriosa lettera ricevuta, il giovane agente immobiliare Hutter si reca al castello del conte Orlok per concludere la compravendita di una casa a Wisborg (l’edificio disabitato e fatiscente che si trova proprio di fronte alla casa di Hutter). In realtà, Orlok è il vampiro Nosferatu, il non morto, che si nutre del sangue delle sue vittime umane e dorme in una bara riempita con terra maledetta e contaminata dal morbo della peste. Il suo progetto è raggiungere Wisborg per diffondere il contagio e succhiare il sangue di Ellen, la bella moglie di Hutter; a tale scopo, riesce a imbarcarsi in una nave diretta verso la sua meta nascondendosi in una delle bare che ha fatto spedire (le altre contengono terra contaminata e topi). Dopo aver scoperto la vera natura di Orlok e i suoi propositi, Hutter ingaggia una vera e propria corsa contro il tempo per tornare a Wisborg prima dell’arrivo del Male, e mettere così in salvo la sua amata e i concittadini (uno dei quali, il suo titolare Knock, è il fedele alleato di Orlok). L’unico modo per sconfiggere il vampiro, che nel frattempo è riuscito a diffondere la peste in paese, è far sì che rimanga esposto alla luce del sole…
In decenni di dibattiti, studi e analisi, su Nosferatu è stato scritto e detto di tutto, e sono state fornite le interpretazioni più varie, in particolare sul presunto significato metaforico della figura del conte Orlok e della pestilenza di cui è portatore (per citare un paio tra le varie letture proposte: si tratta di riferimenti alla disastrosa prima guerra mondiale appena conclusasi e alle macerie economiche e sociali che ha lasciato? Oppure alla Rivoluzione d’Ottobre russa del 1917?). Ma un punto fermo c’è: il valore artistico dell’opera, “faro” per il genere horror e per tutto il cinema in generale. Un’opera innovativa per l’uso degli esterni (all’epoca assai raro), per le citazioni pittoriche (in particolare del pittore romantico Caspar David Friedrich), per i riferimenti alla Natura (le varie specie animali mostrate, i paesaggi), per alcune trovate tecniche (come l’utilizzo delle immagini in negativo, che rendono ancora più inquietanti le ambientazioni), per la capacità di creare suspense (le apparizioni di Orlok, il suo viaggio in nave). L’espressionismo portato al suo massimo livello e superato.
Preceduta da una breve introduzione della professoressa Lucia Annunziata – omonima della giornalista -, che ha fornito un interessante inquadramento storico-artistico dell’opera, la proiezione del film (della durata di 94 minuti, versione restaurata nel 2006 fornita dalla Cineteca di Bologna) è stata accompagnata dalla partiture musicali eseguite da Gianfranco De Franco, polistrumentista, musicologo e musicoterapeuta, artista molto attivo in ambito teatrale. Avvalendosi di tastiere e strumenti a fiato (flauto, sax e clarinetto), De Franco ha creato un’atmosfera ansiogena e onirica che ha commentato a dovere le immagini del film, senza momenti di cedimento.
Vedere un film muto sul grande schermo, per di più in edizione restaurata e con accompagnamento sonoro dal vivo, è un’esperienza emozionante e unica che rende giustizia allo splendore del periodo pionieristico della Settima Arte, riportandolo a nuova vita.
Francesco Vignaroli
Si ringrazia il Cinema Caporali per l’ospitalità

