A volte la persona che vediamo in fotografia è molto più sicura di quella che si nasconde dietro l’obiettivo. Giulia Bizzotto lo sa bene. Perché dietro shooting, passerelle, eventi e immagini che raccontano femminilità ed eleganza c’è una donna che, ancora oggi, convive con una certa timidezza e con quella sensazione di non essere mai abbastanza. È proprio questo contrasto a rendere interessante il suo percorso: la ragazza che nel 2017 iniziava quasi per caso a frequentare il mondo dei concorsi oggi è diventata anche giurata, madrina, volto di eventi e protagonista di nuovi progetti. Ma la Giulia di oggi, dice lei, non è poi così diversa da quella di allora. Ha semplicemente imparato a conoscersi un po’ di più.
Nel 2017 cominciava un’avventura che probabilmente non avevi programmato. Quanto è cambiata quella Giulia?
Non poi così tanto. Sicuramente ho acquisito maggiore consapevolezza. Ho imparato ad accettarmi, a conoscermi e soprattutto a volermi bene. E penso che il cambiamento più importante non sia stato estetico, ma emotivo. La timidezza, per esempio, è ancora lì. Quando devo iniziare uno shooting, scattare fotografie o girare contenuti importanti, c’è ancora quel piccolo timore di non essere abbastanza.
Eppure davanti a una macchina fotografica sembri tutt’altro che timida.
È una delle mie contraddizioni. Io sono un po’ un motore diesel: ho bisogno di tempo per partire. Mi scaldo lentamente e poi, alla fine, finisce sempre che mi diverto. Credo che la timidezza faccia parte del mio carattere e oggi ho imparato a non viverla più necessariamente come un limite.
Nel frattempo sei passata anche dall’altra parte della passerella: oggi ti capita di essere giurata nei concorsi di bellezza. Cosa cerchi in una ragazza?
Prima di tutto l’eleganza. Per me è ancora l’elemento capace di rendere davvero affascinante una donna. Ma non mi fermo all’aspetto fisico. Guardo come una ragazza si pone, come parla, come si relaziona con gli altri e soprattutto come si comporta quando pensa di non essere osservata. È lì che spesso emerge la persona vera.
Quindi la bellezza non basta.
Può catturare uno sguardo, certamente. Ma sono l’educazione, la personalità, la sensibilità e il modo in cui ci poniamo verso gli altri a lasciare qualcosa. Oggi, proprio perché ho vissuto quel mondo in prima persona, penso di poter riconoscere anche quello che c’è oltre l’immagine.
La tua immagine, invece, continua a essere molto presente tra shooting, eventi e social. È ancora un gioco?
Sì, e vorrei che rimanesse tale. Mi piace farmi fotografare, mi piace vedere una bella fotografia e mi piace curare la mia immagine. È una passione per l’estetica, non qualcosa che deve definire tutta la mia persona. Nel corso degli anni ho partecipato a shooting, eventi sportivi e motoristici e anche a occasioni importanti come madrina. Alcune esperienze, però, hanno avuto per me un valore particolare.
Quali?
Quelle legate alla solidarietà. Gli eventi benefici sono quelli che mi rimangono più dentro, perché permettono di incontrare persone e famiglie che stanno vivendo situazioni difficili. A volte sono storie di bambini e ragazzi. E quegli incontri ti ricordano quanto sia importante fermarsi, ascoltare e non dare nulla per scontato.
E i social? Ti hanno dato tanto, ma hai anche cambiato il tuo modo di viverli.
Assolutamente. Sono strumenti potentissimi: possono essere pericolosi se usati senza etica e rispetto, ma possono anche veicolare messaggi bellissimi. Io oggi credo molto più nella qualità di ciò che condividiamo che nella quantità di ciò che mostriamo.
C’è qualcosa che oggi non rifaresti?
Probabilmente raccontare troppo della mia vita privata. Ho capito che non tutto deve necessariamente essere condiviso. Ci sono persone che, purtroppo, sembrano più interessate alle nostre difficoltà che ai nostri successi. E poi c’è quella dinamica del “pubblico la foto con lei così la gente vede”. L’ho fatto anch’io, ma a lungo andare non mi ha fatto bene.
Invece c’è qualcosa che vorresti vedere di più sui social?
La solidarietà femminile. Un complimento sincero, un incoraggiamento, una parola gentile non ci impoveriscono. Al contrario, possono regalare una giornata migliore a qualcuno. Mi piacerebbe parlare molto di più di questo.
Oggi sei anche una mamma e una lavoratrice. Come riesci a tenere insieme mondi apparentemente così diversi?
Con un po’ di organizzazione e imparando a scegliere. Il mio lavoro occupa una parte importante delle mie giornate e la famiglia viene prima di tutto. Anche per questo non accetto automaticamente ogni proposta: deve essere qualcosa che possa convivere con la mia vita e con il tempo che voglio dedicare a mia figlia.
E se guardi avanti, cosa vedi?
Non penso a una vita perfetta. Penso a una vita piena. Piena di amore, famiglia, nuove esperienze e magari qualche altra sfida. Mi immagino con un figlio in più, con la mia Emily ormai diventata una signorina e accanto a un uomo capace di abbracciare la nostra smisurata voglia di amore.
Quindi la Giulia del 2017 e quella di oggi sono davvero così simili?
Sì. Solo che oggi quella ragazza si conosce un po’ di più. E soprattutto, si vuole un po’ più bene.
Manuele Pereira

