In scena il 20 luglio 2026 per “Fondazione Gaber – il luogo del pensiero” al Teatro Eden di Viareggio.
In Operaccia Satirica: Onora i padri e paga la psicologa, Paolo Rossi torna a praticare il suo teatro più autentico: un dispositivo scenico povero e anarchico, dove la biografia diventa materia comica e la comicità diventa, quasi per contraccolpo, un atto di resistenza civile. L’Operaccia, termine che Rossi usa da anni per definire le sue forme spurie, irregolari, volutamente “basse”, si presenta qui come un ibrido fra confessione terapeutica, cabaret musicale e rito collettivo di memoria.
La struttura drammaturgica è dichiaratamente instabile: Rossi dialoga con la psicologa (Caterina Gabanella), che funge da specchio critico e da detonatore narrativo, mentre i musicanti Emanuele Dell’Aquila e Alex Orciari costruiscono dal vivo una colonna sonora che non accompagna soltanto, ma interferisce, commenta, devia, amplifica. La musica diventa un secondo inconscio, un controcanto emotivo che sostiene e sabota il protagonista, restituendo al pubblico la sensazione di assistere a un processo creativo in atto, non a un prodotto finito.
Il cuore del testo è la dialettica fra ricordo e invenzione. Rossi convoca i suoi maestri – veri, presunti, romanzati – e li trasforma in figure mitiche e grottesche, in antenati teatrali che abitano la scena come presenze intermittenti. La memoria non è mai nostalgia: è un materiale da smontare, contaminare, ridicolizzare, per poi restituirlo al pubblico come gesto di gratitudine e dissacrazione insieme. In questo senso, l’Operaccia si colloca nella tradizione del teatro popolare italiano, da Dario Fo alla Commedia dell’Arte, ma ne aggiorna la grammatica attraverso un uso spregiudicato del linguaggio: storpiato, contaminato, volutamente “sporco”, eppure sorprendentemente limpido nella sua capacità comunicativa.
Il dispositivo terapeutico, che potrebbe apparire un espediente comico, diventa invece un motore epistemologico: la scena è lo spazio in cui il comico tenta di ricostruire un’identità frammentata, di dare forma a un passato che esiste solo nell’atto di essere raccontato. La psicologa non cura: ascolta, e nel suo ascolto costringe Rossi a un esercizio di verità che è sempre anche un esercizio di finzione. Il debito economico verso la terapeuta, dichiarato con ironia diventa metafora di un debito più profondo: quello verso la propria storia, verso i propri maestri, verso il pubblico che continua a chiedere senso in un mondo percepito come ingovernabile.
La drammaturgia, non è soltanto un monologo comico: è un tentativo di orientamento. Rossi lo dice esplicitamente: quando ci si smarrisce, l’unica direzione possibile è perdersi ancora di più, ma dentro le storie. Cantare, ridere, ballare: non come evasione, ma come forma di sopravvivenza. Il teatro diventa così un luogo di riaggregazione comunitaria, un laboratorio di resistenza emotiva e politica.
Dal punto di vista performativo, Paolo Rossi conferma la sua capacità di oscillare fra improvvisazione e controllo, fra affabulazione e confessione, mantenendo costantemente aperto il patto con il pubblico. La sua presenza scenica è quella di un narratore antico e contemporaneo, capace di trasformare il caos in ritmo e la fragilità in energia comica.
Operaccia Satirica è un’opera che sfugge alle categorie: non è stand-up, non è teatro di narrazione, non è cabaret, e tuttavia contiene elementi di tutti questi linguaggi. È un atto di libertà formale e politica, un teatro che non pretende di guarire ma di condividere la ferita, trasformandola in canto. E, come spesso accade nel lavoro di Paolo Rossi, la leggerezza è solo la superficie di una profondità che continua a risuonare molto dopo l’ultima risata.
Giuliano Angeletti
Operaccia Satirica: Onora i padri e paga la psicologa
Una produzione AGIDI
di e con Paolo Rossi
con Caterina Gabanella
con i musicanti Emanuele Dell’Aquila e Alex Orciari

