Cheval Blanc Paris: quando l’hotel diventa un’opera d’arte

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Nel cuore di Parigi, affacciato sulla Senna, Cheval Blanc Paris è molto più di un hotel di lusso. È un progetto artistico abitabile, dove architettura, arte contemporanea, design e savoir-faire artigianale si incontrano per costruire una nuova idea di ospitalità.

Ci sono hotel nei quali l’arte è una presenza discreta, affidata a qualche quadro appeso alle pareti. E poi ci sono luoghi nei quali l’arte diventa parte dell’architettura, accompagna il visitatore, ne orienta lo sguardo e finisce per definire l’identità stessa dell’edificio. Cheval Blanc Paris appartiene decisamente alla seconda categoria.

Affacciato sulla Senna, all’indirizzo 8 quai du Louvre, l’hotel occupa una parte dell’edificio storico della Samaritaine, progettato da Henri Sauvage nel 1928 e profondamente legato alla stagione dell’Art Déco parigina. La sua rinascita contemporanea è stata affidata all’architetto Edouard François per il progetto architettonico e a Peter Marino per gli interni. L’idea di Marino non è stata quella di creare il tradizionale décor di un albergo, ma di immaginare una sorta di grande appartamento privato parigino, sofisticato e personale, nel quale ogni oggetto sembra avere una ragione per trovarsi esattamente lì.

È questa forse la caratteristica più affascinante di Cheval Blanc Paris: non sembra una galleria d’arte, e proprio per questo riesce a esserlo. Le opere non sono isolate dal resto dell’ambiente, ma entrano in relazione con marmi, metalli, tessuti, mobili, luce e architettura. Il risultato è un universo nel quale arte e vita quotidiana si sovrappongono continuamente.

Un edificio storico trasformato in una tela contemporanea

screenshot copyright IG@chevalblancparis
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Prima ancora di entrare, l’edificio racconta una storia. La facciata della Samaritaine conserva il carattere geometrico e monumentale dell’Art Déco, mentre gli interventi contemporanei cercano di instaurare un dialogo con quella memoria senza trasformarla in un semplice esercizio nostalgico.

screenshot copyright IG@chevalblancparis
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La filosofia di Cheval Blanc è infatti quella di far convivere patrimonio e contemporaneità. La Maison parla di una vera e propria “rinascita Art Déco”, resa possibile anche dal lavoro di marmisti, doratori, fabbri e altri maestri artigiani. Non è dunque soltanto l’architetto a costruire l’identità dello spazio: dietro ogni superficie si trova una rete di competenze manuali e di mestieri.

E sulla facciata questo dialogo raggiunge una delle sue espressioni più spettacolari.

screenshot copyright IG@chevalblancparis
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Jean-Michel Othoniel: l’arte incontra la città

A Jean-Michel Othoniel è stato affidato uno degli interventi artistici più importanti dell’intero progetto: l’opera che dialoga direttamente con la facciata della Maison.

La scelta è significativa. L’opera non è destinata soltanto agli ospiti dell’hotel: appartiene anche alla città, allo sguardo dei passanti e al paesaggio urbano. L’arte, in questo caso, non viene nascosta all’interno di uno spazio esclusivo, ma diventa parte della relazione fra Cheval Blanc e Parigi.

È un principio che riassume bene l’intero progetto: l’hotel non vuole separarsi dalla città, ma costruire un nuovo modo di guardarla. Dalle finestre, dai materiali, dalle opere e dagli spazi comuni, Parigi continua a entrare nella Maison.

Frank Gehry e il cavallo che sembra prendere vita

screenshot copyright IG@chevalblancparis
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Se c’è un’opera capace di condensare lo spirito di Cheval Blanc Paris in un’unica immagine, è il cavallo realizzato da Frank Gehry.

Commissionata appositamente per la Maison, la scultura è una presenza quasi teatrale. Cheval Blanc sottolinea come, osservata da differenti punti di vista, sembri acquistare vita. È un dettaglio tutt’altro che casuale: il cavallo non è semplicemente un oggetto prezioso inserito nell’ambiente, ma una presenza capace di modificare la percezione dello spazio.

Gehry, celebre per le sue architetture dalla forte componente scultorea, porta così all’interno dell’hotel una delle sue qualità più riconoscibili: la capacità di trasformare la materia in movimento.

E il cavallo diventa quasi una metafora della Maison stessa. Un edificio storico che non viene congelato nel passato, ma che cerca continuamente di muoversi fra memoria e contemporaneità.

Peter Marino e l’idea dell’hotel come casa di un collezionista

Gran parte del carattere di Cheval Blanc Paris nasce però dalla visione di Peter Marino.

L’architetto ha scelto di lavorare sugli interni come se stesse progettando la residenza di un raffinato collezionista. Mobili realizzati su misura, opere d’arte, oggetti vintage e pezzi contemporanei convivono senza seguire rigidamente la logica di un museo.

È un ambiente eclettico, ma non casuale.

Fra le opere presenti compaiono lavori di Vik Muniz e Sonia Delaunay, mentre le creazioni di Philippe Anthonioz e del duo François-Xavier e Claude Lalanne introducono un’altra dimensione, sospesa fra arte, scultura e design.

Il principio sembra essere quello della casa privata: non una successione di ambienti decorati secondo un unico stile, ma una collezione costruita nel tempo, fatta di passioni, scoperte e accostamenti inattesi.

È proprio questa stratificazione a rendere l’esperienza interessante. Non si visita Cheval Blanc Paris come si visita una mostra, ma si scoprono le opere quasi per caso, attraversando gli spazi.

Sophie Mallebranche: quando una scala diventa un’opera

Fra gli interventi più sorprendenti c’è quello di Sophie Mallebranche, artista conosciuta per il suo lavoro sul metallo tessuto.

La sua grande scala, che accompagna il percorso dalla galleria d’ingresso verso il Dior Spa, ha una funzione architettonica precisa, ma al tempo stesso appare come una gigantesca installazione. Il metallo viene trattato quasi come un tessuto, acquistando leggerezza e luminosità. Le suggestioni industriali rimandano ancora una volta all’Art Déco, creando una connessione fra la storia dell’edificio e una sensibilità contemporanea.

È un esempio perfetto della filosofia di Cheval Blanc: l’arte non deve necessariamente occupare una parete. Può essere una scala, una ringhiera, una superficie, una luce.

E può essere qualcosa che si attraversa.

Ingrid Donat e la seduzione del bronzo

Anche Ingrid Donat lavora sulla materia e sulla relazione fra arte e architettura.

I suoi elementi in bronzo dorato, caratterizzati da motivi traforati, riprendono il vocabolario geometrico dell’Art Déco. Collocati nella galleria che accoglie gli ospiti all’uscita degli ascensori, dialogano con il marmo e con gli altri materiali dell’ambiente.

Qui il bronzo non è soltanto una superficie preziosa: è una materia capace di catturare la luce, creare ombre e cambiare aspetto durante il passaggio degli ospiti.

Ancora una volta, quindi, l’opera non si limita a essere guardata: partecipa all’esperienza dello spazio.

I Lalanne e il confine sottile fra arte e design

Uno dei capitoli più affascinanti della collezione è quello dedicato a Claude e François-Xavier Lalanne, la coppia di artisti francesi celebre per le proprie sculture e per un universo nel quale natura, animali, arredamento e surrealismo si incontrano.

Nella grande suite Quintessence, le loro creazioni contribuiscono a trasformare gli interni in una sorta di cabinet de curiosités contemporaneo. Architectural Digest ha evidenziato in particolare gli arredi in bronzo e la scala sinuosa realizzata per la suite, attribuita a Claude Lalanne e indicata come l’ultima opera da lei realizzata.

La presenza dei Lalanne è particolarmente significativa perché mette in discussione una distinzione ormai sempre più fragile: dove termina il mobile e dove comincia la scultura?

È una domanda che attraversa tutto Cheval Blanc Paris.

Sonia Delaunay, Vik Muniz e la collezione come racconto

Il percorso artistico non si esaurisce nelle grandi opere monumentali.

Le litografie di Sonia Delaunay, le opere di Vik Muniz, i lavori di Philippe Anthonioz e altri elementi d’arredo e di design contribuiscono a creare quella che la Maison definisce una sorta di atmosfera residenziale. Il dossier ufficiale cita anche il grande dipinto blu di Georges Mathieu, le creazioni di André Dubreuil, le opere di Lison de Caunes e il lampadario di Laurence Montano.

È qui che Cheval Blanc si distingue da un hotel semplicemente “decorato bene”.

Non esiste un solo linguaggio artistico.

Ci sono modernismo e avanguardia, geometria e materia, pezzi storici e creazioni contemporanee. È una collezione volutamente eterogenea, simile a quella che potrebbe appartenere a un grande collezionista privato.

L’artigianato come forma d’arte

Forse, però, il vero elemento distintivo di Cheval Blanc Paris non è soltanto la quantità di artisti coinvolti. È il modo in cui arte e artigianato vengono messi sullo stesso piano.

Marmi, metalli, legni, tessuti, cuoio e superfici lavorate a mano diventano parte integrante dell’esperienza. Il progetto coinvolge una ventina di tipologie di marmo, cuoio, pergamena e pitture patinate a mano, insieme a lavorazioni artigianali realizzate appositamente per gli spazi.

Questa attenzione al savoir-faire francese impedisce all’hotel di diventare semplicemente un esercizio di lusso contemporaneo. La ricchezza non è soltanto economica: è soprattutto materica, culturale e manuale.

Ogni superficie sembra chiedere di essere osservata da vicino.

Un museo nel quale si può dormire

È forse questa la definizione più interessante per Cheval Blanc Paris: un museo nel quale si può dormire, ma che non vuole sembrare un museo.

Qui l’ospite non segue un percorso prestabilito. Non ci sono sale numerate né didascalie davanti a ogni opera. L’arte emerge dal quotidiano: è nella scala che si percorre, nella scultura che si incontra entrando, nel mobile che accompagna una conversazione, nel bronzo che riflette la luce, nel dipinto che compare in un salone.

L’obiettivo di Peter Marino sembra essere proprio questo: creare non un semplice décor, ma un universo. Un luogo abitato, nel quale architettura, arte e vita siano inseparabili.

E forse è proprio qui che Cheval Blanc Paris trova la sua identità più forte.

Non nell’ostentazione del lusso, ma nella capacità di trasformare il lusso in esperienza estetica.

Fra le pareti della storica Samaritaine, Parigi torna così a essere quello che è sempre stata: una città nella quale arte, architettura, moda e artigianato si incontrano continuamente.

Cheval Blanc non cerca di replicare questa storia.

La mette in scena, la colleziona e, soprattutto, la fa abitare.

https://www.chevalblanc.com/

Filly di Somma 

 

 

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